28 ottobre, 2011

La Scatola col Gatto.



E' una scatolina di latta, di quelle che possono contenere dal nulla, a tutto. Comprata a Parigi, da Merci, qualche anno fa, e portata in dono a Lei, la Principessa Omioddio, la figliola più piccola, l'unica femmina, l'unica e basta. Per lei, da subito, palloncini rosa sulla porta a dire che sì, era arrivata, quel 4 marzo di quasi quindici anni fa. Quindici anni quasi. Anzi, facciamo quattordici e mezzo, e un pò di più, che suona meglio. Suona meglio per me. Questa scatola le piacque subito tantissimo, ci teneva i nastrini per le trecce, le stringhe con la tastiera del pianoforte, le mollettine coi fiocchi. Stamattina, svuotando il cestino della sua stanza, l'ho trovata lì. Buttata via. E subito mi sono ricordata, Ho Messo in Ordine, Mamma, me lo ha detto ieri salendo le scale di corsa. Solo, non ho compreso subito cosa volesse dire quel suo mettere in ordine. Ha buttato via tante cose,  pastelli spuntati, penne che non scrivono, e degli orecchini con Hello Kitty. Ha buttato un portachiavi ad orsetto, una serie di elastici con le ciliegie e le banane, un cerchietto di pelo con le orecchie. E la scatola col gatto. L'ho recuperata, dentro avevo un biglietto dell'autobus e un topolino fosforescente. La userò io, ci terrò la mia sterminata collezione di stitchmarkers, in fondo questa scatola è così bellina, mi sono detta. Poi ho pensato. Non sei più da scatole coi gatti, figlia, me ne accorgo quando apro la porta della tua stanza e tu sei lì, me ne accorgo da come stai seduta, un pò di sbieco, come me,  me ne accorgo da come alzi gli occhi, da come ti scosti i capelli dal viso, con quel gesto che i tuoi Fratellacci Maleducati imitano centinaia di volte, per farti arrabbiare, Occhioni Verdissimi e Capelli di Seta. Cose te ne fai di questa scatola col gatto, che ti sembra tanto da bambina stupida, adesso, ma che forse riscoprirai tra un pò, magari all'università, chissà. Ho messo in ordine, che tradotto vuol dire, sono diventata grande, sono grande, non ho più bisogno di scatole coi gatti per conservare le mollettine, non mi faccio più le trecce, e quelle orride mollettine con le banane, ma per favore. Un figlio maschio cresce quando dalla sua stanza escono le note dell'heavy metal, quando ti bacia e punge, quando lo vedi radersi una mattina nel bagno blù. Una figlia invece, cresce quando butta via le scatole coi gatti. Me lo devo segnare, da qualche parte.                                   


27 ottobre, 2011

Vetro che vola.


E alla fine, il freddo, quello vero. Anzi no, non proprio quello pungentissimo, quello da calze, quello da guanti di lana pesantissima, che ne avevo fatti anche di lana leggerissima e pure coi buchi, ma che razza di guanti sono questi qua. Sono belle mattine, sono mattine di una semplicità che scalda, sono bei giorni di cose normali, di amiche in giro a cercar gomitoli, di inviti a pranzo estemporanei, inaspettati e perfetti, nella tovaglia pastello, nelle risate, nel clima da collegio che c'è, eppure siamo madri e spose esemplari, come dico sempre e di pasticci e menate e grane e questioni ne abbiamo una tonnellata a testa, ben suddivise, ma alla fine ci prendiamo il tempo per far le sceme e tutto il resto per un pò sembra lontano. Mi piace la semplicità  che arriva d'autunno, con le caldarroste  e i piumini nel letto, con le piccole cose che fanno grande una giornata normale, un vaso di vetro che diventa cristallo prezioso se lo sai vedere nel modo giusto, piccole soddisfazioni che fanno l'anima bella, momenti di niente che sanno di caldo, come il profumo del pane, dei biscotti cotti nel forno, nel caffè della mattina presto, il cielo rosa, il prato bagnato, le foglie. Sono mesi che colleziono vasi di vetro, la marmellata, la Nutella, li sciacquo per bene, li uso per i fiori, per il basilico del mercato, per le ortensie seccate, perfino per i bottoni, ci metto un nastrino, se ho tempo preparo per loro un vestito così chic che perfino Marie Claire li ha messi in copertina, certo non i miei, ma insomma, è quasi uguale. Mi piace pensare che ad ogni vaso dò una storia nuova, un destino diverso da un volo bislacco nella campana del vetro. Così i miei pensieri. Vasi di vetro messi a nuovo, guardati da un'altra prospettiva, da un'altra strada, un altro sentiero, colorati, messi meglio, un nastrino, un pò di cotone, un nuovo significato. Lo vedi, c'era scritto Barilla e ora è pieno di cioccolatini di Gobino, ci sono le ultime rose della siepe, c'erano i sottaceti e adesso il rosmarino, era vetro ora è cristallo, era ansia ora è calma accesa, era un niente ora è un gioiello, un pensiero trasparente che non si frantuma insieme ad altri mille, che non finisce, non ancora, almeno.



