30 maggio, 2007

Potevo resistere?

Considerando che è ancora troppo presto per gli addobbi di Natale e che è cominciato ahimè quello che in gergo viene chiamato Scialo Estivo, che arriva un pò presto, in verità, ma a noi, a vedere tutti quei costumi e quelle ceste di paglia e quei solari ci fa venir voglia di vacanza e, secondo ahimè, di spendere e spandere, ecco che non si può resistere ad un oggettino del genere. Si tratta di uno stendino mignon, i miei Architetti Preferiti potrebbero anche saltare sulla sedia, ma non importa. Loro sanno che io nasco barocca e hanno avuto un bel daffare a indottrinarmi con Gandia Blasco e Viteo. Li ho accontentati, certo, ma non rinnego le mie origini, barocche, si diceva. Così, non riesco a resistere all'acquisto di questo aggeggio, ove forse non ci appenderò mai niente, ma che è così assurdamente improbabile che alla fine, finisce per piacere da morire. A me è successo. E pazienza se il mio sposo lo ha guardato con orrore, pazienza se i miei figli mi hanno chiesto Ma E' Uno Scherzo?, pazienza e basta. Visto e piaciuto. Disponibile anche nella versione ciliegie. Ma io, secondo voi, io, nello scellerato delirio di questa fine di maggio, potevo esimermi dal comprar Fragole?

29 maggio, 2007

Dai, che si knitta.

Ma no che non mi è passato di mente, ma proprio per niente. Solo, ho avuto due o tre altre cose da fare, sa com'è. Comunque, questo appuntamento con il terzo Knit Cafè non si deve perdere per nulla al mondo. Sistemate i figlioli, i mariti, gli amanti ove necessita, nonni, cani, canarini e cincillà, agguantate con destrezza il vostro cestino da lavoro e via di corsa verso McDonald's, ad Alessandria. Dalle 16 in poi, un nutrito gruppo di knitters, di curiose, timide, invasate, esperte, alle prime armi, libere docenti e sospettose, si darà appuntamento lì. Ne abbiamo fatti altri, qui e qui. Vorrete mica perdere la possibilità di imparare a fare uno shorts che vi renderà uniche ed inimitabili la prossima estate? Unico accorgimento: la coscia, che mi và tornita al punto giusto. Ne parleremo. Ma come quando ? Ma domani, di grazia, do-ma-ni!!!

Orsù, dunque.


Ripresi. Che eventi straordinari si vivono qualche volta, com'è difficile trovare le parole, anche quando ti piace tanto cercarle e scriverle e fermarle, per te, prima di tutto e poi per chi le vuole, una volta al giorno anche di più volendo, non è così che funziona? La Prima Comunione della Piccola Princi di Zucchero e Vaniglia è andata bene. Era bella. Era emozionata. Era radiosa. Ha avuto affetto e festeggiamenti dalle persone che ci sono vicino, nel cuore, e anche da quelli che non c'erano, che hanno voluto in tutti i modi possibili essere lì. Li abbiamo trovati. Ed ora, tacabanda, signori. Passata l'aura di santità e raccoglimento, via, si riparte. Concentrandosi su questa fine d'anno, questa volta più pesante del solito, con un esame di terza media, che vabbè, non sarà niente per me, ma che rende il Mediano nervoso, intrattabile, insofferente e inappetente. Ma bello come il sole. E il Liceale, più innamorato che mai, che litiga col testo di filosofia e assume sempre più quel suo fare imbronciato che manda in visibilio le fanciulle e me medesima al manicomio. Per non parlare del Giovane Holden, sotto esami feroci, ma forse, anche lui con un segreto romantico da nascondere. C'è da divertirsi, non c'è che dire. In tutto questo, si và. Tanto per cominciare, oggi si ricama all'Officina. Mi sa bene che si parte col Natale, non è mica presto, sa? E domani, un Knit Cafè, che è mercoledì, e si sa, il mercoledì si knitta, dove e come si saprà presto. Così, tra avanzi di festa, foto di classe, temporali e qualche urlo isolato del mio sposo, che urla sempre meno, in realtà, ma quando urla, urla per bene, sarà meglio che si cominci a correre. E veloce, anche.

