09 marzo, 2008
Lingotto, anch'io.
Lavori in corso.
Sì, si è lavorato. E tanto anche. Ma è stato così gradevole, sapesse, signora mia. Sono stati due giorni di niente assoluto e di tutto cosmico. Di grandi, invisibili manovre. Di riassettamenti vari, una lucidata qua, una stirata là. No, non ho iniziato le pulizie di primavera, ma di quale primavera poi, che io l'aspettavo eccome, anzi, già la credevo arrivata e invece eccomi qua col mal di gola per aver circolato una settimana senza calze col freddo che fa. Ho lavorato, ha lavorato il mio Esimio Sposo sulle Fragole, no, dico, ma ha visto che cosa mi ha fatto? Ho lavorato. In questi giorni ho cercato. Guardato meglio. Pensato, anche. Riflettuto. Mi sono trovata spesso a guardare fuori con la mente sciolta. Ho avuto pensieri distanti e vicinissimi, pensieri faticosi e altri deliziosi. Ho avuto modo. Di pensare a me. Di prendermi del tempo, e senza parrucchiere o massaggio. Ho pensato e basta. Una specie di seduta psichiatrica ma stando in piedi, non so come dire. Mi sono beata, anche. E alla fine, le cose che ho pensato le ho messe in fila. Una accanto all'altra, come quei vecchi bottoni che ho comprato giorni fa e che stanno adesso in un vaso vuoto della marmellata. Mi piacciono, le cose che ho pensato. Mi piaccio io, adesso, che non ho ansia e malinconia e quel disagio, quella specie di nausea leggera, quella scontentezza di fondo, quella stanca paura. Sto bene. Che bello quando si lavora, fuori e dentro. Si tira l'anima a lucido come una teiera d'argento, si spolvera il cuore per bene, si appendono tende fresche di bucato e si comprano vecchi bottoni, spaiati e bellissimi, luccicanti di madreperla, da conservare nel barattolo della marmellata.06 marzo, 2008
Knitting day.

C'è da ricordarlo? C'è da dire che ogni primo giovedì di ogni mese noi ci si trova a knittare-chiacchierare-sorseggiare-ricamare-scambiare-imparare-insegnare, anche, perchè no ? E oggi, stessa spiaggia stesso mare, nel pomeriggio, passate quando volete, dalle alle non mi va, saremo lì. Ma oggi, una novità, un gioco a sorpresa, una cosa carina, un'idea che mi è frullata. Knit & Fun, allora. Portate con voi oltre al vostro knit, il vostro ricamo o il vostro bel niente, una penna. Le chiacchiere, l'entusiasmo e la voglia di fare, beh, quelle ci sono già.
A Casa di Josephine
Via Parma 10
Alessandria
dalle 15 in poi...
05 marzo, 2008
La Fata Smemorina.
Così non va. Sicuro, va tutto bene, è un periodo relativamente tranquillo, il Liceale ha persino riportato un discreto voto di matematica e, se non proprio la fanfara, almeno il picchetto d'onore ci stava bene. E allora? Allora sono io. Io che non funziono. Io che sono inceppata, come dire, mi manca la pila, quella tonda degli Swatch che si compra dai cinesi in comodi blister da 12 alla ridicola cifra di euro 1. Sono io che devo fare il tagliando. Sono io che non freno. Mi è andata giù la catena, lo dice anche Zucchero in quella assurda canzone che, se avessi scritto io mi avrebbero internato. Ma forse, da internare lo sono davvero. Ho la spia dell'olio accesa. Il simbolo del brillantante nella lavastoviglie. Senza benzina, ma con l'indicatore sotto allo zero, che ti dici, ecco, adesso mi fermo. Low battery. Recharge. Non ho la linea. Scollegata. E' andata via la corrente e adesso devo fare reset. Bene, esponga il suo problema. Il mio problema sono io. Dimentico. Non mi concentro. Non ricordo. Ma dove avrò messo, eppure era qua. Per poi scoprire che ce l'ho davanti al naso. Come si chiama? Chi era quello? Ho messo il sale? Come si dice? Ecco, questa sono io. Il mio Sposo mi studia. Ci fai o ci sei? Ti metteremo in una bella stanza luminosa, con la coperta sulle ginocchia, ti piazzeremo davanti alla tv con Alda d'Eusanio e ogni tanto verremo a vederti. Mi provoca. Ma io davvero sono fusa. Storneggiata, sembro un pò fatta, un pò ubriaca, un pò scema. L'inizio della fine? Mi starò fidanzando con Helmut Halzheimer? Mi era successo un'altra volta. E anche