24 ottobre, 2011

La Leggenda del Reggiseno Ristrutturato.



Avvertenza: questo non è un post da postribolo, nè per maniaci sparsi sul web, niente di niente. E' semplicemente una storia vera, accaduta ai giorni nostri, lassù, nella Casa in Collina. Personaggi ed interpreti. Uno solo, io. Anzi no, due: io e un reggiseno. Non c'è nulla di torbido in questa storia e chi si aspetta cose turche ne verrà prontamente deluso, è una storia insulsa, alla fine, ma ha dell'inimmaginabile. Ora, accade giorni addietro che, uscendo un prezioso reggiseno dalla lavatrice, dove lo lavo con amorevole cura, ciclo stradelicatissimo, supercashmere slow motion, sapone di Marsiglia misto a champagne, noto con lieve disappunto ("Azz!") che i gancetti dell'indumento si sono, come dire, schiacciati, svalvolati, piegati su se stessi, non so come come abbia potuto succedere ma è la realtà dei fatti, vostro Onore. Inservibile l'indumento tanto amato. A prescindere dal fatto che ultimamente, le mie Amiche ed io ci sia convertite alla legge del Non Si Butta Niente, e ci scambiamo volentieri trolley strapieni di vestiti, dalle figliole cresciute a quelle ancora che devono crescere, dai figlioli grandi a chi i figlioli ce li ha più piccini, da un pantalone che mi ha stancato a chi invece ci piace un sacco, le ballerine che fanno male a te a me invece stanno un amore, e via così. Pratica molto diffusa negli USA, qui non è ancora così famosa ma mi sa che ci diventerà, giocoforza, eppoi le mie Amiche ed io siam troppo avanti, questo si sa. Ma torniamo a Lui, il Reggiseno Sgancettato. Che fare? Di buttarlo non se ne parla proprio, fa ancora il suo più che onorabile servizio, eccome se lo fa, intendo, e così sono stata folgorata dalla soluzione.
 Mi reco baldanzosa nella merceria più vecchia della città, quella che vende ancora le cerniere RiRi, per intenderci, che erano quelle che mi metteva mia mamma negli astucci che facevo coi jeans rovinati o all'uncinetto alle scuole medie.

La merceria è un posto strano, ci trovi le cose più malinconiche del mondo, l'elastico delle mutande, per esempio, giuro di aver assistito alla vendita di 1 metro di pizzo per sottoveste, non so se mi spiego In questa merceria, pieno centro storico, anzi, ex ghetto di questa città, c'è una parete piena di bottoni che fa perdere la testa, e i cassettini di legno e una serie ci cosucce che ti fan sentire al 24 ottobre del 1950. Arrivo con il corpo del reato, Devo Aggiustarlo, E' Possibile? E qui, la meraviglia. La signora della merceria estrae dal bancone un cassetto pieno di delizie, gancetti di varie misure, e anche appositi anelli per infilarceli, in tre colori soltanto, nero, bianco e beige, fine della storia e poi ancora quegli aggeggi per il reggicalze, da attaccare alla guepiére, signora mia, quando proprio si vuole attaccare al lampadario, per dire. Costo dell'operazione euro 1. E io che non so cucire mi sono cimentata e voilà, il Prezioso Reggiseno ha i suoi bei gancetti nuovissimi. E io mi sento tanto un donnino anni 50, di quelle parsimoniose e timorate di Dio, che hanno una ricetta segreta e si fanno la messimpiega coi bigodini. Però, son contenta. Primo perchè mai avrei immaginato che un reggiseno potesse avere dei pezzi di ricambio, e secondo perchè sono riuscita a cucirlo, che per me è una vera conquista. E si calmino gli animi dei pettegoli, degli assatanati  e dei poveri di spirito: a casa mia, nemmeno ce l'ho, il lampadario!

