30 settembre, 2006

Strage di cuori.


Mi è girata così. A Manualmente ieri a Torino, ho comprato solo cuori. Cuori marini, cuori con gatti, cuori con niente. Niente di assolutamente nuovo e rivoluzionario, in realtà, ma io adoro questi posti dove mi smonterei qualche stand e mi porterei a casa tutto, proprio tutto. Mi piace ricamare, e devo averlo già detto in più di un'occasione. E sono esigentissima sugli schemi, i filati, e molto attenta alle novità, alle cose strane. Grande scoperta, l'aida in lino, mai vista prima. Bellissimi gli schemi Bleu de Chine, con in dote anche graziosissimi topolini e pesciolini, di legno o madreperla, da apporre al cuscino una volta finito. Renato Parolin grande star della mostra, ancora cuori montani e natalizi, con quel suo stile essenziale ed elegante. Splendidi i libri francesi, acquistabili, meraviglia anche on line, Mots Doux aux point de croix, per esempio, con disegni tenerissimi. Già la princi di casa ne ha prenotati una dozzina, per sè e per le amiche. E la mia strage di cuori? Mi sa che dovrà aspettare.

28 settembre, 2006

L'iPod.



Inutile star lì. Da avere, punto e basta. L'iPod è uno di quei graziosissimi aggeggi che divide le folle, un pò come Internet. Dapprima si guarda con sospetto e diffidenza, arricciando un pò il naso e facendo Uhm, Non mi Convince. Dopodichè, una volta conosciuto, sarà amore folle e non si potrà più fare senza. Insostituibile per chi corre o semplicemente passeggia. Provare il brivido sottile di una passeggiata in campagna, magari di novembre, con Winter Falls dei Queen sparato a manetta nelle orecchie. Sono esperienze delle quali non privarsi. E poi, in miliardi di altre situazioni, insostenibili altrimenti per lungaggine e noiosità. L'attesa dal dentista, una fila alla Posta, perfino il viaggio su un treno affollato, sebbene con compagni di viaggio non proprio da copertina o Premio Nobel, risulterà più leggero e magari gradevole, chi può dirlo. Il grande vantaggio è che ci puoi mettere tutta la musica che pare a te e scegliendo l'opzione Brani Casuali spaziare, nel brevissimo arco di pochi secondi, dai tempi della scuola a quelli del tuo primo figliolo, dalla musica che ascoltavi quest'estate a quella della tua prima festa. Meraviglia pura. Ma l'aspetto che più mi aggrada di questo gioiellino è che ti rende avulsa. Nel senso buono del termine, ovvio. I figli si scannano? Chessaramai, signora mia. Basta, con un gesto furtivo, infilarsi le candide microcuffie e girare la ghiera, avendo cura di occultare l'apparecchio in tasca. Non importa su che brano finirete. Tutt'intorno un effetto acquario, gran movimenti di labiali, ma nessun rumore o voce molesta che interromperà la vostra beatitudine. I figli passeranno alle mani, e magari si rotoleranno sul parquet, travolgendo qualche suppellettile nella loro folle corsa. Ma voi, indifferente, continuando a mescolare il riso, sentenzierete con aria assente "Buonanotte, questa notte, per te", magari accennando appena appena, un timido giro di valzer in cucina. Fa un pò malata di mente, ma diciamo che vi regala un pò di pace. E che vostro marito non lo sappia mai.

27 settembre, 2006

Ode al Molinetto.


Non è quel si dice un bel biscotto. Non ha una forma definita, in realtà non saprei proprio definire che razza di forma sghemba sia. Quel che so è che ha 2 buchi. Ovali, insignificanti. Un 8 scritto male, con troppe curve. Capita di comprarlo quando al supermercato è in superoffertissima speciale, oppure quando il suo acquisto implica un’impennata non da poco dei punti Fragola dell’Esselunga. Allora lì, ci siamo. Ma una volta tornati a casa e consumato al desco della colazione mattutina, il Molinetto vi ripagherà di averlo comprato, svelandovi le meraviglie cosmiche che il suo gusto impareggiabile sa creare. E vado, nella disamina della vicenda. Che il Molinetto non sia a forma di mulino, già lo abbiamo capito. Corbellerie del marketing gli hanno affibbiato questo nome campagnolo che dovrebbe evocare ampie cucine, tavoloni di legno e scodelle di latte appena munto. Ma non stiamo lì a sottilizzare. Il suo gusto un po’ ruvido, lo zucchero di canna la fa da padrone, lo rende un must per la prima colazione. Definirei il Molinetto l’unico lampante esempio di biscotto bipolare. Che coooooosa? Ebbene, le sue dimensioni , (un telefonino, suppergiù), sono tali da poter lasciar spazio alle più scellerate fantasie. Unico esemplare al mondo che si consuma in due bocconi dall’effetto ben distinto: prima una parte intinta nel latte, la seconda a secco, croccantissima. Ampia possibilità di scelta, signora mia, mica siam qui a sgranar piselli! Domani, fate volare nel vostro carrello un sacchetto di Molinetti. Piselli o non piselli, mi darete ragione.