lì, forse venivo da un periodino di quelli non proprio rosei, di quelli che non sai più bene a che santo votarti, di quelli che, se avessi a portata di mano un bel precipizio non esiteresti nemmeno un secondo a farci un bel salto dentro. In senso metaforico, lo ben si intenda! Così, questa Fragola storneggiata si appresta ad iniziare un'altra giornata, ancora più confusa di ieri e di ieri l'altro, per colpa di quel vento polare di ieri sera che ha buttato tutto all'aria e le povere viole del pensiero che sbatacchiavano di qua e di là, un pò come la mia testa, o meglio, come i pensieri ivi riposti. Ma ieri, la mia Amica delle Provette, delle Perle, quella della Pastiera e anche Biancaneve mi hanno rincuorato un pochino. Mi bombarderò di vitamine, magari qualche goccia omeopatica farò al caso mio e mi aiuterà ad uscire dal tunnel dell'oblio. Perchè è vero che scordo di comprare i limoni, di pagare le cose alla posta, di ritirare le cose in tintoria, ma delle persone che adoro, di quelle che mi scaldano e mettono un cerotto sul mio cuore sbucciato, quelle che danno lo sciroppo alla mia anima con la tosse, beh, di quelle non mi scordo di sicuro. 04 marzo, 2008
La PrinciFesta.
29 febbraio, 2008
Domanda.

Lo so. Banale. Ce li hanno proprosti in tutte le salse, dalle Alpi alle Piramidi, col figliolino sulle Presidenziali spalle e lei con occhialoni griffati e maglioncino. Ma, concedetemi, oggi e oggi soltanto, giorno bisesto, di fare una bieca, bassa, pettegolissima chiacchiera da venerdì sera, da portineria, ma che dico, da osteria, o meglio, da bar sciccoso del centro la mattina alle 11: Ma Lei, l'italiana, la top delle top, Carlà con l'accento, che si è ...si è... conquistata prima il padre e poi il figlio, Lei, che cantava con voce roca, Lei annovera tra i suoi amori Mick Jagger, e scusate se è pochissimo, Lei, bellissima, architettonicamente perfetta, come dice il mio Sposo, Lei, che abbiamo visto fasciata da abiti da delirio e anche fasciata proprio di un bel niente nei paginoni centrali delle riviste for men only, Lei, il buon gusto, l'eleganza e lo stile italiano e bla e bla e bla...
Possibile che se ne debba stare lì, al cospetto di non so quale capo di Stato, lei e il suo ruspante Presidente, lì, imbalsamata con una faccia da trota, vestita come una commessa di Prada Galleria, non un gioiellino, non una passata di Labello, non un'ombra di fard, nemmeno la messimpiega, sciatta fra le sciatte, con l'espressione da sala d'aspetto di ginecologo, Sa Com'è Devo Fare il Pap Test?
Bisesto de che?
Dicono porti sgarro. Dicono. Dicono Anno bisesto, anno funesto. Dicono. ma noi che ci fa. Sì è vero, c'è una nebbia gentile stamattina, o almeno pare da qui. Magari piovigginerà noiosamente a metà pomeriggio, e resta da sperare che il week end ci lasci modo di piatare le primule sui davanzali, orsù un pò di colore, domani sarà marzo e marzo fa rima con primavera. Bisesto o no, secondo il mio modestissimo parere, dato che oggi lo si vive ogni quattro anni soltanto, bene, vediamo di impiegarlo in un modo carino, magari facendo qualcosa che non abbiamo mai fatto e nei limiti della decenza, signora mia, non è che adesso mi và ad assaltare una banca. Si raccolgono idee. Personalmente ancora non ci ho pensato, ma data una rapida scorsa alle cose che ho da fare quest'oggi, direi che devo andare a comprare una pattumiera. Ma quali primule, me quale primavera, ma quali celestiali visioni di prati fioriti e sole: da domani, al villaggio, cambia la musica e c'è un viavai di bidoni, benne, cassonetti nuovi di zecca per la differenziata obbligatoria, che peraltro in molti quassù si fa da anni. Bisesto o no, qui si deve stare al passo coi tempi. Se qualcosa mi verrà in mente, che non ho mai fatto o che faccio di raro, giuro, la farò. Un giorno regalato non và sprecato. Fare una cosa mai fatta prima, a patto che sia molto, molto originale. Direi che con la pattumiera mi porto avanti. Al resto, penserò poi.28 febbraio, 2008
Beata ingenuità.