23 ottobre, 2011

Sarà l'autunno.



Ma sì che scrivo. Scrivo ma non qui. Chissà dove poi. Scrivo anche con la penna, certo, ho comprato un'altra stilografica usa e getta, che scrive blù ma profumato, ma non profumato di qualcosa, profumato di inchiostro, eccerto, di cosa se no, e mi piace così tanto scrivere a mano, ogni tanto. Mah, sarà l'autunno. Che fa essere così, a tratti frivole a tratti pensierose, a tratti con la voglia di un bel libro, a tratti di sfogliare i fashion blog, di aver voglia di tacchi scintillanti e un attimo dopo di una sneaker leopardata, per dire. La domenica è trascorsa con grande sciallo, con la tranquillità che è solita della domenica, appunto, ci sono non uno ma due scialli già iniziati, uno con un filato così prezioso che quasi mi vien male a lavorarla, se sbaglio è un casino, sto concentratissima, non chiacchiero, butto ogni tanto uno sguardo alla tv ma non seguo il film, seguo il pattern con un'attenzione che non mi riconosco, ma questo filato mi piace così tanto che non posso, semplicemente non posso disfare e sciuparlo, per niente al mondo. Sarà che sono letargica, non ho voglia di andare in giro la domenica, siamo tutti qui, è così bella la domenica in questa casa, che perfino sistemare la lavanderia con la Ginnasiale diventa un bel momento di chiacchiere, e di vicinanza, con lei che sembra ogni giorno sempre più me, perfino ieri mi hanno detto Si Vede Proprio Che è Sua Figlia e lei sorride di quel sorriso che scioglie, me, suo padre, e anche qualcun altro, mi sa. L'autunno porta con sè una serie di piccolissimi riti, di voglie che vengono solo d'autunno, ma certo, mica ti viene voglia delle coperta sul divano in piena estate. O magari del camino, che è ancora presto, non fa ancora così freddo. Domenica d'autunno, c'era un pò di sole, l'ho sentito sul terrazzo quando ho controllato che lenzuola si fossero asciugate, avevo voglia anche di castagne, non sono buone quest'anno, mi ha detto il contadino, se non piove nemmeno i funghi ci saranno. A me non importa granchè. Mi bastano le persone che ho qui adesso, i miei gomitoli, le mie cose più piccole, del fatto che piova o no non me ne importa un bel niente, ho un libro nuovo da iniziare, lo farò stasera, magari, andrò a letto presto perchè mi piace leggere prima di dormire, ci sono anche le stelle, nessuna nuvola, ma non mi dispiacerebbe mica, in fondo,  se piovesse anche le castagne diventerebbero buone, e spostando un mucchietto di foglie secche si potrebbero trovare centinaia di funghi profumati, così anche il contadino sarebbe contento.

18 ottobre, 2011

Imparo dal silenzio.