26 maggio, 2007

Tutto pronto.

O quasi. Pioviggina, accidenti, e forse sarà così anche domani. Lei è uno zucchero. E' un pò tesa, e allora suona, oggi avrà la sua prima Confessione. I suoi fratelli giocano, rubano i confetti dal vassoio, si misurano la sua coroncina, le chiedono oggi chi nominerà in confessionale. Fanno gli scemi, insomma, come tutte le volte che sono emozionati, anche loro, e che non vogliono darlo a vedere, non è roba da maschi, ma adorano questa PrinciMeringa che è di una dolcezza disarmante e di una forza che sorprende, quando macina vasche in piscina, quando distribuisce baci della buonanotte e bigliettini sotto i piatti e abbracci e coccole e calci, qualche volta, ma insomma, ogni tanto ci vuole. Tutto pronto, quindi. Oggi una festa con gli amici, verso sera. E domani, un pranzo semplice con pochissimi parenti. So già che in chiesa farò fatica a stare composta. Guarderò lei, candida di zucchero filato, suo padre e i suoi fratelli, che occupano un banco intero, li guarderò uno per uno, con le camicie stirate di fresco, le scarpe con scritto una dichiarazione d'amore, i capelli che non hanno voluto tagliarsi, li guarderò, seri e attenti, un pò commossi e un pò spaesati, li guarderò e mi chiederò Chi mai ha disegnato questo per me, Chi ha progettato per me una simile perfezione, Chi ha mai incartato per me un regalo così imponente e prezioso. Avrò un fazzoletto infilato da qualche parte, mi asciugherò gli occhi furtiva, che nessuno se ne accorga. Mi riempirò il cuore con le loro facce serene. E Lo ringrazierò.

25 maggio, 2007

Ecco.


Felicità
ti ho perso ieri
e oggi ti ritrovo già
Tristezza và
una canzone
il tuo posto prenderà.
Strano, ma è Vasco.

24 maggio, 2007

Così.

Forse è proprio vero. Nessuno all'inizio ci aveva creduto veramente. Era venuto un pò così, di sbieco, giusto per fare qualcosa di nuovo, di diverso, un esperimento al quale ci si poteva affidare come no, proviamo, si vedrà. A dirla tutta, avevamo tutte un segreto: la voglia di far riuscire questa cosa ad ogni costo, ma per non rimanerne troppo deluse siamo andate caute, abbiamo risparmiato sull'entusiasmo. Ma questo, solo per i primi cinque minuti. Poi, non so come, ci siamo accorte che avevamo tutte voglia di trovarci, il martedì e il giovedì, e non solo per impegnare un paio d'ore o per fare un corso a caso, poteva essere giardinaggio o origami. Questo no. Era di più. Abbiamo creato tante cose. Strofinacci, cuscinetti, sacche per la danza, borse per neonati. Ma queste sono le cose che si vedono in vetrina. Abbiamo creato molto di più. Io lo sapevo da un pò. E stamattina, quando le ho premiate, con quell'ago d'oro che era solo una scusa, mi hanno sorpreso. Hanno comprato per me un mazzo di fiori di rara bellezza, apposta per me, coi miei colori. Hanno ricamato per me un cuscino viola, non sapendo che per me era la prima volta, nessuno mi ha mai ricamato niente, e mi hanno scritto una lettera che so quasi a memoria, oramai. E mi hanno commosso. A dire il vero i lucciconi ce li avevamo un pò tutte stamattina, che oche, ho pensato, siamo qui a tirar sù col naso, ma non doveva essere una festa? L' Officina del Basilico è tutto questo. E molto di più. E la Cerimonia di Consegna dell'Ago d'Oro era davvero solo una scusa. Per dire a tutte le mia ancelle, Serena, Francesca, Sandra e Bruna, che sono onorata di averle incontrate e che inventare cose insieme a loro è un grande privilegio. Loro hanno insegnato a me molto di più di quanto io non abbia insegnato a loro, e che è molto di più di un rovescio perfetto e di come tenere l'ago. E che sia d'oro, ma che ve lo dico a fare!

Lo schiaccianoci.