Faccio pubblica ammenda.Sono giorni che mi frulla in testa una canzone, io canto spesso, mi piace, mi concentra, mi tira sù, mi fa passare la malinconia, mi fa fare le cose senza pensarci, laddove debba fare qualcosa che non mi piace, basta che canticchi e voilà. A volte, improvviso con la Princi, anche canzoni di tutto rispetto, da Samuele Bersani all'Ave Verum di Mozart. E scusate se non mi trattengo. Ma quella che canto sguaiatamente in questi giorni, che ha così un bel ritmo, incalzante, travolgente e mette allegria, certo, non la so bene, ne so qualche parola, ma poi faccio na na na e vado avanti, mi dicevo, e parla di uno che fa surf, e baseball, e golf, anche, ma che bello, stamattina, mi ha fatto rimanere di stucco, così, lo spazzolino in bocca, un rivolo di dentifricio e gli occhi sbarrati, mi sono guardata allo specchio con la radio a mille. Ohi Ohi. Ho ascoltato bene il testo. Che vi vado testè a proporre.
Orbene. Può una donna, moglie e madre esemplare, generalmente considerata a posto, senza vizi, che non fuma, che non beve, che non si è mai fatta una canna in vita sua, con tre figli in tenera età, ai quali deve dare esempio di candore e moralità e rettitudine, può, dico, può andare in giro a cantare questa roba qui? Giuro, l'ho fatto senza volerlo.
Giuro, l'ho fatto in buona fede.
Giuro, non lo faccio più.
Sono già inginocchiata sui ceci.
Chiamate Baustelle. Ditegli che mi avrà sulla coscienza.
Sob.
P.s. Però, è così bella!
27 febbraio, 2008
Oh, sì. Ravelry!
Oh, sì, oggi me la tiro proprio. Dopo pochissimi giorni di attesa, ecco che finalmente il tanto sospirato invito è arrivato. Sono su Ravelry. Sì, ecco, in vero non è che ci sia proprio da tirarsela. Nel senso che sì, è un gran bel posto dove passarci le ore (e dico, le ore!) ma solo per chi ha questa passione smodata per gomitoli e affini. Ad ogni buon conto, felice son di esser stata chiamata to edit my profile su Ravelry, la più grande comunità di knitters al mondo. A cosa serve è prestissimo detto. Serve che, alla fine, se volessi sapere che tipo di coperta tricotta la sciura Naomi da Singapore, che ferri usa e che punto, ecco, lo saprei. e se poi volessi fare un copri bidoncino dell'umido all'uncinetto, ben sapendo che il mercato dei copri- bidoncino dell'umido è fiorente in Estonia, voilà, a portata di clic io saprei con esattezza come fare, dove e con cosa, e venderei il pattern ( lo schema, signora, lo sche-ma!) sottobanco a tutte le mie scelleratissime amiche, delle Perle e Senza, da Alta Cucina e non, da Pastiera e da Surgelato, che fisioterapiscono o logopediscono, che fanno Pilates o vendono cachemere, che maneggiano provette o tessuti, beh, respiro, potrei anche farlo. Però, inutile proprio che me la tiri tanto. Che donne ci sono su Ravelry? E che lavori, signora mia, che lavori! Tutto un intorcinamento di trecce e di trafori e di merletti e di scambi di colori e scialli e calze a 12 ferri, e insomma, i miei miserrimi e infimi lavoretti da seconda ora di applicazioni tecniche, fan veramente pietà. I miei maglioncini insulsi, sempre un pò troppo larghi e con le maniche sempre troppo corte, le mie cuffie sbilenche, le mie anonime sciarpe...povera, piccola fiammiferaia dello knit, povera cenerentola dell'uncinetto, povera, povera, povera. Orsù. Non stiamo lì tanto a frignare, chè su Ravelry ci siamo e possiamo migliorarci, un altro knit cafè tra poco, qualche lezione ben presa da chi ne sa più di me, qualche ripetizione da Cristiana, e via, ci sentiremo di certo all'altezza di cotanta situazione. Ma sì che ce la facciamo. Yes, we can. Ma dove l'ho già sentita? 26 febbraio, 2008
Il Mucchio Selvaggio.
25 febbraio, 2008
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