Come il sole più il freddo, è un'addizione, non lo sapevi? Freddo + sole = limpido. Io così faccio le operazioni e non occorre nemmeno metterle in colonna, nemmeno andare alla lavagna, o contare con le dita o col pallottoliere, si fa a mente, così. Limpido come il cielo d'inverno, l'acqua del lavandino l'ultima volta che sciacqui l'insalata, limpido come il mare, le lacrime, i sorrisi, le storie che si raccontano la sera. Limpidi, come sono limpidi gli occhi che guardano, a scrutare, a capire, che cosa vuoi capire se hai già capito tutto. E' limpido il cuore di chi sa ascoltare in silenzio, limpidi sono i sogni che volano fuori dalle finestre chiuse, limpidi i sonni, i risvegli, i pensieri. Limpide, come le sere come questa, non so bene se ci sono stelle o no, non ho guardato, non guardo perchè so, io so a memoria il cielo che c'è fuori, perchè è lo stesso disegno che ho dentro di me, non occorre che guardi, sto come il cielo d'inverno, meraviglioso, misteriosissimo, buio cobalto, ma che colore è mai, è buio sì, ma un buio che brilla, come l'aria gelata che ti ghiaccia le mani, il respiro, il sorriso quello no, è un sorriso freddissimo e caldo di burrocacao. E' una sera da incorniciare, così bella che non sai, una sera che brilla, dolcissima, trasparente, una sera che ne vorresti a centinaia, fredda sì, ma fatti due conti, freddo + buio, anche questo fa limpido.16 dicembre, 2009
Limpido.
Come il sole più il freddo, è un'addizione, non lo sapevi? Freddo + sole = limpido. Io così faccio le operazioni e non occorre nemmeno metterle in colonna, nemmeno andare alla lavagna, o contare con le dita o col pallottoliere, si fa a mente, così. Limpido come il cielo d'inverno, l'acqua del lavandino l'ultima volta che sciacqui l'insalata, limpido come il mare, le lacrime, i sorrisi, le storie che si raccontano la sera. Limpidi, come sono limpidi gli occhi che guardano, a scrutare, a capire, che cosa vuoi capire se hai già capito tutto. E' limpido il cuore di chi sa ascoltare in silenzio, limpidi sono i sogni che volano fuori dalle finestre chiuse, limpidi i sonni, i risvegli, i pensieri. Limpide, come le sere come questa, non so bene se ci sono stelle o no, non ho guardato, non guardo perchè so, io so a memoria il cielo che c'è fuori, perchè è lo stesso disegno che ho dentro di me, non occorre che guardi, sto come il cielo d'inverno, meraviglioso, misteriosissimo, buio cobalto, ma che colore è mai, è buio sì, ma un buio che brilla, come l'aria gelata che ti ghiaccia le mani, il respiro, il sorriso quello no, è un sorriso freddissimo e caldo di burrocacao. E' una sera da incorniciare, così bella che non sai, una sera che brilla, dolcissima, trasparente, una sera che ne vorresti a centinaia, fredda sì, ma fatti due conti, freddo + buio, anche questo fa limpido.15 dicembre, 2009
Aria di neve.
Ammetto, ho fatto fatica ad entrarci. E adesso ci sono, completamente, assolutamente, irrimediabilmente. Ad entrare nel clima di Natale, all'inizio si è un pò recalcitranti, ci si dice che no, Quest'anno un bel niente, niente code, niente file, niente regali, niente di niente. Ma poi, come si fa? In effetti svariati modi ci sono di calarsi nel mood. Nella casa sulla collina, per esempio, si stabilisce che, a partire da adesso, sono ufficialmente iniziate le vacanze di Natale. Sì, è delirante. Ma si può fare. per esempio, uno dei figlioli ha già sospeso le lezioni all'università. E uno. Il Liceale ha già partecipato alla festa degli auguri della sua squadra di calcio, con tanto di panettone e calendario in regalo. E due. Alla mia porta ha già suonato per ben due volte la SDA Courier a consegnare due pacchi stracolmi di leccornie. E tre. L'albero di Natale, le lucine alle finestre, la scritta NOEL sul camino fanno il resto. E se due indizi fanno una prova, direi che ne ho a sufficienza per dire che sì, siamo in vacanza, da ora, da adesso, da poco fa. Certo, non ci può ancora attardare nel letto a stirarsi e a bearsi, ma insomma, siamo sulla buona strada. Manca la neve. Mi hanno spiegato che la neve arriva quando meno te l'aspetti, che si deve annusare per bene l'aria, scrutare i colori del cielo, sentire che proprio freddissimo non fa e si possono vedere dei piccolissimi, timidi fiocchi che scendono giù, e ne scenderanno una tonnellata, anzi, molto più di una tonnellata, così la strada che arriva alla casa in collina sarà del tutto impraticabile e allora, di certo non si si avventura fino in città, e si starà rintanati in casa, a leggere e fare cose, fregandosi le mani, Nevica!, che nessuno metta il naso fuori casa se non per fare a palle di neve. Vaneggio. C'è un cielo azzurrissimo e un freddo becco, della neve neanche l'ombra, una lista lunga così di cose da fare, eppure, io sono in già vacanza. E' vero, due indizi fanno una prova. Purtuttavia, ce ne vogliono altri. Mooooolti altri.14 dicembre, 2009
11 dicembre, 2009
Le luci e il gelo.
