
18 maggio, 2006
Colazione da Tiffany?

Non esattamente. Non ho un abito nero e i guanti lunghi, occhiali Chanel e caffè Starbucks in mano. E non sono a New York. La meraviglia, però, quella c'è. C'è un cielo di seta sopra di me, e mirto e gerani e salvia e verbena. E un mare di pastello proprio lì, non lontano. C'è silenzio, e sole, e una specie di pace quieta che mi fa stare bene. Tiffany è lontano. La felicità, quella semplice del cuore, forse no.
16 maggio, 2006
Let's take a cake.

Abito in un villaggio. Non una città, non un paese, neppure una frazione. Un villaggio vero e proprio. Di quelli lontani il giusto dalla città, ma che se anche ti sei dimenticata qualcosa facendo la spesa, non è il caso di farne un dramma: hai un esercito di vicini pronti ad esaudire ogni tua richiesta, a patto che sia legittima, non sporchi e non faccia rumore. Ho un'amica che sta dall'altra parte del villaggio. Detto così sembra un pò Quella casa nella prateria. In effetti, un pò lo è. Sapeva che avevo avuto una mattinata avventurosa e così, mi ha fatto dono di questa torta. Sbranata dai figli a colazione, mi accingo a riportare fedelmente la ricetta. So che da qualche parte stanno rifacendo il remake di questo telefilm, pietra miliare delle programmazioni telesivise ancora lontane da veline, tronisti e trenini di Buona Domenica. Proporrò lei, nella parte di Laura Ingalls. Moglie esemplare, perfetta padrona di casa e ineguagliabile preparatrice di torte, da donare ad amiche stordite e smemorate, una sera di metà maggio. Anche se non siamo a Walnut Grow, Minnesota.
La torta di Natalia.
250 gr di farina
100 gr di zucchero
125 gr di burro
100 gr di zucchero
125 gr di burro
mezza bustina di lievito
1 uovo intero
1 cucchiaino di miele
Impastare velocemente gli ingredienti, il burro va fuso a fuoco lento. Preparare due dischi e stenderli sovrapposti su un foglio di carta da forno, dopo aver farcito con marmellata o Nutella, oppure, marmellata e mele. Infornare a 180 gradi per mezz'ora , spolverizzare di zucchero a velo e servire, voilà.
1 uovo intero
1 cucchiaino di miele
Impastare velocemente gli ingredienti, il burro va fuso a fuoco lento. Preparare due dischi e stenderli sovrapposti su un foglio di carta da forno, dopo aver farcito con marmellata o Nutella, oppure, marmellata e mele. Infornare a 180 gradi per mezz'ora , spolverizzare di zucchero a velo e servire, voilà.
Di estrema facilità, ottima per una chiacchiera in giardino, per una merenda estemporanea e per far felice un'amica storneggiata. Grazie, Natalia.
15 maggio, 2006
Fragole stordite.

Certo, non è grave. Ma fa pensare, quello sì. Stamattina ho provato una sensazione difficile da spiegare, così complicata che anche a ripensarci mi ritorna. Ho dimenticato. Ho resettato. Ho riavviato il sistema, non so come dire. Per quei 3 minuti, o erano 10 o pochissimi secondi, non ho ricordato. Non ho saputo. Il mio cervello è stato come risciacquato, spolverato, scollegato. Non mi sono ricordata del codice del bancomat nè di dove avessi messo la macchina. E più mi ripetevo 3,2,5 no, aspetta, 3,5,2, no anzi 2,3,5 , mi assaliva una strana sensazione di paura, ecco, vedi, non ricordi più nulla, la cassiera mi guardava e io piangevo, come una perfetta cretina, Non Lo Ricordo, Mi Dispiace, e piangevo, si può essere più scemi? e mi dicevo ma come diavolo fai a non ricordarlo, lo componi, ahimè, tutti i giorni. Il terrore, quello vero. Che mi succede, che mi succede, che mi succede, e più digitavo e più arrivava, bastarda, la scrittina sul display, Errore Di Sistema. Una brutta mezzora. Subito a pensare a gravissime disfunzioni del mio sistema neuro vegetativo, della corteccia cerebrale, l'inizio della fine e altre amenità. Un classico. Servirà una cura. La stessa che mi ha salvato questa mattina: la Magna Carta di Credito di mio marito. Da usare a sfondo, arandola, in almeno 3 luoghi diversi. Lo so che con lo shopping sfrenato non si risolve nulla o quasi, ma almeno quella, beata fra le beate, il codice non ce l'ha. Mi sacrificherò. In nome della Scienza, lo ben si intenda.
Quello che ci vuole.

