02 febbraio, 2015

Se mai, il sole.

Se solo sapesse.
Se solo potesse.
Se solo potessi io.

Che bel sole che c'è.
E' già dal mattino che lo sai, Ci Sarà Il Sole, già dai colori, già dall'aria, già dal profumo, non so.
E' inverno secco e sembra primavera appena, me lo hanno detto le viole dell'aiuola.

Potesse il sole restare sempre lì dov'è. Potesse sempre essere una mattina come questa qua, una data tonda, zero due zero due, ma da quando guardo i numeri, da mai, credo, io e i numeri non andiamo troppo d'accordo, mi piace solo il nove, odio il sette, anche l'ottantotto non è male, già il fatto che li scriva in parola la dice lunghissima.

Ho voglia del sole di questa mattina e di tutto quello che mi porterà, ho voglia di questo mese sciocco che è febbraio, detesto il carnevale e ogni sua manifestazione più sottile, ma adesso ho voglia di questi giorni di luce chiara, nevicherà, dicono, e chemmimporta, dico io, se ha da nevicare lo faccia pure, sarà bello anche a febbraio.

Ho voglia di imparare delle cose nuove, a star tranquilla,per esempio, a fermarmi un pò, che lo dico sempre e non lo faccio mai, magari mi fermo nel senso che son seduta, ma i miei pensieri, quelli, come fai a fermarli.
Ho voglia di sentirmi come mi devo sentire, come mi merito di sicuro, come deve essere e come sarà.
Di sicuro.

Mi faccio dei promemoria, scrivo con la stilo e l'inchiostro viola, e il pennino spesso perchè è così che mi piace, scrivo bigliettini che mi appiccico un pò dovunque per casa, per ricordarmi di stare bene, per ricordarmi le cose belle che sono tante, per ricordarmi di me.
Che è la parte che mi dimentico più spesso.

Che nevichi, gràndini e faccia quello che più desidera al mondo, io resto qui a fare le mie faccende, i miei progetti, le mie idee bislacche che prendono forma, i miei scritti senza senso, le mie leggende quasi vere. Resto qui con i miei pensieri, filtrati il più possibile, con il filtro del thè, quello a forma di fragola, e quale sennò. Quello che resta è una bevanda gradevole, alla fine, che sa di arancia e cannella come il thè che preferisco,  e di cose passate che non fanno più male, di vecchie ferite dimenticate, di tristezze che non vorrei più vedere nemmeno da che parte sono voltate.

Non sarà la neve che verrà a farmi paura, non saranno i giorni difficili, gli attimi complicati o le cose storte a fermarmi, e se saranno storte  le raddrizzerò, non sarà il buio nel giardino, le ombre  o il gelo, non è di loro che avrò bisogno, non sono loro a farmi stare bene. 
Se mai, il sole.






Nessun commento:

La Signora della Panchina.

La vedo spesso. Mi è capitato di parlarle, qualche volta, ma non è una che attacca bottone, come si dice. E' sempre così discreta...