Non esiste un vero momento in cui si terminano gli addobbi di Natale. Hanno un inizio, sì, Oggi Farò l'ALbero, si dice, ma poi, ogni occasione è buona per aggiungere qualcosa. Si scarta un pacchetto e si annoda il nastrino alla maniglia del forno, si comprano all'Esselunga fascine di sterpi brillantinati, da metter dove? un posto lo troveranno. Questo non smettere, questo accanirsi a mettere cose nasconde in realtà ben altri significati. Si cerca in ogni modo di non pensare alle solite, noiose, sfiancanti questioni che il Natale ogni anno porta con sè, nel cestino della frutta secca, i datteri, il torrone e i mandarini. Pensieri sottili, vigliacchi e striscianti, che ti sei allenata così bene negli anni a scacciare, ma che invece no, non te la danno vinta e piano piano, meno prepotenti di una volta, ma non per questo meno pericolosi, arrivano, come il presepe, come l'albero grande della piazza e la slitta illuminata. Sono pensieri che conosci così bene, e che non vorresti mai, ospiti sgraditi come gli orridi babbinatale che scendono dai camini. E confezioni per te l'ennesimo Natale privato, privatissimo, con le persone che ami che sono tutte qui, nella casa sulla collina. Per questo, col gelo del mattino, scarmigliata, mezza in pigiama e Superga coi brilli, natalizie anche loro, spargi luci sui davanzali, a stordirti con l'aria fredda sulla faccia, a illuminare un buio che sai a memoria, a sollevare questo peso sull'anima, luci che scàccino via questo vuoto assurdo che senti, questo senso di tempo perduto, questi orridi babbinatale che scendono dal camino.10 dicembre, 2009
Christmas DIshcloths.
09 dicembre, 2009
Il buio che scolora.

Dovrò decidermi a cambiare l'assurda suoneria che ho per svegliarmi. E' una specie di spirale, una roba che ti gira nel cervello e ti scuote, troppo, secondo me. Non hai molto tempo di realizzare, devi essere subito sveglia, schizzata, sciroccata e presente a te stessa. E non va bene. Soprattutto in mattine come questa. Sei sveglia, sì, e guardi fuori, il buio che c'è ancora, ma come, non è notte fonda? No. Se guardi bene, il buio scolorisce, non è la luce che arriva prepotente, è lui che diventa pallido, più chiaro, sempre più chiaro, fino a diventare luce. Dipende da come le giri le cose, per capirle. Il buio ha un suo fascino e un suo perchè, può essere meraviglioso o terrificante, a seconda di come lo guardi e dove e con chi. Il buio della notte si guarda con gli occhi sbarrati e fissi, e il cuore a mille, e non si ama come questo. Il buio del mattino può essere meraviglioso, a guardarlo dal letto, gli occhi trasparenti che si hanno appena svegli, mentre metti insieme i pezzi della giornata, ad incastrarli tutti per bene, oggi questo e questo, e poi questo e questo all'infinito. E' un bell'esercizio di meditazione, raramente ci si riaddormenta, ci si gode lo spettacolo in prima fila, ancora un minuto, ancora due minuti, senza guardare mai che ora è, si calcola a mente, e non si sbaglia quasi mai e se succede, è di pochissimo. Ci aiuta il buio. E quando poi non si può più rimandare, che non si ha voglia di firmare nessuna giustifica per essere arrivati in ritardo a scuola, che non si ha voglia nemmeno di essere in ritardo sulla tabella personale, che ci si tira sù, gli occhi sempre incollati alla finestra, la nebbia oggi? forse sì, e si cerca di darsi un tono e dirsi sù, anche se l'unica cosa al mondo, l'unico grande desiderio del momento sarebbe di stare qui, a guardare fuori l'impagabile spettacolo del buio che diventa luce.07 dicembre, 2009
Piu' di una domenica.
