Manualmente
Lingotto Fiere
Dal 25 al 28 settembre
Lingotto Fiere
Dal 25 al 28 settembre
In the frattime, noi là vi si attende trepidanti.
Silenziosa. Morbida, come velluto, che si vede solo in questa stagione, che d'estate non c'è. E' un pastello, uno spray, un telo di seta appiccicato con la colla, una sfumatura, di quelle fatte col dito, come a scuola. Non se ne ha voglia, non ci si separerebbe mai dalla camicia da notte, si rimarrebbe così volentieri a curare le piantine aromatiche, a cogliere le ultime rose, bighellonare col cane per le colline qui intorno. L'alba rosa non dura, però. Giusto quei cinque minuti, per farti capire che sì, ok, un bel cielo, un bel colore e tutto il resto, ma adesso, bambina, op!, datti una smossa, hai una lista di cose da fare che sonnecchia fra le pagine dell'agenda, perciò, meglio che ti dia da fare. Sarà un bella giornata. Di progetti e di racconti, di cose semplici, banali, qualunque, forse una fila alla posta, forse un giro dal fruttivendolo Sahid per le ultime pesche, e quel bel viavai di figli presi e riportati, Sarà che ci sarà il sole, frescolino ma col sole, indaffarato ma col sole. Sarà che sarà bello. Me l'ha detto l'alba, sottovoce, stamattina. E l'alba rosa, bugie non ne dice. Quasi mai.
Massì, che un pò ci piace. A lamentarsi son capaci tutti, e di nuovo la scuola, e di nuovo l'ufficio e di nuovo da capo, ma un pò ci piace, dai, le domeniche così, i fine settimana lenti e gli amici, ancora, e. E la paella per 15, Ma Come, Così Pochi, squittisce pensierosa la mia Amica della Pastiera, che tutti proprio tutti ci ha invitato sulle sue colline, per un sabato alternativo, a ricreare il gruppone delle vacanze, un pò allargato, che già abbiamo famiglie complicate e chiassose, e ora si aggiungano il Piccolo Lele, che dicono mai citato in questa sede, che è una specie di altro figliolo, la Biondina Boccolosa, e la Bruna Ingegnera, noi, signori miei, ci si sposta con fidanzate al seguito, mica scherziamo, noi, sa? E che divertenti le presentazioni: Ciao, Mi chiamo Irene, sono figlia di Lui, ma non di Lei. Ciao, Mi chiamo Enrico, sono figlio dell'altro Lui e dell'altra Lei. E io, invece, non sono figlio nè di Lui nè di Lei. Un bel grattacapo. Ma in fondo, che importa. Siamo sempre tanti e stiamo sempre così bene, e si fanno partite di calcio estemporanee, il mio Sposo in porta, una panchina piena di figliole sospiranti, e noi a casa, si apparecchia e si spettegola, che male c'è. Ho immortalato tutto: la cucina verde, il cesto delle verdure dell'orto, i fidanzati che si baciano sotto la tettoia, il gamberetto sulla paella, i sorrisi, i gol. Peccato aver scordato la macchina fotografica lassù. Ma si sa, si scordano le cose dove si vuole ritornare, e io, modestia a parte, e con me tutta questa delirante, affettuosa, schizzata Comunità Viaggiante, ossì che ci vogliamo ritornare. Grazie, Luisa, per essere così come sei.

Sì che lo so bene, questo non è mica un blog di cucina. Io, il mio bel blog di cucina, già ce l'ho, ed è questo qua, perciò non è che stamattina ho preso frische per frasche (si dirà o me lo sono inventato?) e ho scritto nel posto sbagliato. Quel che c'è, quel che volevo comunicare alla nazione tutta, a reti unificate, come il discorso di Giovanni Leone per il primo giorno di scuola, che si guardava tutti sbadigliando alla tv nel lontano millenovecentoespingi, è che io non sopporto i fagiolini. O meglio, sì, mi piacciono, li trovo appetitosi e coreografici, versatili, si possono cucinare in tanti modi diversi e per giunta hanno pochissime calorie, e la morte loro è con la bresaola o, se non si è a dieta, con patate e pesto nelle trofie ma...è il prima che non reggo. Pulire i fagiolini è quanto di più alienante, svilente, odioso, noioso e brodoso possa mai capitare a una semi casalinga nient'affatto disperata. Tanto per cominciare non so come fare, se usare la forbice o le mani. E poi, le puntine che togli, te le ritrovi dappertutto, dentro al landino, per terra, insomma, una noia. So che come argomento non è granchè, so che forse avrei dovuto parlare di Alitalia, magari, o delle banche americane che tracollano, o del clima, dell'ambiente e di fisica quantistica. Ma in un giorno come questo, di niente di importante e di tanti pensieri, e nemmeno troppo belli per giunta, di come vedo passare le cose attorno a me, delle persone che ho care e che vedo soffrire senza poter fare niente per loro, i miei figli diventare troppo grandi e troppo presto, di questo autunno bizzarro, del già freddo che c'è, pulire i fagiolini mi sembra un argomento più che adatto. Forse, è soltanto che, intenti a mondare i fagiolini e la verdura in genere, si ha tempo per fermarsi un secondo e pensare un pò, appoggiate di sbieco al mobile della cucina, con lo scroscio dell'acqua che butta goccioline tutt'intorno, la radio sommessa e il gatto che mi guarda. pensi e pensi, ed è lì, accidenti, che lui ti frega. Bastardo d'un fagiolino.
Tacabanda. Si riede. Un nuovo anno scolastico, sempre meno figlioli da portare, siamo arrivati e due e due resteranno per un pò. Finiti i tempi in cui, tra quattro, avevamo rappresentati dal liceo alla scuola materna, nell'interezza di un anno scolastico. Ora, soltanto liceo e scuola media, dacchè i due universitari sono tali. Concetto nebuloso ma non difficile da afferrare. Stamattina, ben contenta che ero, cinguettavo come una cinciallegra, doccia veloce, una nuvola di profumo agrumato che ha investito anche la Princi, uno chignon discreto e così cool, signora cara, che non se lo immagina neppure. Poi, lo sguardo mi è caduto di fuori. Scusate, avevo ordinato dell'autunno pieno, di quello di una volta, rossastro, le foglie, il maglioncino leggero, il sole ancora tiepido, andare in giro in bici, le passeggiate, l'abbronzatura che ancora si vede e tutto il resto. Deve esserci un errore, provi a controllare. Così, la cinciallegra s'è zittita, alla fine, congelata dal freddo porco che fa, dalla pioggia a goccioloni e da questo cielo che, non mi par possibile, ha questo colore qua. Si farà un giro al mercato, le varie ed eventuali di ogni giorno, le cose di sempre. Buon anno scolastico, comunque. E poi, a pensarci bene, non so neppure che verso facciano. Le cinciallegre, intendo.


Che non è pino, non è neve, non è gelo, non è niente. Non c'è dicembre in questi giorni, non c'è niente del genere, non ci sono le...