Non proprio, o quasi direi. Ci sono momenti in cui le parole non rendono bene l'idea e allora si prova a descrivere stati d'animo e sensazioni con esempi che magari non calzano a pennello, ma che almeno rendono l'idea. Questo esempio mi è venuto piuttosto bene. Non sono un'artista a spaccare le noci, faccio saltare pezzi di guscio di qua e di là, e le schiaccio sempre troppo o troppo poco, e mai mai mai che il gheriglio ne esca intonso, devo sempre perdermi nei pezzettini di guscio, per non parlare quando le noci le dovevo spaccare ai miei figli, e qualche volta mi capita ancora di sbucciare qualcosa per qualcuno, lo trovo un atto di grande affetto e complicità, lo vedi quanto bene ti voglio e quanto amo stare con te? ti sbuccio l'arancia, ti rompo la noce, faccio una striscia lunghissima con la buccia della mela, sono bravissima, lo vedi? E poi mi fermo e penso: non tutto è come sembra, qualche volta gli schiaffi non si vedono, e fanno più male di quelli veri, chi l'ha detto che gli schiaffi sono solo quelli che fanno stciaff! sulla guancia e lasciano le cinque dita, chi l'ha detto che quelli invisbili e silenziosi, quelli che senti solo tu, non facciano più male? Così, ti sforzi di parlare d'altro e di concentrarti su quello che stai facendo che è speciale e bellissimo, ma non c'è niente da fare, il tuo cuore si schiaccia sotto il peso di parole che sibilano, e ti danno della cinica e tu resti lì a bocca aperta e non sai che cosa dire e cosa fare. Resti lì, imbambolata, con la tua sciocca vita tutt'intorno, e il tuo cuore schiacciato, più sciocco di te, che ancora non si abitua.

22 maggio, 2007

Pesta.

Mi rendo conto di avere, negli ultimi due giorni, dei desideri torbidi. Delle voglie strane. Scartando a priori la possibilità che arrivi il quinto figliolo, direi che ho già dato, le mie voglie sono, come dire, voglie primitive. Ho voglia di sbadigliare. Ho voglia di annoiarmi a morte. Ho voglia di girare di qua e di là senza meta, non sapendo bene come imegnare il mio tempo. Ho voglia di dirmi, e adesso, cosa faccio? Ho voglia di fare zapping. Ho voglia di sfogliare distratta una rivista soffiando sul thè e mettendomi lo smalto alle mani e soffiando un pò sulle mani un pò sulla tazza, così. Ho voglia di dormicchiare sul divano. Ho voglia di guardare per la decima volta Mediterraneo. Ho voglia di stufarmi fino alla nausea. E invece. Due giorni di frullamento, tritamento e centrifuga. Due giorni di non essere sicura di camminare per davvero, ma solo di sfiorare il suolo. Due giorni di delirio, ecco. Con la strana sensazione di essere, aiutami a dire, sopravvissuta. Si sopravvive senza telefono, dove segni numeri, codici e appuntamenti? Certo che sì. ma il vero lusso è che nessuno ti chiama, o meglio sì, e solo quelli che hai voglia di sentire. E sono coloro ai quali hai dato il tuo numero provvisorio, perchè tu, il loro, lo sai a memoria. Certo, ce ne sono molti altri, ma che importa, in fondo. Se proprio ti vogliono ti chiamano a casa. Il lusso di sentirsi un pò in incognita, sì, sono qui ma non esattamente qui, il lusso di non essere trovata, di sentirsi un pò nascosta un pò privilegiata. Nonostante questa sera mi senta come il basilico nel pesto, direi che tutto è sotto controllo. Andrò a letto presto, però. Per trovarmi domattina fresca, pimpante e profumata. Di basilico? E perchè no?

21 maggio, 2007

La resa dei conti.