E' un giorno in più, e non è per citare Fabio Volo, che proprio non lo reggo, scusate tanto ma mai e poi mai comprerei un libro suo, non so perchè. Nemmai lo leggerei. Son cose. Questo è un giorno vinto, una vacanza nella vacanza, un giorno che è normale all'apparenza ma che trova la casa in collina affollata il giusto. Nessuno a scuola, nessuno al lavoro, ognuno impegnato in quel che più gli aggrada. Dormire, fare colazione, leggere, suonare, fare un bel niente. Un giorno guadagnato, che ieri era festa, e domani lo sarà di nuovo e che oggi non serve che da passaggio, di festa in festa, di calma in calma, di bello in bello. Il ponte del'Immacolata è quel che serve per calarsi con grazia nel mood natalizio, si comincerà a stilare la lista dei regali hand made, che quest'anno quelli si fanno, ci è punta vaghezza di far tutto da sè, che è così cool e radical chic, lo vedi, volevo regalarti un portafoglio di Gucci e invece eccoti un bel centrino da mettere sotto la tv al plasma. Ma non è vero, tranquille stiano le mie Amiche, di certo non farò loro uno sgarbo così. Oggi, nel giorno vinto, mi baloccherò in giro con la PrinciCheCresceTroppoInFretta, affronterò con un sorrisone le schermaglie che già sento di sotto in cucina fra l'Illustrissimo Sposo e i MaschiFiglioli, che quelle, in grazia di Dio, non mancano mai, leggerò i tre libri che ho lì a pagina 18 tutt'e tre, che ancora non ho capito quale proseguire per primo. E poi, qualcosa inventerò. Un giorno normale di festa regalata, alternando euforia e confusione, pensieri nebbiosi a pensieri stellati, ferri circolari e ferri dritti, diavoli e acquesante, bastoni e carote, ortiche e lillà.06 dicembre, 2009
Avulso albero zen.

Così m'è presa. L'albero si fa l'8 dicembre, tuonerebbe mia nonna, nè un giorno di più nè un giorno di meno. Ma stamattina ne avevo voglia, per quell'ora scarsa che ci ho impiegato, non è che serve molto impegno per una cosa del genere, non è quel che si dice un albero di Natale, ma a me piace. Sono andata a colpo sicuro, a cercare negli infiniti loculi e cantine e scantinati e sottotetti e interrati e seminterrati e piani ammezzati di questa casa, e le ho trovate subito, le palline che volevo. Non sono stata una fedelissima, ogni anno cambio colore, per le cose di Natale, e un anno viola, e un anno rosso, e un anno nero, e l'anno scorso bianco, E anche quest'anno, bianco. E bianco sia. più bianco, però. Che Vuol Dire, arriccia il naso la Princi, il Bianco è Bianco. Ennò, bambina, distingui per bene i colori, ci sono bianchi e bianchi, ci sono candidi e immacolati, ci sono bianchi come il burro, e bianchi come la Coccoina, bianco latte, bianco di gesso, bianco mastice, bianco di marmo, bianco di nuvola. E bianco albero di Natale. Questo qui sarà ancora più bianco perchè la tua scellerata madre ha deciso che quest'anno è talmente zen, ma talmente zen che nemmeno le lucine ci mette. Rimarrà così com'è, secco e allampanato, storto dal vento dell'Isola da dove esso proviene, strano, avulso, semplicissimo e scarno. Ma mi piace dammorire. Lo so che il tuo compito di inglese, bambina, era Show Us Your Christmas Tree e tu hai fatto la faccia da riccio e hai detto Ma Non Possiamo Mica Mettere Questo! Perchemmai, dolcezza? Tu racconta la sua storia, che ti ho già detto mille volte, che c'era stato mare e che aveva portato sulla spiaggia ogni sorta di detriti e rami e reti e plastiche e insieme a tutto questo anche lui, che non sappiamo da dove arriva, e chissà che viaggio ha fatto, e le onde lo hanno cullato e sbatacchiato di qui e di là, e lui esausto si è accoccolato sulla riva e ha trovato noi, che ce lo siamo portati a casa, un 8 dicembre di qualche anno fa. Mi sembra una bella storia. A fare gli abeti sono capaci tutti. Per gli avulsi alberi zen ci vuol coraggio. E poi, noi, c'abbiamo anche il gatto in tinta. Che vuoi di più, zuccherino?