E'  il silenzio ad insegnarti. Non cose fondamentali, certo che no, ma interessanti, ecco, cose che ti serviranno, cose cui non avevi pensato mai.  C'è silenzio stamattina, c'è stato fino a poco fa, niente musica, nessuno con me, nessuno chiuso nella sua stanza, le persone di questa casa fanno rumore anche quando non ci sono, si fanno sentire anche quando sono lontane, perfino il gatto ogni tanto ci vuol fare un giro dentro, alle loro stanze vuote, un passaggio sul letto disfatto, un sonnellino sulla maglia lasciata lì, che tanto è da lavare. Mi dispiace che inizi la settimana, in questa casa rimaniamo in pochi, pochissimi, e non mi piace. C'è troppa calma, troppo ordine, non già di cose, ma non c'è fermento, non c'è confusione, due figlioli sono la metà di 4 e sono già grandi, la Ginnasiale studierà da un'amica, il Liceale Innamoratissimo arriverà più tardi. Il silenzio mi insegna a pensare. Che scoperta, uno pensa tutto il giorno, sempre, se ci pensi bene è così difficile non pensare a niente, A Cosa Pensi? A Niente, non è vero, è una bugia, pensare a niente non si può. Il silenzio di questa casa, stamattina, mi ha fatto pensare, a cose belle e a cose meno belle, mi ha fatto render conto di, ricredere su, realizzare che. Mi sono data della scema e un secondo dopo mi sono fatta un complimento, non è vero che sei scema, meno male, ogni tanto mi ci vuole qualcuno che me lo dica. Nel silenzio si riflette di più, le cose hanno la loro giusta luce, il loro suono che senti solo così. Nel silenzio di questa mattina ho pulito con attenzione gli schizzi di zucca sul mobile della cucina, quelli che ieri sera non avevo visto, perchè è esploso il minipimer dentro alla pentola e così, zucca dovunque. Nel silenzio di questa mattina  ho pensato che sì, forse dovrei cambiare le tende della cucina, ma non è che sian tendine a vetro ed è più facile a dirsi che a farsi. Nel silenzio di questa mattina ho pensato che in fondo sono abbastanza contenta che faccia freddo e ho decretato che sì, che la gente faccia un pò quello che vuole, pensi quel che vuole, si comporti come vuole, la gente va lasciata nel suo orticello a guardare i ravanelli, la cicoria e la zucca, stramaledettissima zucca. Intorno a me voglio persone e non gente, voglio, sì, voglio facce sincere e non frasi di circostanza, persone vere e non la gente, e la differenza, ma guarda un pò, si impara solo dal silenzio.

15 ottobre, 2011

Socks Time.



Ossì, a me MI prende secca. O meglio, a noi CI prende secca. Nel senso che si va a periodi. C'è stata l'era delle sciarpe, eravamo ancora titubanti sul da farsi, e andavamo lisce, tutte dritte, con le sciarpe una non sbaglia mai. Poi è venuta l'era dei colli, dei neckwarmer perchè così si chiamano, e allora giù di circolari, ho regalato a tutte un kit di ferri e qualcuna ha storto un pò il naso, Non Mi Ci Abituerò Mai, ma poi alla fine si è innamorata, come succede spesso in queste cose. Poi sono arrivati gli scialli, Cristiana ed Emma ci hanno messo del loro, abbiamo pure scritto un libro, e allora giù di nomi incomprensibili, Revontuli, Forest Canopy, Sono al Terzo Saroyan, Sono Indecisa Tra Un Mormor e un Azzu, Ma con la Kauni o con la Manos? e chi ci sente parlare ci prende un pò per matte, si capisce, sembriamo un pò invasate, è vero. Solo, che siamo diventate proprio brave e disquisiamo in tutta scioltezza di short rows e del tristemente famoso Magic Loop come se dessimo la ricetta della frittata, per dire. Pochi giorni fa, la rivelazione. E' stata Afef l'antesignana, nel senso che è stata lei a farle per prima, ad acquistare prima di tutte degli strani circolari ad uncino, e che dice essere una vera meraviglia. Noi, o almeno la scrivente, a far le calze nemmeno ci avevo mai pensato, o forse sì, quattro o cinque anni fa una spedizione era partita da qui verso Milano, Biancaneve, l'Amica delle Provette ed io, sabato si và in Triennale a imparare a far le calze, il delirio, ci siamo divertite un sacco, e tutto abbiamo fatto tranne che imparare, abbiamo pure incrociato Lapo, pensa un pò. Ma adesso, a vedere questo schema, a tutte c'è punta vaghezza di farle, per le figliole, per noi medesime, da regalare a Natale. Sono le calze del week end, quelle che metti la notte quando hai uno spiffero di freddo, quelle che ci cammini per casa e dici con orgoglio Le Ho Fatte Io, e sono così carine a vedersi, forse ci faranno imprecare a farle, ma non è importante. Inizia così, in questo week end, il primo passo verso una nuova frontiera del knitting, forse non è proprio la risposta commerciale a Calzedonia, ma noi si scelgono con cura i filati più adatti, i colori che ci piacciono di più e si parte. Giovedì prossimo, al knit cafè, ciascuna porterà il suo manufatto. Io arriverò in ritardo. Passo prima da Calzedonia.
Thanks to: The Purl Bee

14 ottobre, 2011

Nè di Venere.