Per cominciare un'altra settimana, forse un cappuccino ben fatto può aiutare. Magari con un disegnino, o senza schiuma, o tiepido e d'orzo. La colazione del lunedì, in effetti ha un che di sacro, se si considera che da quella dipenderà probabilmente, non solo l'esito della mattinata ma di tutti i giorni a venire. Accompagnata da croissant o da biscotti, sia essa fatta a casa o al bar, concediamo alla nostra primissima colazione un'importanza speciale. Mescoliamo con religiosa precisione, sforzandoci di non cominciare, qui e adesso, a stilare la lista delle cose che avremo da fare, divertenti o noiosissime, la grane che avremo da risolvere, gli appuntamenti, le spese, le cose, insomma. Se però proprio non se può fare a meno, avremo una lieta sorpresa se, sempre mescolando o soffiando, alla scheda Mercoledì, il nostro cervello ci riporterà, scritto in rosso, un bel SI PARTE. Non importa per dove, qualche giorno di vacanza sono da sempre un regalo inaspettato, ambito, desiderato. Un lunedì mattina in fondo non male, si visualizza velocemente che cosa portare, che cosa comprare e il nostro cappuccino diventa, d'improvviso, incredibilmente più dolce. E noi con lui.
14 maggio, 2006
Oh, mamma.
13 maggio, 2006
I bambini non muoiono.

Sono di zucchero. E di pane, anche. Un pò di burro. Sono latte e biscotti, sono pappa spiaccicata e sparsa. Sono gengive lucide e occhioni, sono respiro di notte, sono la luce accesa per non avere paura. Sono il triciclo e la bici a rotelle, il bavaglino col nome, i sandaletti coi buchi e la sabbia che pizzica. Sono secchiello e paletta, il cappellino per il troppo sole, bikini a quadretti e tonnellate di crema. Vomitano nelle curve, camminano a gattoni, sono a puntini col morbillo. Scrivono mamma sei bellisima con una sola s, raccolgono fiori senza il gambo.Sono il ciuccio attaccato col cordino, le gocce per il naso, la citronella per le zanzare. Sono la febbre a 40, sono il primo giorno d'asilo, sono l'autoscontro, quello piccolo, al Luna Park. Sono succo di frutta e Plasmon, sono nascondersi dietro le tende, sono scivolo e altalena, sono Lego e bambole che fanno la pipì. Sono abbracci e coccole, sono carezze di borotalco, sono bagnetti e accappatoi con le papere. Sono la tenerezza, il caldo e il morbido, il dolce e l'assoluto. Sono manine appiccicose e piedi infangati, sono paura del tuono e Strega Comanda Color. Sono formaggini e camomilla, mal di pancia e sbadigli, a strofinarsi gli occhi prima di dormire. I bambini non li ammazzano. Non con le pale nei viottoli di campagna, non coi sassi o chissà che, nel lettone. I bambini non li ammazza la mamma a scrolloni, il papà perchè piangono troppo. I bambini nascono, il fiocco alla porta e le smorfie dal vetro, a scommettere a chi somiglia. Non li fanno fuori a calci e pugni quando ancora sono lì, nella mamma, e li sotterrano e poi li vestono, come vivi, ma vivi non sono e morti nemmeno, può morire una cosa che non ha visto un solo secondo del mondo che c'è? I bambini non li rubano, non li vendono, non li trattano da grandi per far loro del male, i bambini non li uccidono, i bambini non muoiono, vero mamma?
Invece sì, amore mio.
Il sabato del massaggio.

Non è una cattiva idea. Anzi, non la è proprio per niente. Dedicare questo fine settimana a una piccola remise en forme, visti i precedenti e i successivi, ivi compresa l'imminente vacanza, è una cosa che fa bene al cuore, allo spirito, e perchè no, al giro coscia. Tornita dalle massacranti ore che abbiamo passato in piscina a sguazzare, in palestra a pestare, sollevare pesi e macinare chilometri sul tapiro, sotto lo sguardo assatanato del nostro Personal Trainer, la coscia non avrà che da ringraziarci se la cospargeremo prima di scrub, poi di fango alle alghe o a qualche altra diavoleria, e infine della sua bella cremina rassodante. Meglio sarà, a tale proposito, fuggire dal peccato incombente e dalla vanificazione pressochè totale di tale pratica: il Week End. Esso nasconde insidie ben note: l'aperitivo in terrazza, quello classico, olive e Martini a celebrare la semplicità e la classe, un Mamma Mi Fai Pane e Nutella, una focaccia di Recco, un dejeuner sur l'erbe...Fuggire, fuggire da simili barbare tentazioni, eroicamente. E se proprio non se ne può fare a meno, ma sì, un'oliva male non fa. Avendo cura di occultare furtivamente le prove. Il nòcciolo, accidenti!!!
12 maggio, 2006
Da un'altra parte.