04 dicembre, 2009
Beato nulla.
Nessuno si svegliava, stamattina. Ho il mio bel cinguettare, accendere la radio sommessa, è la prima cosa che faccio quando scendo in cucina, un click e la casa si sveglia, a dire, ok, sono qui, che la danza abbia inizio. Canticchio pianissimo, le mattine che son contenta, come questa. Poi ci sono anche le mattine di chiodi, magoni e respiri che non salgono, che li devi andare a prendere chissà dove, sospirando, ma stamattina è così. Felice per default. I figlioli brontolano, si rigirano, nooooooo, ancoracinqueminuti, ma quali cinque minuti, il vostro Sommo Padre è già lì, pinto e tratto sulla porta e voi ancora impiumonàti e impigiamàti. Non si fa. Coraggio, ben capisco che una madre che canta Bijork la mattina presto non deve essere una bella cosa, ma coraggio, miei piccoli opossum, ci sono giorni di vacanza ad aspettarvi, lo sapete? Il week end lunghiiiiiiiisssssimo che ci si appresta a vivere porterà con sè una serie di belle questioni, le più gradevoli a formularsi. L'allestimento dell'albero di Natale zen, per cominciare, che ancora non si è deciso nel Consiglio d'Amministrazione, di quale colore fare. Ancora poco chiare le transumanze di amici, amiche e fidanzate, che perlamordiddio ancora di fidanzati maschi non se ne parla, dacchè la Princi ha il permesso di presentare un fidanzato unicamente al compimento del trentaduesimo anno d'età e fino ad allora stiamo apposto. Giorni di beato nulla sono lì sul tavolo da scartare, fra le tazze della colazione e le briciole, la calma lettura dei giornali, in camicia da notte e felpa, più tardi un giro in città, commissioni banali, la tintoria, forse, i grissini del fornaio che piacciono tanto al JuniorIng, una sciarpa da regalare, coccole semplici e sottili, caffelatte e mandarino, il week end lungo dell'Immacolata se si inizia così, dura di più.
p.s. Piccoli opossum, a chi?
02 dicembre, 2009
Albachiara.
Chiara, l'alba di stamattina. Il pratino già un pò ghiacciato. E quei colori. Di nebbia nemmeno l'ombra, solo un'idea, da immaginare. Lo guardo spesso il cielo appena sveglia, è lo spettacolo che più affascina, a colazione col mio Regio Consorte. Dal cielo capisco molte cose. Non che sia una fattucchiera, o che prenda lezioni dalla Strega di Biancaneve, ma il cielo la dice lunga su che giornata sarà, e, che tu voglia o no, un pochino la influenza. Credo di essere entusiasta per nascita, difficilmente mi alzo sversa senza un motivo, e, in grazia di Dio, ultimamente è tutto piuttosto tranquillo, a casa tutti bene grazie. Il cielo di oggi racconta storie di viaggi verso paesi lontani, basterebbe anche verso il mare, che deve avere un colore straordinario, stamattina. Il cielo racconta a chi ha cuore di ascoltare, il cielo sospeso sopra le storie, le vite di tutti, i giorni di ognuno. Ascolto. Ho miliardi di cose da fare, ma mi fermo a sentire la storia che il cielo ha inventato per me, e per mille altri come me. Sarà una bella giornata, c'è un sole ghiacciato e un azzurrino pastello, non importa se correrò da una parte all'altra della città, se rimbalzerò come una biglia sulla sabbia, ascolterò, starò attenta anche mentre corro e corro, perchè il cielo cristallo, inventa storie meravigliose per chi ha voglia di ascoltarle.
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