Ah, è così. Te ne sei andata andata alla chetichella, con sposo e figliolanza ridotta, che il Grandegrande è sotto esami e il Grandeebasta deve studiare e giammai lascerebbe una settimana la sua fanciulla. Hai passato una settimana da catalogo, isole e mare e vento e mare e tramonti e mare e vela e mare e pace e mare. E' andato tutto liscio e perfetto come pochissime cose nella vita. Ah, è così? Molto bene benissimo, adesso che torni, cara la mia signora, vedi di darti da fare e senza tanti preamboli bùttati nella centrifuga della vita consueta. Anzi, già che ci siamo rendiamo le cose un pò più difficili. Hai messo fuori uso il cellulare durante la vacanza? Non c'è problema, eccotene un altro in sostituzione, ma senza i tuoi numeri, bella mia, che cosa vuoi, anche due etti di Zibello, lasci pure anche se sono due etti e trenta? Ma dirò di più. Mentre stai usando un altro apparecchio, facciamo in modo che te lo rubino pure dalla macchina, dove lo avevi lasciato incustodito. Ah, ecco, si comincia a ragionare. Niente telefono, niente numeri abituali, qualcosa come trecentocinquantadue cose da fare, di lavoro, ovvio, e anche di organizzazione, ti sei forse dimenticata che la PrinciPrinci fa la Comunione domenica che viene? E dove sono tutti i numeri che ti servono? Maccerto, nel telefono in coma irreversibile, mi sa. E le lavatrici da fare, che le magliette di Amaranta si devono lavare tutte insieme, e la spesa, che il frigorifero erano mesi che non restava così desolatamente vuoto. Hai perso dei messaggi, dei numeri e delle cose. I codici delle carte, del bancomat, della Postepay dei tuoi figli quando vanno in gita. Bel rientro, non c'è che dire. Confesso che questa mattina, con la spesa a rosolare in macchina, la fila alla posta per ritirare due stupide raccomandate, la sensazione che il mondo intero cercasse me medesima per comunicare l'inizio di chissà quale sciagura, alla quale io e solo io avrei potuto porre rimedio, beh, mi è venuto anche da piangere, non mi vergongo mica a dirlo, sa? Che ne sarà di me, ora? E' presto detto. Mi comprerò un altro telefono e denuncerò il furto. E già che ci sono, faccio un appello. Via mail, rimandate i vostri numeri a questa sciagurata che li ha persi tutti e in meno di un istante. Sbadata e sulle nuvole, forse ancora alle isole. Ma con un abbronzatura stile Diabolik e, già che ci sono, un telefonino nuovo di zecca. Sopravviverò. Con classe, s'impone.

19 maggio, 2007

Canzoni d'amore.


Questo ti viene voglia di fare. Anche se non sai da che parte cominciare, anche se forse sei anche stonato o non sai bene i segreti delle note e dei bemolle. Questo ti viene voglia di scrivere, canzoni. Anche cantare sembra troppo poco. Hai cielo di sopra e di fianco e tutt'intorno. E di qui e di là, qualcuno ha srotolato per te un enorme e meraviglioso tessuto lucido. Della terra nemmeno l'ombra, per un pò, almeno. Solo mare e mare e mare.
Le cose che hai in mente prendono una forma differente, un colore che non sai, che non hai ancora visto, che ancora non conosci ma sai che ti piace e che ti piacerà ancora e ancora.


E ti scopri a pensare, ma in quale posto del mondo sono finita, in quale straordinaria cornice stanno chiacchierando i miei bambini, che cosa resterà a loro e a noi, di queste isole disabitate, non selvagge ma molto di più, con i negozi che vendono tutto di niente, con le chiese, le rovine, le case abbandonate, con i gerani selvatici ancora alle finestre.

Quel che resta non lo so. Ma ho imparato tante cose. Nodi e ricette, venti e andature. Ho imparato che si deve avere un'anima pulita per cose come queste, non dare nulla per certo, e guardare, guardare, guardare. Nel fondo di una grotta celeste, in una spiaggia deserta, in un'isola di 15 abitanti, c'è davvero tutta la pace, tutta la verità e tutto il segreto della vita.



Farò così. Scriverò al nostro Capitano e al suo Assistente, e leggerò quel libro, e dirò loro che quella passata è stata una settimana che non dimenticherò, che davvero conserverò nella scatola dei Giorni Perfetti, nonostante la Bora di ieri, e che penserò spesso a loro quando dovrò mettere in pratica tutte le cose che ho imparato. Beh, sarà una lettera o una mail, ma non credo sia molto distante da una canzone d'amore. Pensata tutta la settimana e scritta. Ora.