Adoro il venerdì, si sa da sempre, non sono nemmeno tanto originale, il venerdì piace a tutti, è il giorno prima del giorno prima della festa, della domenica, che poi alla fine non si farà un bel niente, di solito noi non si fa niente o quasi la domenica, ma è proprio questo il bello dalla vicenda, il niente. Venerdì fa rima con faccioquellochemipare, ma a guardare bene non è che possa fare quel che mi pare, in realtà, perchè la casa è dissestata da un disordine lieve, imperante e strisciante, una cosa lì, un'altra laggiù, ma è la somma che fa il totale e allora un paio di scarpe lì, una maglia là, una pentola che non ha trovato posto in lavastoviglie, una lavatrice da stendere fanno un casino disordine importante e allora mi ci metto. Certo, mi piacerebbe far altro, non dico di no, c'è un venticellino sottile che ti fa venir voglia di andare sù per collina a vedere se finalmente le foglie hanno cambiato colore e se sono ancora come a luglio, e poi mi piacerebbe anche chiudere gli occhi e trovarmi che so, seduta al sole in un bar su una piazza, a leggere, magari, o a fare people watchin' e inventarci storie sopra, lo faccio spesso e l'Illustrissimo ride di gusto e mi dice Ma Come Ti Vengono, come mi vengono non lo so, so che mi diverte tanto, è più di un pettegolezzo, la gente che passa non l'hai mai vista e non la vedrai mai più e dice tutto in quei 3 secondi che ti passa davanti, gli indizi sono pochissimi e io invento loro una vita e una situazione, tanto, non avrò mai la controprova e il gioco finisce lì. Non sarà per niente un venerdì di cazzeggio, invece, nessuna storia da inventare sulle vite degli sconosciuti, mi sa che dovrò mettere i piumoni a tutti i letti, sistemare una volta  per tutte il mio comodino, che nemmeno si vede più, il comodino, da tanta roba che ci sta sopra, letture serali abbandonate di malagrazia, occhiali, catename vario, prezioso e non, cose sparse. Oppure, sistemare l'armadio delle scarpe, solo che io ci metto ore, perchè le provo tutte prima di metterle via, ma dimmi tu se non sei scema, si disse da sola. Stamattina, mi dedico a questa casa, comincio con lo svuotare i cestini della carta e poi li porterò al bidone della carta che sta in fondo alla strada, e poi non resisterò al richiamo di questo venticello e farò un giro, e alla fine non avrò combinato granchè e sarà già ora di pranzo, meglio di no, comincio a spalancare tutte le finestre, il vento mi terrà compagnia mentre litigo coi piumoni, i cestini della carta mi sa che li svuoto per ultimi.

12 ottobre, 2011

L'estate regalata.



Colori insoliti per questo autunno caldissimo, ancora fiori, e sole e vestiti leggeri, e bicicletta e sandali e si sta bene, nessuno che conosca ha ancora detto Voglio l'Autunno, sì, forse io, le castagne, la polenta, le coperte sul divano per guardare la tv, i vetri appannati. No, non oggi, che farà così caldo da qual che ho letto, non oggi che sembrerà un'altra belle giornata di vacanza e invece il cielo solo sa quante cose ci sono da fare. Ieri mi sarei comprata un mazzo di astri colorati, ma come, si dovrebbero comprare le bacche e il pungitopo, forse è ancora troppo presto, ma è metà ottobre e se non fosse per decenza andrei ancora in giro coi pantaloni coi coralli e le conchiglie. La mattina lassù nella Casa in Collina è iniziata bene, a ranghi ridotti si ragiona forse meglio, non so, ho solo due figlioli da gestire, al momento e nemmeno si fan più tanto gestire, nel senso, spesso non sono nemmeno a pranzo, me ne accorgo dai carrelli della mia spesa che finalmente assumono dimensioni normali, e, meraviglia, qualche volta riesco anche a passare dalla casa veloce, pensa il lusso. E' il sole a farmi bene, è il sole a scaldare le cose che ho e i miei pensieri, sta passando un aereo e il suo rumore spesso mi ci faceva pensare, dove vorrei essere adesso, dove vorrei andare, correre in aeroporto e scegliere un biglietto per il primo imbarco disponibile, così, col naso per aria davanti al cartellone prima che giri nel delirio di numeri e simboli e lettere, mi ha sempre affascinato quando cambia il cartellone delle partenze negli aeroporti, sto lì a guardarlo come una scema, e mi piace anche il rumore,  lo swishhhhh! continuo che fa,  è il sole che mi fa bene, che mi fa bella, che mi fa ciarliera e canterina già al mattino presto, no, nessun aereo mai, nessun biglietto mai, in nessun posto al mondo mai vorrei essere oggi se non qui.