26 settembre, 2006

E piove.


Non smette. Certo, un pò meno di ieri, ma sempre, noiosa, brodosa, odiosa. Mah! Previsti miglioramenti, ma intanto si fruga nell'armadio, alla ricerca di qualcosa di più adatto, banditi pantaloni in cotonina leggera e a stampe floreali, persino il sandalo è fuori luogo, mi sa che si dovrà dare giusta custodia in attesa della prossima primavera. Uggiosa giornata ma foriera di grandi manovre. Quel progetto al quale lavoro, diversi spostamenti dei figlioli, telefonate all'arsenico fra amiche, che male fa un pò di gossip innocente, nessuna storia torbida per carità, solo commenti su look e affini. Peccati veniali, in fondo. Oggi va così. L'autunno è già al check in e tra poco arriverà per davvero, col suo bagaglio a mano di nebbia, castagne, lana, polenta e umidità. Urge talismano. Contro i ragni, la tosse, il mal di schiena e le cattiverie. Contro le occhiatacce, i brividi e il batticuore. Ritagliarsi via, come dico spesso, una vita semplice. E allora, arrivino pure castagne,lana e polenta. Li aspetteremo chiacchierando con le persone che meritano, stravaccati in un divano al caldo, fuori, la nebbia. O la pioggia, a piacere.

24 settembre, 2006

Mi hanno sentito?????

Ma come. Avevo scritto il post precedente nel silenzio domenicale...la faccenda del regalo quotidiano, intendo. Ed ecco che, voilà, mi arriva un pacchettino, passato tra la grata del caprifoglio, una carta a righine e un chiudipacco verde, nientemeno che da Chamonix!!!La classe, signora mia, sta anche nel scegliersi accuratamente le Vicine di Casa, quelle a cui importa poco se i tuoi figlioli ascoltano la musica fino a notte tarda, o giocano a pallone (sic!) in camera, proprio sopra le testoline innocenti dei suoi, di figlioli, magari dormienti. La Vicina Ideale ha sempre in serbo per te un limone, un litro di latte, un dado da brodo. E soccorre, sente e non ascolta, guarda senza vedere, chiacchiera ma con misura. E consiglia look per cene e cerimonie, divide pranzi svaccati al sabato e aperitivi improvvisati sul muretto. E regala, delicata e inaspettata, graziosissimi sottopentola d'oltralpe, sfoggiati immediatamente, sul desco domenicale. Io, modestia a parte, una Vicina così, la tengo. Augurarne una al mondo intero, mi sembra il minimo.

Il cadeau.


Com'è noto alle folle, se c'è una cosa che io non ho è il cosiddetto pollice verde, che nei secoli si domandano che sì, passi il verde, ma perchè pollice proprio non si sa. Ho comprato centinaia di piante di ogni foggia, forma ed esigenza ma nessuna, nessuna, nessuna che abbia resistito per più di sei mesi. Sono una green killer, ancora a Torino si parla della Strage delle Ortensie in Corso Re Umberto, quando, in un eccesso di zelo, ho somministrato ai miei vasi rigogliosi di ortensie dai colori pastello, una bottiglia intera di fertilizzante. Il risultato è facile da immaginare. Oggi, però, non ho resistito. Novantanove centesimi, signora mia, al discount situato proprio nei pressi del campo di calcio dei miei figlioli. Novantanove centesimi e ho potuto acquistare in tutta scioltezza una piantina di basilico. E una di erba cipollina. E una di salvia. Un bel regalo. Le ho sistemate accanto al fornello, ovviamente, c'è un posto migliore per tre vasetti di piante aromatiche? Cercherò di averne la massima cura. Il motivo di questo regalo è che oggi, dichiaro ufficialmente aperti i festeggiamenti per il mio compleanno. E da adesso, e fino a lunedì prossimo, un regalino al giorno.... e di valore crescente, questo è sicuro.