10 maggio, 2007

Senza titolo.


Oh, sì, me lo dicono da sempre, sono così brava con le parole, io. Qualche volta, a scuola, quando ci davano i tre titoli dei temi, spesso li facevo tutti e tre, per poi distribuirli a chi era in difficoltà. Parlo anche coi sassi, improvviso spesso, ho parlato in pubblico centinaia di volte, mai che avessi paura o fossi tesa. Dopo, magari, mai prima. Non fatemi fare di conto, ma le parole io le amo, amo il loro suono, le vedo, certe volte, amo i discorsi, la grammatica, i verbi, le poesie, le cose. Ma adesso no. Adesso sono qua che ci penso, veramente ci ho pensato tutto ieri, anche al concerto. Ho pensato ad un torrido ferragosto del 2000, c'era il Giubileo, anche, eravamo a pranzo in una splendida casa sulle colline di Perugia. Abbiamo cucinato in sei, quei pranzi chiassosi e incasinati che fino all'ultimo non si sa bene che cosa si mangerà, che uno affetta e l'altro mescola, e l'altro assaggia, che abbiamo riso come matti, e bevuto, anche, coi figli che giocavano e un pò si menavano, ma bastava chiudere la porta e non sentirli. Ci ho pensato tutto ieri. Alle vacanze, al mare, alla festa di Bea, ai discorsi, a quel sentirsi così uguali, anche se proprio amiche forse non siamo, ma vicine, questo sì, accomunate da altre amicizie, e qualcuno mi spieghi che la proprietà transitoria non si può forse applicare anche qui. E così, stasera, che ho notizie di te dai messaggi non tuoi, che ho saputo del cancro e so che lo sanno anche i tuoi figli e tuo marito, e te, stasera io, che scrivo da un tempo che non so e che so sempre, sempre trovare le parole anche quando non mi vengono, stasera che scrivo confusa e senza rileggere e correggere, stasera che sono qui a pensare che sei una come me, sei una di noi anche se lontana, e che sei tu ma potrei essere io, e i figli miei e mio marito, stasera io, proprio io non so che cosa dire. Io, Grazia, non so che cosa dire.

Per caso.

E' così che ho scoperto che c'era. Ho visto un manifesto, in un posto nemmeno tanto in vista, dalle parti della stazione. Giovanni Allevi, Joy Tour. Ho calcolato che sì, il 9 maggio ancora non era passato e che, anzi, era proprio la sera stessa. Sì, si va. Perchè sono mesi che lo ascolto, mi piace, mi fa sentire in pace e leggera, non so, non sono affatto una che ne sa di musica, ma lui mi piace, anche per com'è lui, un pò giullare un pò filosofo. La Princi, al settimo cielo. Si è vestita e cambiata, cambiata e vestita, pettinata e ripettinata, per essere carina, dice, con quel rossore da emozione che ha di solito quando deve fare qualcosa di importante. Piace anche a lei. E tanto, anche. Una folla da paura. Esclusi gli amici incontrati lì, composta perlopiù da gente che non mi piace: pseudo intellettuali, pseudo impegnati, pseudo radical-chic, pseudo sinistrorsi, pseudo griffati che sembra che no, pseudo profondi, finto tolleranti, finto benefattori, autentici incomunicanti, non avvezzi agli entusiasmi, impostati anche sotto la doccia. Ecco, loro. Ma che m'importa, sono qui per la musica, sono qui, con mio marito e mia figlia, che si è portata il quaderno di musica, per farlo autografare da Lui, qualora, caso mai. Arriva, puntuale. E io mi innamoro. Le sue dita sono di schiuma sull'onda, scivolano, leggere e perfette, e la musica che ci viene a trovare è puro incantesimo. La fa uscire, note vibranti e dolcissime, e la accompagna fino a quando l'ultima bollicina si sente ancora, lontanissima. E sembra che, alla fine di ogni brano, un pò gli dispiaccia di farla andare via, ma come, così presto, non doveva durare per sempre questa festa, non dovevamo volteggiare ancora e ancora, invece di ritrovarci di nuovo, appiccicati a queste poltroncine cremisi nemmeno tanto comode? L'ho adorato, da subito. Timidissimo, semplicissimo. E bravo, bravo, bravo. La Princi non ha avuto il suo autografo, le scienziate-guardarobiere-maschere del teatro, ci hanno guardato con sufficienza quando abbiamo chiesto la via dei camerini, come si fa in tutti i teatri. del globo terracqueo, a fine spettacolo. Ma qui, mica siamo in una città come le altre, qui regna la quintessenza del provinciale più basso, del non farsi vedere entusiasti per una cosa che sia una, del non comparire, del low profile ad ogni costo. Pazienza. Le ho recuperato, non senza storie, un manifesto del concerto, che sarebbe diventato il fondo della gabbia del canarino di qualche scienziata-ecc-ecc., e che mi hanno fatto cadere dall'alto, come se si trattasse della copia originale dell'Editto di Costantino, e che ora, troneggia beato in camera sua, della Princineve. Purtroppo non ho trovato su You Tube nessun video all'altezza. Son cose da scoprire da soli, ascoltare in pace e leggerezza, serenità e candore. Per sentirsi in pace, leggeri, sereni e candidi. E al diavolo le guardarobiere. O pseudo tali.

