Lavo i piatti.

A mano.
Con la spugna a cuoricini che ho comprato da Tiger.
Col detersivo alla menta.
Con l'acqua tiepida.
Insapono per bene, nel lavello viola e li sposto nel lavello arancione.
Poi sciacquo con cura, accarezzandoli quasi, e li metto ad asciugare lì vicino, su uno strofinaccio pulito, ricamato da me.  Dai Diamanti Non Nasce Niente, c'è scritto.

Lavo i piatti a mano pur avendo una lavastoviglie per mille coperti, superelettronica, supersilenziosa, supertutto.

Lavare i piatti è una specie di terapia, mi sono sempre offerta di lavare i piatti io, nelle vacanze con le amiche, nelle feste dove ognuno porta qualcosa, nelle riunioni di famiglia che non si fanno più, la mia famiglia di origine si è disintegrata da un bel pezzo, e che grandissima invidia ho per quelli che ce l'hanno ancora.

Mi isolo così.
Rifletto così.
Non so per quale principio filosofico, non so per quale perversione, lavo i piatti e penso, come se tutto quello che succede oltre il lavandino non sia affar mio, Sto Lavando I Piatti, Non Vedi?
Penso.
Mi faccio delle domande, risposte non ne trovo nessuna, ma faccio finta di averle, le scelgo con cura nello Scaffale delle Risposte, e le faccio mie, plausibili, opportune, giuste.
E giuste non lo sono mai.

Cerco di cambiare atteggiamento, così come cambio il rossetto, i sandali flat color del cielo che ho comprato due giorni fa e che non ho ancora avuto modo di mettere, color del cielo quando il cielo è bello, non quando è minaccioso e rabbioso e pieno di lampi, che tanto a me piace, non è quello, turchesi, ecco, non color del cielo col temporale. Ma cosa c'entra.

Cambio atteggiamento e faccio finta.
Mi sorprendo a guardare lontano, non le ortensie, non il cancello, ma più in là.
Lavoro a un bel progetto che nascerà a ottobre.
Esco pochissimo
Mi scruto al mattino nello specchio, Allora, Che Giorno Vorrai? 
Normale.
Un giorno liscio e senza intoppi, senza i pensieri che mi schiacciano, senza l'incertezza e la malinconia, senza niente. Senza quella sensazione terribile che ho ancora, da un pò di giorni in qua, e che credevo sconfitta, quella di correre correre e di non arrivare mai da nessuna parte, come nei sogni, quando cerchi di aprire una porta e ti si spezza la chiave, o di fare una telefonata e non ti riesce mai, o di uscire dal mare e nuoti nuoti e la riva è sempre più distante. Hai Mai Provato? Ecco, quella lì.

Voglio dei giorni semplici, perfino noiosi, mi concentrerò, ci metterò tutta la volontà e l'impegno, stufa di essere una donnicciola da niente, che si lamenta,che non trova la strada, la soluzione, il significato, che si commisera,  PoverettaMe.

Sciacquo per bene i piatti belli a forma di cuore, i piattini piccoli di ZaraHome, doso alla perfezione il detersivo che ha un colore così bello, i prossimi sandali color DetersivoDeiPiatti, i pensieri li mescolo alla schiuma leggera, se ne vanno con l'aroma della menta, e scivolano giù dal lavandino, gorgogliando nello scarico, lavo i piatti per non pensare o per pensare meglio, e tutti a chiedermi PerchèLaviIPiattiAMano.

non saprei spiegare.


Commenti

Creativando ha detto…
Ottima terapia, succede anche a me...
Ciao!
Rita

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