22 settembre, 2006

Eccola qua.


Ci siamo. E' arrivata. Leggera come zucchero a velo, silenziosa e affascinante. La nebbia di stamattina a guardar fuori dalla finestra, quella che fa i fari delle macchine come sorprese, all'improvviso, puntini che sbucano, è un attimo, da un lenzuolo soffice e grigiolino, lavato male, sembra. E fa il sole tondo come una moneta, proprio lì dietro alle case. La nebbia di stamattina ha cullato i sogni, non quelli della notte, ma quelli veri, che si raccontano appena svegli, per non perderne nemmeno un pezzetto, i progetti e le speranze che il mattino presto rende più liquidi e più disposti a parlarne. I sogni non si contano, se ne possono avere mille o uno soltanto, vale tutto. I sogni sono morbidi, sono scudi di gommapiuma contro gli spigoli, sono camomille calde, fette di crostata. Sono musica nel rumore, brillanti tra i sassi, fiordalisi nel grano. Non averli è un delitto, uno spreco. Conserva i tuoi sogni, cùllali e tienili al caldo, in un posto segreto dove nessuno li possa trovare e stracciare, o calpestare. E non importa se qualcuno non si avvererà, sarà stato bello averlo, ascoltarlo e farlo crescere, sarà stato bello camminare con lui, ti avrà aiutato in mattine come questa a non dire Che Schifo Di Nebbia, ma a pensare Guarda lì, Il Sole Stamattina Sembra Proprio una Moneta.

20 settembre, 2006

La vaccinazione.


Avrei preferito perdere il portafoglio. Ci sono degli eventi nella vita di una persona, nella fattispecie in quella di una madre, dei quali faresti volentieri a meno. E non sto parlando delle udienze coi professori, certo che no. Da anni, ormai, sono ricevuta dai docenti dei miei figlioli maschi con sguardi disperati e/o teste scosse in segno di resa, mi ci sono abituata e passo oltre. Intendo dire quegli eventi che sai che fanno di te un bugiardo cosmico. La vaccinazione fa male, mamma? Ma certo che no, Principessa. Col cavolo, invece. Certo, è una punturina da niente, ma il braccio e la mente e il cuore di una bimbetta di anni 9, certo non sono quelli di un adulto. E meno male, anche. Così, oggi, combattuta tra l'essere compita e lucida e il voler scappare scavalcando la finestra dell'ambulatorio come avrei voluto, beh, ho dovuto decidere per la prima versione. Perdonami, figlia. Se ti ho mentito spudoratamente, ma vedi, ci sono cose obbligatorie nella vita di un bambino, che non sono soltanto vedere Roma e imparare a cantare e a saltare la corda. Perdonami se non ti ho fatto scappare, se ho fatto finta di non vedere i tuoi occhi terrorizzati mentre la dottoressa preparava il vaccino. L'avrei fatto io al posto tuo, se avessi potuto. Le mamme, amore mio, sono strani personaggi. E' vero che ridono sempre e parcheggiano storte e mettono ogni mattina una poesiola nella merenda, ma anche loro hanno paura, lo sai, e a volte soffrono in silenzio, e anche loro a volte, fanno come devono e non come vogliono. Ma devi sapere una cosa. La mamma non si abitua. Non alle lacrime, non alle tue. E ogni volta, il suo cuore piange con te. Anche se non si vede.

19 settembre, 2006

La smemorata.