08 maggio, 2007

Petali.


Massì, che cosa importa, in fondo. Ho fatto la girandola tutto il giorno, sù e giù e giù e sù, per fare le cose che una persona normale impiegherebbe almeno una settimana. Si è deciso di cose importanti, terrene e marine, di menù di aperitivi e di pranzi di Comunione. Di coroncine e fiori, di riunioni spostate, slittate o fatte senza di me. Me ne vado una settimana, in un luogo non lontano, certo, ma forse ìmprobo per Internet e similari. Il mio sposo ha avuto la brillante idea di fissare questo viaggio proprio nel periodo di maggior delirio, con il Giovane Holden che, forse, dovrà operarsi di tonsille, con il liceale che ha da studiare, con il mediano che invece anche, per la licenza media, con la Princi che ha un altro saggio di pianoforte, il più importante, la Comunione sua e di una decina di amiche. Bazzecole, in fondo. La girandola della mia vita gira e gira, ma così tanto che non si distinguono i colori, e ho centinaiamilionimiliardifantastiliardi di cose da fare e da decidere, da lavorare, ogni tanto, e qualche volta mi fermerei pure, come adesso, ma ho ancora cose e appunti sparsi e una relazione ed è già dopo cena e mi verrebbe di andare giù, prendere la camicia da notte da sotto il cuscino e chiudermi in bagno, creme e cremine, spazzolino, dentifricio, una spazzolata ai capelli e via, rasente il muro, scalza e di soppiatto e senza accendere la luce, scivolare piano piano fra le lenzuola, che lenzuola non sono, è solo il sacco del piumino senza il piumino, che ha la consistenza giusta per questa stagione e se avessi freddo, niente paura, sono ben organizzata, ho giusto un piccolo pile accanto al letto, proprio lì, su quella valigia di giunco che viene da lontano, aveva ancora i fogli di un quotidiano appicciati dentro, scritti in giapponese. Così, mi ci vorrebbero 8 minuti netti, come per i fusilli, per arrivare a dormire il sonno dei giusti, il sonno di una che ha trottato di quì e di là senza nemmeno passare da casa, dalle 8 alle 20, senza soluzione di continuità. Ma non farò niente di tutto ciò. Coraggio, mica si può andare a dormire alle nove e un quarto, è ridicolo, non è nemmeno finito Carosello. E poi, il giardino in questa stagione è irresistibile, ancora non è buio, il prato è stato tagliato di fresco e sopra, posati come per caso, ci sono i petali del ciliegio e c'è profumo di erba e di fiori, e alle finestre, già la surfinie bianche per la festa del 27, e la lavanda e le margherite, e le rose, finalmente, si sono decise a fiorire, e spandono intorno le loro note di vaniglia. Dormire adesso sarebbe un peccato.

07 maggio, 2007

Funziona.