09 ottobre, 2011

Top.Coat.Velvet.


 
Ora. Ci sono dei giorni in cui proprio non si ha voglia di cose serie, men che meno di tristerie, di menate, di cose pesanti. Ora. Càpita sempre più spesso ultimamente, che i miei sabati li trascorra con le mie Amiche, molto spesso qui, qualche volta in giro, i figlioli tutti sparsi per l'italico territorio, il mio Sposo impegnato in questo o quel progetto e che si tiene libero per la sua Amata e Virtuosissima Sposa, che sarei io, solo e soltanto verso sera. Càpita infine di avere al fianco un'Amica, di quelle recenti ma non per questo meno cremosa, non so come dire, certe cose si sentono da subito, a noi tutte questa qui ci piace per quel suo modo scanzonato di porsi, forse le rimproveriamo il millemillesimo tatuaggio che vorrebbe farsi, ma insomma, noi la si adora. Ed io in particolare adoro il lei quel suo non dire mai Non Posso, quel suo saper cucire, quelle sue borse colorate e preziose, quel suo essere sempre pronta per una nuova idea, un nuovo sogno, quel suo guidare per ore come me, il suo cuore grandissimo e, soprattutto, per superarmi in cazzate. Ella sa infatti un giorno o due prima della scrivente quale è la borsa must, il braccialetto introvabile, il locale giusto. Cose non fondamentali, ovvio, ma che in un mondo cattivo e malinconico e difficile, hanno il loro bel perchè. Perciò, ieri ho trascorso buonissima parte del mio pomeriggio insieme alla mia Amica delle Perle e a Lei. Dopodichè, avendo l'AdP terminato di foderare un cassetto con meravigliosa carta a gigli di Firenze, e dovendosi recare a sbrigare una certa faccenda di cannoli, siamo rimaste io e Lei, la mia Amica dei Tatuaggi. Missione: un'inaugurazione dove presenziare e poi, un paio d'ore di CC, ove si legga Cazzeggio Cosmico, che si fa cinque sei volte l'anno, non di più. Danni evidenti non ne sono stati fatti, se si fa eccezione per un vestituccio a rose e per questo, una meraviglia da apporre sullo smalto per renderlo opaco ed elegantissimo, nuova diavoleria di casa Chanel e assolutamente, dico assolutamente imperdibile, come già mi disse giorni fa la mia Amica della Moda. Così, ci siamo adeguate, non sia mai che una redattrice di cazzate non abbia il suo Top Coat Velvet, ma in che mondo viviamo. Càpita però che per Lei, l'AdT, non sia un periodo di lucente meraviglia, e che la veda lievemente pensierosa, ogni tanto, lievemente assente, ogni tanto, lievemente malinconica, ogni tanto. Perciò, da esperta ad esperta, so che farà tesoro di questo consiglio domenicale che sto per darle. Usi il Top Coat Velvet come pozione magica per tirasi fuori, per conservare bella e intatta quella sua risata, per tenere lontano i pensieri tristi e le preoccupazioni che per forza di cose si affacciano ogni tanto nella tua testolina by Aldo Coppola, che io e tutte noi sappiamo più che bene che queste settimane non sono uno scherzo per Lei. Di certo non risolverà un bel niente, certo non è che all'improvviso, voilà, tutto è magicamente a posto e scorrevole e lucido, ma almeno, un pochino aiuterà.  Da esperta ad esperta, s'intende. Il Top Coat Velvet opacizza soltanto lo smalto. Il sorriso, quello mai.

07 ottobre, 2011

Resto in cucina.