Sono nata negli anni 60, certo, non è un mistero per nessuno. Anzi, il 2 ottobre è il mio compleanno, così, tanto per portarmi avanti nella vicenda. Ricordo che all'epoca era di assoluta tendenza rimpinzare i propri figli di vitamine e affini. Chi non ricorda il Be-Total dopo l'influenza o il temutissimo Haliborange, che altro non era che il famigerato olio di fegato di merluzzo in uno dei suoi megli riusciti travestimenti? E poi, per tacitare le coscienze delle mamme più apprensive, che non avevano tanta poesia per seguire i propri pargoli negli studi quotidiani, Lui: l'Acutil Fosforo. Erano insignificanti pastigline bianche, minuscole, dal gusto scellerato se lasciate stazionare prima di inghiottirle. Ma lo prendevano tutti, e allora andava bene. Mia madre ce lo faceva trovare, a mio fratello e a me, accanto alla tazza del caffelatte, prima di andare a scuola. Come sottrarsi? Bene, questa lunghissima introduzione è solo per chiedere una tripla fornitura super plus per me, adesso. Come dire, sarà l'età, l'inizio della fine, anche mia bisnonna aveva cominciato così, no, non è vero, ma insomma. Ebbene, io dimentico. Era già successo con quel numerino, tempo fa. Beh, non sono un caso grave, non facciamola tanto tragica. Però, certo, fa riflettere. Sopravviverò. Ma devo fare qualcosa. Comincio con una bella cura di fosforo. Dopodichè, avrei bisogno di una settimana di vacanza in un luogo di terme per potenziarne i benefici. Facciamo Capri? E va bene. Successivamente mi servirebbe, per l'imminente partenza, un set di valigie coordinate, mica posso recarmi a Capri con il trolley preso coi punti della Esso, no? Vuitton mi sembrerebbe consono. Direi che ci siamo. Ed è perfettamente inutile che vi prodighiate tanto a spiegarmi che Capri non è affatto un luogo termale e che un set di valigie Vuitton costa quanto un monolocale. Lorsignori vedano, la cura non l'ho ancora cominciata!

18 settembre, 2006

Stasera.


Molti queste cose le detestano. Non ci vanno, semplicemente. Personalmente, non è che ne vada pazza, certo che no, come potrei. Ho già dato, come si dice. Ma volevo essere lì. A dire una preghiera, non importa se è un bisbiglio o è ad alta voce, e ho dimenticato anche a casa il mio rosario di vetro. Non serviva, lo so. Sono qui, per lei. Che non si gira, che ogni tanto guarda a terra, e che ha le lacrime lì, sul bordo degli occhi, ma che un pò si sforza e quasi, sorride, stanca e smarrita.Conosco fin troppo bene come sta, perché ho provato tanto tempo fa, e so che tutta la gente che le va incontro e l’abbraccia e la bacia e le dice coraggio, le dà un leggero senso di nausea, e si chiede, lo so, ma quand’è che se ne vanno via tutti. Io non so bene cosa fare. Ma mi avvicino, senza parlare e la guardo. Leggo nei suoi occhi le cose che so già, che porto cucite nel cuore da ventisei anni, tra poco. Non serve a nulla, ma nel mio abbraccio c’erano le cose che volevo dirle, che ci sarò se lo vorrà e quando, se piangerà o se vorrà parlare d’altro, o se vorrà solo stare in silenzio ma non da sola. Per quel che serve, io ci sarò.

Una cosa alla volta.


Con calma. Già è stato traumatico il risveglio, già i miei inizi di settimana si tingono vieppiù di agitazione e di cose da fare, già che stamattina una carovana di figlioli semi addormentati ha lasciato, qualcuno in ritardo, qualcuno in vergognoso anticipo, le verdi colline per raggiungere in tempo utile i banchi di scuola,per attingere al patrio sapere. Già stamattina ho ripreso quella tortura a pagamento che si perpetra in piscina, noto ai più con il nome di aquabike, ma ne avevo già parlato qui. Già ho lavorato abbastanza ad un ambizioso progetto di lavoro e ho pure già ottenuto un incontro per la prossima settimana, il che mi sembra davvero una specie di vittoria. Perciò, quest'oggi, parlatemi sottovoce per non farmi trasalire, non portatemi note da firmare o votacci di storia, non cercate ancora una volta di spiegarmi il modulo 4.4.2 e soprattutto non mostratemi il centesimo modello di barca a vela, illustrandome meraviglie e tecnologie. Una cosa alla volta, non vorrei chiedere troppo al mio fisico (!). Resta una spesa da fare, l'ufficio vaccinazioni da contattare per un disguido ai danni dell'Infanta, altre diavolerie da comprare per la scuola di non so chi, la tintoria, l'amministratore e il tecnico della lavatrice. Ok, vada per la barca a vela.

16 settembre, 2006

E i cocci sono suoi.