Mai affrettarsi, mai precoccuparsi. Sembra facile. Ho messo a punto in un'infinità di giorni, esperimenti e prove, un'infallibile teoria per dominare ansia e agitazione, sentimenti e stati d'animo non proprio piacevoli da gestire. Appunto, è solo teoria. Qualche volta funziona, qualche volta no. Solitamente, nei giorni in cui mi sento un Minipimer piantato all'altezza dello stomaco, quando mi ronzano le orecchie e urlo, indistintamente, con chiunque incontri lungo il mio cammino, provo a fermarmi. Ok, mi dico, calma, vediamo di ragionare. Respira a fondo, così, schiarisci bene la voce, bevi un bicchiere d'acqua, ferma. Non mi dico Rilassati perchè, chissà come, su di me è una parola che ha un effetto devastante, e mi provoca la reazione esattamente contraria. Cioè, dò di matto. Stamattina, che di ansia ne avevo già preso la mia bella dose insieme al caffelatte, ho provato la mia astrusa teoria. Ho parcheggiato lontanissimo dal centro, ho camminato, camminato e camminato per il mercato cittadino, per le strade della zona pedonale, fra le vetrine dei negozi chiusi, certo, è lunedì mattina. Così, senza un granchè di urgente da portare a termine, ho provato. Ho camminato per quasi due ore, una per andare e una per tornare, certo, mica così a vanvera, ho fatto quello che dovevo fare, commissioni e faccende quotidiane, un passaggio in ufficio e cose così. Mentre si cammina non si pensa mica, lo sapeva? Si sente lo scalpiccìo dei passi sul marciapiede, si intercettano brandelli di discorsi di sconosciuti, si vedono facce note e facce che no, si saluta qualcuno, ci si guarda nelle vetrine, si fissano gli automobilisti dai passaggi pedonali, si guardano i bambini sui passeggini, prima i cani e poi i loro padroni, si leggono i manifesti elettorali, quelli dei film, si respira profumo di focaccia, di sole e di città. Non si è chiusi ermeticamente in un abitacolo, perciò l'ansia, trova spazio e vola via, invece di girare e rigirare, saltare sui sedili e non andarsene, non passa mica dal finestrino, se ne sta lì, appiccicata,un ragno alla ragnatela. Al prossimo attacco, via, lasciare la macchina dove ci si trova, meglio se non in divieto di sosta, e camminare, camminare, camminare. Mi sa che funziona.

06 maggio, 2007

Il cestino.


Possiedo un cestino. Non è vero, ne possiedo almeno una decina: per la frutta, per la lana, per il cotone, il cestino del ricamo, quello da pic nic, anzi quelli, che un cestino da pic nic da 8 viene difficile da trasportare. No, un cestino virtuale. Un cestino dove ripongo le cose, non troppo belle in realtà. Ci metto le offese. Le parole dure. Le battute gratuite e le cattiverie. Le malignità e le invidie. Sono tutte lì, come nastrini. Non le butto via. Ogni tanto mi vengono in mente, così, senza un motivo vero, e allora le ritrovo, come quando si cerca in un cassetto una ricevuta e salta fuori una fotografia, ma guarda un pò dov'è finita, credevo di averla persa nei traslochi. Non dimentico. Rimuovo, ma non cancello del tutto. Non so bene la differenza tra erase e delete, e forse nemmeno c'è, ma che m'importa, in fondo. Tengo lì. Non per vendicarmi, non sono mica brava nelle vendette e poi non va bene, non si fa. Le cose che mi hanno fatto male preferisco tenerle sempre ben presenti, invece di eliminarle, è una piccola conquista che mi fa sentire un pò più forte. Una specie di cura omeopatica. Curo col veleno. Che non so se ne ho avuto di più, di veleno o indifferenza. E sinceramente, non so che cosa è meglio. E, ancora più sinceramente, signori cari, non è che la vicenda mi tolga il sonno. Ad ogni buon conto, è tutto lì, nel cestino. Sono nastrini arruffati, attorcigliati, un groviglio di pensieri e situazioni e tristezze e pianti, aggrovigliati fra di loro, ma che si sciolgono subito, appena li sfiori. E allora sono lì, di nuovo, ogni tanto. Solo una cosa, però. Non è che a stare nel cestino facciano meno male. Basta soltanto non aprirlo troppo spesso.

04 maggio, 2007

Ma il paterazzo...