 
Resto qui, che è meglio. Che strano ottobre questo qua, me ne accorgo ogni giorno, il compleanno, San Francesco, già perchè io anche Francesca mi chiamo e anche Maria, Incoronata e Assunta me lo hanno risparmiato, come mi prendono in giro in casa, qualche volta. E poi oggi. Non un granchè, per me, non un giorno che vivrei, ne ho vissuto uno così tremendo anni fa, già, quanti, 31, accidenti, ogni anno uno di più, com'è ovvio che sia e io invece sempre a stupirmi, ma come, trentun anni, ma come può essere possibile. E allora, li penso, gli anni, i trentunanni, attaccati, uno in fila all'altro, come i chicchi di un rosario che sgrano a fatica, non mi piace ricordarli così gli anni che passano,che sono passati, da quel giorno che ha cambiato la mia vita, da quella di prima a quella di adesso, non c'era un altro modo, per caso? Mi piace pensare qi miei figli piccoli, questo sì, il matrimonio, quella volta che e le cose, e le feste e gli spaventi, anche, quella volta che son venuti i ladri, quanti anni erano, e poi le feste e le questioni, il lavoro, mi piace pensare solo alle cose belle degli anni che ho avuto. Non a questa qua. E ogni anno mi scopro un pò più cattiva verso questa cosa, verso il perchè sia successo allora e così, e verso tutto quello che poi da lì è arrivato, il dolore degli altri, non solo il mio, perchè un dolore così è davvero così gigante che fai fatica anche a tagliarlo in due, in tre, a dividerlo tra mio fratello, mia madre e me. E' un sacco pesante che mi porto dietro, sui camion dei traslochi che ho fatto, che vedo accanto alla valigia pronta per la maternità, al mio mazzolino di anemoni e fresia, alla mia fede lucente, ai dentini dei miei bambini, a trentuno alberi di Natale, anzi, solo trenta, quell'anno nemmeno l'albero di Natale si è fatto, in casa mia. Così, resto in cucina e guardo fuori, il sole, la terra calma, gli alberi morbidi della collina ancora troppo verdi per il giorno che è. Resto qui, come quando ho qualcosa da pensare e non ne ho voglia, in cucina anche i pensieri più terribili sembrano forse più lievi, penso distratta alle cose che ho da fare, anche se il mio pensiero và più in alto, oltre le nuvole, al di là del mio dolore e del mio volergli bene, ovunque lui sia, nel sole.

05 ottobre, 2011

Bugie.




In fondo, nemmeno mi dispiacerebbe se arrivasse davvero il freddo. Si ha voglia di lana, di maglioni, di sciarpe calde da avvoltolarsi intorno al collo, e affondarci la faccia, qualora. Da un lato ne ho voglia, dall'altro paura. Nel senso che poi mi conosco fin troppo bene e so che con il ritorno dell'ora solare e del buio e della nebbia, che mi piace, certo, ma poi io lo so, inizio a pensarepensarepensare e pensare non fa mica tanto bene, certe volte, anzi quasi mai, e lo so bene io che coi pensieri mi ci frullo il cervello, me coi pensieri cattivi, mica con quelli belli colorati di zucchero. Cionondimeno, ci si accinge a partire, lassù nella Casa in Collina, partire per DaNessunaParte, non è che ho le valigie in ingresso e dei biglietti in borsa, no, si parte per la giornata, per le cose da fare, dovrò decidermi a comprare una di quelle bombe che fanno passare subito la tosse, ma quale miele, ma quale propoli, qui ci vuole un  pastiglione di quelli seri, altro che storie. Si parte, si esce fuori nelle brughiera (!), si fanno cose e si risolvono questioni, ho una mezza dozzina di Multe Miste, un pò mie, del mio Sposo e di qualche figliolo, in città miste, noi qui si prendono le multe cicliche, o nessuna per mesi, o 6 in un botto, son cose. C'è una strana, stranissima nebbiolina che sembra fatta di bollicine invisibili, si cercherà nelle vetrine del Corso qualcosa che ci faccia iniziare ancora meglio una bella giornata di cose da niente, magari un pizzo, magari un gloss o un rossettone di quelli decisissimi, un pò mat un pò postribolo, ecco, di quelli che ci vuole il solvente per togliere alla sera e poi sì, la bicicletta, che ancora si può usare sù e giù per le strade cittadine, un golfino leggero basterà, le calze non sono pervenute e ancora non perverranno per un mese o giù di lì, ho detto di aver voglia di freddo e di lana ma non è mica tanto vero e poi, chissenefrega della tosse.

03 ottobre, 2011

Frescomattino.