Hanno resistito per 13 anni. Un delizioso servizio da thè giapponese, di una porcellana finissima e quasi trasparente, dei primi del '900. Ovviamente non utilizzato, ma tenuto lì, con cura, le due tazze, la teiera e la zuccheriera. Hanno resistito ai figli piccoli, a labrador cuccioli, a gatti esuberanti. Non a domestiche sbadate. Nel giro di 4 mesi, le tazze sono state, come dire, disintegrate, prima una e poi l'altra. Non ho cuore di buttare i cocci. Temo una maledizione dal Sol Levante. La principessa Masako non sarebbe certo contenta. Così mi dico che non ci si deve legare agli oggetti, che in fondo erano solo due tazze e che insomma, sono pieni i negozi. Non proprio. E non si può certo quantificare il danno. Si amano le cose per quello che rappresentano, perchè ami guardarle e averle lì, perchè ami chi te le ha regalate e fanno parte di quelle 10 cose che metteresti in una scatola per andare lontano. Peccato. E non hanno un prezzo o forse sì, ed è stellare, talmente alto che non si riesce a scrivere, a quotare, che non è Mibtel e non è Nasdaq, ma che ha la quotazione, impietosa e precisissima, che è quella del cuore. Qualcuno mi sa dire, in euro, quanto può costare una carezza? Mi restano due piattini solinghi. Masako, mi dispiace, non posso più invitarti per un thè al gelsomino. A meno che non ti accontenti dei mug di Starbucks. Sigh.

Fiocco rosa.


E' stato un attimo. Perchè ci sono delle volte che ho delle idee feroci, che non fanno nemmeno in tempo a balenarmi in testa e tump! sono già fuori, e le vedo lì, già fatte, già pronte, senza che nemmeno abbia avuto il tempo, che ne so, di pensarci meglio, fare delle modifiche o dirmi che no, scusami tanto, ma è davvero una benemerita stupidaggine, magari con due z, ma è una parolaccia e non si dice. Così, ieri sera, sarà stata la pizza, l'acqua SanPellegrino che mi ha dato alla testa, o il mirto che ho condiviso, sospirando con altri amici anch'essi transfughi e nostalgici dall'Isola, mi è venuta questa idea. Bella idea, complimentoni, non ce ne sono già abbastanza in giro, e con fotografie bellissime e con ricette fantasmagoriche che solo a leggerle ti vien voglia di farle e subito anche? Beh, sì, anzi, no. In questo qui non ci saranno cose elaborate perchè ci saranno solo cose tipo Manuale di Sopravvivenza, le ricette che imbastisco io all'ultimo secondo, le cose che invento, gli esperimenti (testati, per carità divina) che mi trovo a fare nel silenzio (quando, scusa?) della mia cucina supertecnologica. Ci sarà chi urlerà allo scandalo e chi mi farà un monumento. A tutti indistintamente rispondo che è stato divertente, che mi è venuto in 5 minuti e che poi, diciamocelo francamente, con un nome così, non potevo certo farmi scappare l'occasione, Santa Polenta!

15 settembre, 2006

Le deluge.


La pioggia. Svolgimento. Tanto per cominciare, essa bagna, e su questo non ci piove. Che fa, la spiritosa? La pioggia è il fenomeno atmosferico meno amato in assoluto. Di qui l'espressione Noiosa Come La Pioggia. Essa allaga, ribagna i panni stesi già asciutti, arriva di traverso sui vetri che di solito hai appena lavato, riesce anche, infida, a passare sotto la porta del salone e farti una graziosa pozzanghera privata il che non è poco. Se viene di marzo, va bene, è sottile, frescolina ed è quasi simpatica. ma questa qui, a metà settembre, che hai ancora voglia di sandali e gonne leggere, è decisamente detestabile. Odiosa, ecco. Il week end non promette nulla di buono, il fiume ha un aspetto limaccioso e per niente rassicurante e per giunta scrivo da una zona allertata dalla Protezione Civile. Non ci facciamo mancare niente, questo è certo. Si rimedierà. Programmando per esempio una serata fuori con la famiglia tutta, un sabato di piccole spese, una domenica di spignattamento semplice, qualche amico a pranzo, magari una torta. Stando ben attenti a non guardare fuori dalla finestra. Tanto lei, la pioggia, sarà sempre lì. Noiosa, appunto, come solo lei sa essere.

14 settembre, 2006

La nomination.