E' da qualche tempo in qua che non si parla d'altro, dalle parti mie. Vengo rintronata già di buon mattino con deliranti progetti, itinerari impossibili, venti e vele, ma secondo te, faccio bene a prendere l'epirb ? Mah, prendine due chili , purchè lo faccia di nascosto dai bambini. Mi si regalano testi del tipo Cucinare In Barca, oppure, Come Fare il Pesce Nel Bel Mezzo di Una Burrasca e Vivere Felici. Io, per amore, sopporto. Sorrido e sopporto. Ma la notizia dii stamattina mi ha lasciato, come si dice, di stucco. Come, Mascalzone ha usato il paterazzo e così deve rifare la regata con la barca spagnola, Desafìo, che secondo me a Roma già si sprecano le battute? Vàtti a fidare di uno che fa Mascalzone di nome e Latino di cognome. Certo, le regate sono avvincenti, sarà che me le sciroppo tutte, ma proprio tutte, inutile che ci giri intorno, mi sto appassionando anche io. Non solo sorrido e sopporto, non è tanto vero, mi piace, ecco. Sarà che il mare è un luogo che mi affascina, sarà che ho sposato l'uomo più convincente del mondo, non so. E per dividere con lui un altro sogno, di nascosto, leggo i suoi sacri testi, ripasso mentalmente i termini tangone, gavone, strallo e sentina, che cazza e lasca lo sanno anche i sassi e no che non è una parolaccia, signora mia, gliel'ho già spiegato venti volte. E poi, giusto così, a dirla tutta, un pochino mi sono portata avanti. Perchè, quel cazza e lasca, quel rimbambimento di prima mattina, quel Shosholoza e quell'Oracle, a qualcosina mi serviranno ben!

02 maggio, 2007

Volare.

Non mi è affatto sembrata una buona idea. Proprio per niente. Un giorno di vacanza e due no, poi un altro, poi uno che non si capisce se c'è il ponte oppure no, ma che giorno è esattamente lunedì eppure sembra domenica, pensa che domani sembrerà domenica e invece sarà martedì. E che oggi, concèntrati, sembra lunedì ma è mercoledì, bellezza. Un delirio. No che non è stata una bella idea, queste vacanze spezzettate non sono il mio genere. Sono del tipo, tutto o niente. Si lavora, ok, si va. Si sta in vacanza? bene, allora ci si programma per benino, si può fare più di un progetto, una grigliata, magari, a dispetto delle previsioni del tempo, e chi lo sa, magari ci grazia. Stamattina, un mercoledì che ha il gusto di un lunedì, ma di quelli schifidi, invero, che ti sei addormentata col sole e il profumo della prima rosa del cespuglio, e ti svegli con quella pioggia novembrina che ti rende isterica e noiosa. C'è poco da fare, signora cara. Orsù, una bella spesa per le boccucce di rosa che ti razzolano per casa, orsù un pò di incombenze nefaste che ha buona parte degli abitanti del globo terracqueo. Vien voglia di scappare. Senza farsi vedere, sgattaiolare alla bell'e meglio dove si può, lontano, purchessìa. Vaporizzarsi in un dovunque qualsiasi, trovarsi un angolo dove nessuno ti troverà, chiamarsi fuori dai propri doveri di madre esemplare, dovendo alla bisogna redarguire pesantemente un tre di filosofia, eppure ha studiato, la creatura, che cosa si deve fare in quesi casi, cosa c'è scritto alla pagina 347 del Manuale Del Perfetto Genitore. Si tuona? Si urla? Si dice, da oggi non esci più e metti la moto in garage e non vai più a calcio? Si dice ma dai, rimedierai la prossima volta, è stato un incidente? Si dice Lo Sapevo, Ma Quando Ti Metterai a Studiare Sul Serio? Non lo so. Ci penserò. Nel frattempo, scusate tanto, ma me ne vado. Ho una mongolfiera nuova fiammante parcheggiata proprio lì in giardino, il tempo di gonfiarla e vado a farmi un giro. Lo dicevo, queste vacanze a spizzichi e bocconi non mi hanno mica fatto tanto bene.E lei, signora mia, non faccia finta di stendere per curiosare cosa faccio, non lo vede che tra un minuto diluvia?