Bello.Bello.
Bello.

Quale mai sarà il misterioso meccanismo per cui ci si riesca a svegliare più o meno alla stessa ora della sveglia, seppur quest'ultima giaccia silenziosa, con l'allarme disinserito, seminascosta dietro una pila di libri, il bicchiere con l'acqua, e una montagna di chincaglieria, un pò preziosa un pò farlocca, proprio lì sul comodino. Quale sarà mai, l'intatta atmosfera di un mattino presto, che ancora tutti dormono eppure non è domenica, che ancora non è chiaro se c'è il sole o se non c'è, ma che questo, in fondo non ha la minima importanza. Che raro lusso è, la colazione pigra e silenziosa, quando si sente solo il cucchiaino che sbatte piano sulle pareti della tazza, e una specie di ronzio che non è il frigo, ma un piccolo esercito di insetti che banchetta sulla siepe del finto gelsomino. Le prime mattine di vacanza serbano un fascino tutto nuovo, da scoprire, da assaporare piano, come le caramelle di liquirizia che ti fanno nera la lingua. Da scoprire, in un certo senso, le cose da fare in fondo sono le stesse, ma le puoi incastrare come vuoi, non sono dettate da alcuna legge e da nessun orario, lo voglia il Cielo, da portare questo e riprendere quello, da zaini e permessi, da giustifiche e firme, dalla delirante sarabanda di
Alla fine, eccola qui. L'Intervista, intendo, la Unica e Sola, proprio qui a destra, e tutta per intero, mica a spizzichi e bocconi come l'altra volta, che la connessione era saltata tra le maledizioni del mio Sposo Illustrissimo, che aveva messo sù un marchingegno che nemmeno Bill Gates. Ed è perciò che ieri, sempre il mio Sposo Illustrerrimo ha voluto farmi un dono: una specie di filmato, una roba da curiosare, a fare da cornice alle bizzarre domande del mio Famoso Intervistatore. Una meraviglia. Mi sembra carino. E voglio altresì tranquillizzare che molto presto un altro filmatino aggiungerò. Quello dove piango, discuto e litigo con mio marito, e grido così forte che tremano i vetri o quello dove magari sono a qualche funerale, oppure quella volta che uno dei miei figli era in ospedale, oppure quell'altra volta che qualcuno di loro era così grave che non si sapeva bene. Così, contenti saranno quelli che un pò mi gufano, che un pò me la tirano, che un pò mi commentano con le loro cazzate, e scusate tanto la parolaccia, ma come si dice, quando ci vuole ci vuole. E modestia a parte, qui ci volle.
Se ancora non si è riusciti ad individuare per bene l'origine di codesta malattia, se proprio così la dobbiamo chiamare, risulta alquanto difficile, azzarderei impossibile, oserei improbo, trovarne la cura. Riassunto delle puntate precedenti: il nulla. La mia Amica delle Parole e del Tiro Con l'Arco, tirerebbe fuori uno di quei suoi paroloni che mi piacciono tanto. Che so, ossessivo-compulsiva, per esempio. Cosa che non sono affatto stata in questi giorni, piuttosto, tutto il contrario, encefalogramma più che piatto e visione catastrofica dell'intero globo terracqueo. Cionondimeno, se ne sono resi ben conto in questa casa sulla collina, che qualcosa non funzionava in me. In realtà, il mio Sposo sostiene di essersene accorto già da molto tempo, ma che risulta questo, a parer suo, il motivo per cui mi ha sposata. Ma tutti, qui dentro, si accorgono con tempestiva e intelligente prontezza quando qualche programma, nel mio complicato sistema operativo, si pianta e non ne vuol sapere di girare. Entra perciò in azione l'antivirus. E tutti, proprio tutti, umani, flora e fauna, abitanti nel mio piccolo microcosmo, ci mettono la loro. Baci ispidi, quando sono già a dormire e lui è rimasto sveglio per studiare. O abbracci strettissimi, di quelli senza parole che vogliono dire miliardi e miliardi di cose, esprimere concetti così cosmici che ancora di parole adatte non ne hanno inventate. Piccole cose. Fuori piove e piove, io ancora non so questa mattina come la girerò, se ancora sentirò ronzii e malinconie, se ancora avrò le spalle curve sotto una gerla di pensieri che non focalizzo ma che mi schiacciano e mi rimpiccioliscono, tanto da aver voglia di sparire sul serio. Quello che so per certo è che qui mi curano per bene, mi osservano e mi accudiscono, sanno di me e dei programmi che non girano, di quando sono scollegata dall'universo intero, di quando prenderei la navicella spaziale che nascondo in garage ben coperta da un telo, e me ne volerei via sfondando il tetto della casa in collina. Loro, lo sanno. Ben perciò mi scrutano attenti, sapendo alla perfezione che momenti così, passano, prima o poi, Nel frattempo, fan girare l'antivirus. E questo antivirus di baci e carezze, carinerie e sorrisi, mi sa proprio che funziona.
Staccata, per la precisione. Espressione che non sopporto, staccare la spina, che diavolo vuol dire, e poi, se io mi stacco, proprio non vado avanti. Non giro. Non funziono. Non frullo, aspiro, asciugo, scaldo, congelo. E non sono nemmeno uno stupido elettrodomestico. Non faccio niente, in verità. Giorni come questo andrebbero banditi dal mio calendario personale, perchè, hai pure un calendario personale? eccerto, tutti ne abbiamo uno, anche se non lo sappiamo. Questi giorni di black out mi succedono ogni tanto, raramente, da qualche tempo in qua, ma succedono sempre e sono così brutti da vedere e da vivere, e orsù, bambina, che non è proprio il momento di lasciarsi andare, non adesso, non lo vedi che fuori è giugno? Giugno, già. Che vuol dire i ragazzi a casa da scuola e chi gli esami e chi i saggi e chi le feste di fine d'anno e chi i cartelloni alle porte del liceo e chi le pagelle coi lucciconi, chi lo studio forsennato e gli occhi più persi di sempre, chi invece gli esami li fa con gli occhi che brillano di una dolcezza felice. Giugno. Giugno che quest'anno la partenza non sarà subito, giugno che il grano è verdolino e non giallino e ti sorpendera, una sera verso le 7 e all'improvviso esploderà nell'ultima curva verso casa. Giugno inquieto, giugno che sarà troppo lento o troppo veloce, che ci sarà maltempo, dicono, e ancora pioggia, per favore no. Tante cose da fare e organizzare, le solite, e tu, orsù, sciama festosa verso questo giugno appena cominciato e che passerà in un attimo e cerca, cerca una spina, una doppia, una tripla, cerca un riduttore per collegarti alla corrente, che così, insignificante creatura, non è che vai molto lontano. E non hai neppure il posto per le pile.Che non è pino, non è neve, non è gelo, non è niente. Non c'è dicembre in questi giorni, non c'è niente del genere, non ci sono le...