18 giugno, 2009
La chiesa.
17 giugno, 2009
Kea.
16 giugno, 2009
Calimera.
14 giugno, 2009
13 giugno, 2009
Diamanti e stendini.
Niente è più prezioso. Si è dormito un pò di più, non molto, con la tonnellata di cose d fare, le pagelle, i libri delle vacanze, le cose, i giri. In anticipo comunque, su una rutilante tabella di marcia di questo ultimo giorno delle vacanze vere, quelle bianche e azzurre, quelle della crema solare, dei tuffi, del vento e delle onde. La calma della mattina presto nella casa in collina, si sorseggia insieme al caffelatte, col gatto che si struscia, le rose un pò passate ma meravigliose lì sul tavolo, un mazzo di lavanda che ogni tanto strofini e annusi, le ultime notizie, un foglietto dove scrivere le cose da fare, per non dimenticarne nessuna. Fuori, un profumo di menta e gelsomino, un sole brillante, che illumina il pratino tagliato di fresco e di fresco innaffiato, come se vi si fosse rotta una collana di diamanti, per dire, e sparse le pietre ovunque, luccicanti. Tutta questa poesia è lievemente alterata dallo stendino , che volgarità, dove l'ennesima lavatrice prima della partenza aspetta di asciugare, e il cinguettio delle cinciallegre è appena appena disturbato dall'odioso rumore della centrifuga di un'altra lavatrice che sorveglio, e che mi accingerò testè a stendere essa pure. Così, in questa beata calma apparente prima del delirio completo, meglio che finisca in fretta la colazione, che lasci perdere rose e lavande, diamanti e cinguettii, che tralasci con grazia immagini di romantica semplicità e, tacabanda, mi dia un mossa. Ben meglio sarà.11 giugno, 2009
La fine.
Ma come, non è cominciata solo l'altroieri? Non è due giorni fa che è iniziata? No, bellezza, sono nove mesi o giù di lì, nove mesi di sveglie, carrucole per tirarli sù, giustifiche, libri dimenticati, voti, note, udienze che odio con tutta l'anima, quaderni, spartiti, ripassi, quei dannati PromessiSposi nelle vacanze di Natale, fogli da disegno che non compro mai quelli giusti, compassi e dizionari. Fine. da oggi pomeriggio, signori miei, si conclude questo delirio. Un giorno memorabile, dacchè di vera e propria seratona si parla, concerto sulla pubblica piazza e poi domani la cena di classe e poi ancora e ancora e ancora. E oggi, il Knit Cafè, l'ultimo per la Scrivente prima dell'estate. Insomma, c'è da fare. Noi qui ci si è organizzati per bene, si cerca di ammucchiare da qualche parte cose e cose da portare via, in vacanza, sono giorni che si stilano elenchi ben attenti a non dimenticare niente di indispensabile ed insostituibile, il piano ferie di questa scintillante famigliola è cosa da studiare con attenzione a tavolino, che la Chrysler di Marchionne è una partita a rubamazzo. Ben perciò, la fine della scuola arriva giust'appunto come una benedizione, ecco una cosa cui non dovrò più pensare da domani, da oggi, anzi, da questo preciso istante che è l'ultimo giorno di scuola e che domani dormiranno finalmente e io non dovrò chinarmi sui loro letti con baci e pazienza prima, e poi sgolarmi dalle scale, Siete Svegli??? Insomma, si starà meglio. Ma. C'è sempre un ma alla fine di ogni anno, è vero, appena iniziata si aspetta che finisca, ma poi, alla fine, si è contenti sì, ma di quella contentezza che non si chiama proprio felicità, di quella allegria controllata, sì, finisce la scuola, va bene, però un pò mi dispiace e poi quei tigli lì davanti lungo il viale, che mi ricordano gli stessi delle elementari, quando uscivano col grembiulino e le trecce, dovrebbero farli fiorire a dicembre, i tigli, e sarà per quello che li associo sempre alla fine della scuola e a un pò di malinconia, un pochino mi dispiace, non so bene come e perchè, ma mi dispiace e forse, dico forse, un pò dispiace anche a loro, e sono certa che sia così, ma loro non me lo diranno mai ma io so, loro sanno che io so, e allora va bene.10 giugno, 2009
Sassolini.
07 giugno, 2009
Alghe.
Mucchio selvaggio.
04 giugno, 2009
Misery non deve morire.
03 giugno, 2009
Wool & The Gang.
Testè inaugurato a New York questo knitting bar. Notizia trovata su Elle di giugno. In uno di quei pomeriggi dove ti riprometti di fare solo cose frivolissime, provando una lezione alla Princi che mi dicono Ma Fino A Quando La Chiamerai Princi e io Fino Al Compimento Del Trentottesimo Anno D'Età. Uno di quei pomeriggi in cui ti illudi di non avere un bel niente da fare, abile come sei ad accantonare con grazia e dire Questo Lo Faccio Dopo, Domani, Fra Un Anno, Chissà. Nessuna transumanza in vista, forse una seratona in programma questa sera, l'inaugurazione della Piazzetta tutta nuova di marmo e alabastro e tutta tempestata di mosaici e statue e archi e santuari e palazzi e minareti e basiliche e scalinate. Uno di quei pomeriggi in cui butti un occhio distratto alla pila di magliette da riporre nell'armadio, al cartello che hai appiccicato sul muro O Vi Prendete le Cose O Le Butto Via, a quel riordino armadi che hai rimandato da giorni, a quello schema che vuoi provare e non hai testa, che forse è ora di pensare seriamente alle cose da portare in vacanza, che di giri e voli e incastri e partenze e arrivi e incontri ce ne saranno una tonnellata, e allora, ma allora e quindi, ma guarda fuori che bel sole che c'è, e che profumo di tiglio e il grano verzolino, e le finestre spalancate e le rose e i fiori. E con tutto questo, la collina lì fuori, la Fanciulla che suona che domani ha l'esame, il sole e il venticello, che tempo sarà mai sprecato, sprecatissimo, se usi questo pomeriggio a riordinare pile di maglie, indovinare di chi sono le mutande di Superman che giacciono da giorni nella cesta delle cose stirate, e allora, e perciò, fai cose frivole, e leggi sciocchezze, che vanno i costumi con gli anelli e le zeppe di corda, e pensa seriamente quel copricostume tricot che ti piace tanto, e a quanto ti sarebbe piaciuto essere all'inaugurazione di quel knitting bar in Bond Street, o di possedere quel kit con i ferri di legno e bambù, e leggi e cincischia e ciondola e ozia, che di casa in disordine non è mai morto nessuno.
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