Potrebbe essere dovunque. A Parigi come in un cinema, a una recita scolastica, fosse anche un mercato o in fila alla posta. Ovunque, tranne il posto dove sei. E magari avevi anche voglia di uscire, in fondo è venerdì e si è già un pò in vacanza. Ma improvvisamente tutto svanisce, la tua allegria, la tua voglia di sorridere e di fare qualcosa. Rimani lì, a niente fare, a sfogliare una rivista controvoglia, a voler andare sì ma dove, a stare lì. L'entusiasmo che hai adesso potrebbe essere lo stesso che ci metti per comprare un'aspirapolvere o portare il piumone in tintoria. Meno di zero. Cosa fare in questi casi non è scritto da nessuna parte, nessun manuale, nessun libretto di istruzioni. Se esistesse, lo comprerei.
11 maggio, 2006
Nata di maggio.

Arrivata da poche ore. Aspettata da uno stuolo di fratelli e sorelle, lenzuola candide e tutine, pugnetti chiusi e smorfie buffe, borotalco e mustela. La tenerezza più grande del mondo, il solo momento in cui una donna si sente invincibile e perfetta, immortale quasi. E brava, bravissima, per avergli fatto due mani e due piedini di zucchero, e cinque dita in ciascuna mano e un cuore e un cervello e i capelli e gli occhi e il fegato, e le orecchie. Tutto quel che serve per il mondo. A Benedetta, alla sua mamma, al suo papà e a quel meraviglioso plotone di fratelli e sorelle, un pensiero speciale, stasera. Adesso che compie già cinque ore, che c'è stato il sole tutto il giorno, benvenuta a questo mondo. E che tu abbia una vita semplice e leggera, serena e dolcissima, rosa di maggio, è quello che sei.
C'era una volta un re...

"...seduto sul sofà, che disse alla sua serva, raccontami una storia, la storia incomincio'... "Non so come incomincia, in realtà, ma so come continua e ho come il presentimento di come finirà. Brutto da dire, questa Storia ha perso lucido, si è come scolorita, spenta. E' una Storia dolorosa. Una delle famiglie dorate italiane e mondiali, i Kennedy di casa nostra, in un certo senso che come i Kennedy, hanno alternato grandi fasti a grandi miserie, non in senso economico, si intenda bene, splendori a bassezze, perle a fango. Una Storia di eleganza e compostezza, di suicidi da viadotti, di divorzi, di sindacati e cassaintegrati, di felpe e di coca, di Juventus e di Ferrari, di figli veri e presunti, di orologi su polsini e cravatte fuori dal maglione. La Storia che sappiamo tutti, che abbiamo letto sui giornali di gossip, con un pò di quel morbido sadismo, bonario peraltro, che accompagna queste cose, lo si sa. Fango sui diamanti, insomma, ancora una volta, per un'altra puntata di questa Storia Infinita e Infinitamente Triste. L'affaire Juventus non mi convince tanto. Forse perchè ho il cuore troppo tenero e perchè a fondo non ci sono andata, forse perchè ho sposato un uomo che era già sposato con la Juventus, e quindi non potrei essere imparziale, ma non mi addentrerò nella questione, non è campo mio, ecco. Ma ieri sera in televisione, ho visto l'uomo distrutto che tutti dicono essere potentissimo e corrotto, che hanno vilipeso e polverizzato in una mezz'ora, come è divertente fare quando le cose non girano più...Altare e polvere di una dirigenza fortemente voluta dal Re. Cosa c'è dietro? Sono forse i figlioli discoli che litigano per un trenino? Chi è il burattinaio di questo teatrino viaggiante, chi il regista di questi ritrovamenti in letti scomodi, ad annusare illegalità, chi l'intercettatore di una richiesta in fondo legittima, Voglio il Migliore? Nessuno lo saprà mai. Quello che sconvolge è la prima pagina, la vendetta, la soddisfazione alla rovina altrui, una partita a scacchi con persone vere, io mangio la Torre, tu mangi il Cavallo. Scacco al Re.
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