 
Si sentono già le campane, ed è solo mattina presto, certo, mica le campane suonano al pomeriggio, o è sera  o è mattina. E poi, nemmeno so che campane siano, se quelle della chiesa della collina o se ella chiesa sulla strada, quella con la forma strana, che nemmeno la sembra, una chiesa. E' una bella mattina di ottobre, vien voglia di andare per i campi o sù e giù per la collina, è fresco ma ci sarà ancora il sole per una settimana almeno, o meglio, così dicono, chissà se è vero per davvero. Le ultime settimane sono state piene di cose, di gente e di faccende da fare, da gestire, da preparare. Ora, ci si rende conto che è proprio giunto il momento di fermarsi un pò, di riprendere in mano la questione casa, che qui hanno fatto gli anarchici per troppo tempo e sono stati anche bravi, devo dire. E adesso, si ritorna al normale, ai ritmi consueti, alle piccole, piccolissime abitudini di una casa qualunque. Un frescomattino, scritto così, tuttattaccato, capita giusto per fare le cose che si devono fare senza troppi traumi e  stendere fuori sull'abiurato stendino diventa piacevole, a guardare ogni tanto le ortensie rossastre che quest'anno non ne hanno voluto sapere di diventare rosa, e sono passate dal verde al bordeaux senza dire ba, senza colorarsi, senza fare le ortensie vere. E' bello cominciare la mattina stendendo di fuori, ci sono ancora le goccioline della notte, sul prato che nessuno ha ancora tagliato, nonostante le suppliche, le minacce, le offerte in denaro, gli ultimatum scritti sulla lavagna della cucina, niente, nessuno che abbia avuto l'ispirazione, il tempo, anche soltanto la voglia di dire, Massì, Oggi Taglio il Prato. Che resti così, alla fine, un pò selvaggio, scompigliato e disordinato, e che sarà mai, una delle regole di questa casa scellerata è che ognuno faccia quello che si sente di fare, nel limite della decenza e della legalità, che la si pigli scialla, che non si vada troppo per il sottile, è un frescomattino di sole regalato, ci sono migliaia di cose da fare e si faranno tutte, in grazia di Dio, con calma e sentimento, e l'unico vero pensiero che vorrò quest'oggi è capire bene da che parte viene il suono di queste campane. Del resto, di tutto il resto, m'importa poco o nulla.

02 ottobre, 2011

Forse dovrei.



Un pò mettere la testa a partito.
A questa età, intendo.
Quarantotto, che a scriverlo in parola fa ancora più impressione che il numero, non so.
E calmarmi un attimo.
E fare la grande,da oggi.
E.
- mettere il mezzo tacco e la calza riposante
- farmi i colpi di sole da menopausa, quelli orridi mezzi gialli e mezzi grigi
- mettere solo smalto rosa perlato
- vestirmi da sciura di mezza età, è questo che sono alla fine, no? Gonna a pieghe al ginocchio, twin set e spille col cammeo.
- starmene a casa a cucinare e spolverare, in ciabatte e vestaglia
- farmi la messimpiega ogni santo venerdì, dalla pettinatrice, ma la messimpiega coi bigodini e sotto il casco leggere i giornali di gossip e commentare a voce alta con la mia vicina : A me 'sta Belen proprio non piace.
- avere come argomento principale figli, marito e calcoli alla cistifellea, non guidare in autostrada, trovarmi un circolo per giocare a burraco.

E invece.

Oggi è il mio compleanno, è un bel giorno di sole e di caldo ed è proprio strano che al mio compleanno faccia così caldo, lo so per certo.
E so già che metterò le calze solo a novembre inoltrato, e che quest'inverno avrò tacchi da paura e continuerò con il mio hennè rossissimo finchè non sarò stufa e che metto smalti spaventosi e molto glamour, e che ieri me ne hanno regalato una manciata ed ero così contenta che per me li avesse scelti una ragazzina, e che ieri avevo dei pantaloni strani fatti a pelle di serpente e che cucino un sacco sì ma scalza e con la musica a manetta e che dal parrucchiere ci vado ogni mattina sotto la doccia e che la cistifellea non so nemmeno bene dove sia, che odio, odio, odio con tutta l'anima tutti i giochi di carte che non siano rubamazzo e che posso guidare per 10 ore fermandomi una volta soltanto per una CocaZero e che per me Belen, Corona e Compagnia Briscola sono la Fiera del Chissenefotte.

Bene. Buonissimo compleanno a me, 48 suonati, oggi festa grande con tutti i miei figlioli, le mie Amiche Torinesi che fanno anche la mia parte a Manualmente, il sole fuori che scalda ancora, un bell'autunno dorato che autunno non sembra ancora, la torta, le cose, che bello sarà.