Potrei dire che non me ne importa nulla. Potrei avere un'aria di sufficienza e scuotere la testa e dire che no, non sono interessata, non mi riguarda, insomma. E invece, mi riguarda eccome, accidenti e mi piacerebbe tanto e sarei contenta e bla e bla e bla. Certo, non si vince niente, nè chi vota nè chi vince, e certo non vincerei di sicuro ma una nominescioncina sarebbe un regalo pari a un solitario, per me. Perciò, ai mille che mi leggono e anche quelli che mi criticano, perchè no, chiedo, votate. E vado a ben meglio esplicare. Sì insomma, si votano i blog. Su Macchianera, se avete dieci minuti di tempo, spendeteli per bene a votare e votate tutte le sezioni (erotica compresa, gulp!) mi raccomando, altrimenti la scheda non è valida. Certo, non voterete me, ma almeno mi nominerete. Non si deve far altro che segnalare il mio indirizzo sul modulo da scaricare, compilare e inviare. Non è difficile.Nominatemi, cortesemente. So che fa tanto Isola dei Famosi, ma per una volta, fatemi sentire come AlBano. In cambio, potrei cantarvi Felicità. E senza Romina, che è già un regalo, di per sè.

Indoor Tulips.

Nel dubbio, portiamoci avanti. Tulipani veraci olandesi viola, cocca, mica bruscolini. Arrivati qualche giorno fa, un regalo dalla mia Amica che non si è fatta mancare un romanticissimo giretto ad Amsterdam. Certo, bisogna un pò aspettare. Sistemarli con grazia nella terra acclusa alla confezione, conservarli per dodici settimane, cioè a dire 3 mesi secchi, accidenti, al buio e al fresco, e poi, dopo altre 4 settimane inizieranno a germogliare. Ho fatto tutto per bene e nonstante il mio pollice non proprio verdissimo, confido nella Provvidenza. Fra qualche tempo, avrò un vaso rigogliosissimo di tulipani vellutati. E con la pioggia di oggi, direi che è una promessa.

13 settembre, 2006

Uno spargizucchero per Afef.

Fa parte di quella categoria di oggetti, deliziosi e totalmente inutili, con cui sono usa riempire il carrello e/o la scomodissima borsa gialla, ogniqualvolta mi reco all’Ikea, sia essa ubicata a Genova, Milano o Torino. Pur gravitando senza abitarvi nella città più brutta d’Europa, mi trovo ad essere nel bel mezzo del triangolo industriale, equidistante dal mare, da Montenapoleone e dal Museo Egizio. Il che ha i suoi bei vantaggi. Lo spargizucchero è uno strano oggettino. Non averlo nel cassetto della propria cucina ti fa sentire troppo tagliata fuori. Si individuerà il luogo dove reperirlo anche soltanto a sentire il rumore di ferraglia che il suo impiego produce. Già, perché ogni umano che si avvicini al bancone dove Esso fa bella mostra di sé, si ritiene autorizzato, pur non acquistandolo, a provarne di nascosto l’effetto che fa. Sarà quel suo clang clang che manda in visibilio, ma vien da dire Mai Più Senza. Per imbiancare il prossimo pandoro, per ornare la torta Paradiso che senza zucchero a velo, signora mia, ma mi vuole dire che torta Paradiso è?, per dare agli umili dolcetti di corn flakes un tocco di eleganza, lo spargizucchero si deve comprare, e non se ne parli più. Gira però una voce insistente. Si dice che Afef, nel silenzio della sua cucina e di nascosto dai domestici, stia preparando una tonnellata di dolcetti per risollevare l’umor nero del suo illustre Sposo che oggi ha avuto una giornataccia e che ha lavorato fino a tardi, povero diavolo di un Tronchetti. Ma, pare, utilizzando per lo zucchero a velo la obsoleta tecnica del colino appena scosso da un cucchiaio di legno. Quasi quasi gli mando uno spargizucchero nuovo di zecca. Ma prima, le telefono. Dal fisso, s’intende

12 settembre, 2006

Cos'è.


Che fa dormire agitati e sognare di vincere, cos'è che fa staccare dai baci e volar via i palloncini, e bruciare le pentole, e sparire le nuvole. Cos'è che non fa sentir soli, che fa scrivere i libri, e guardare i bambini, e fa chiudere gli occhi e sentirsi invincibili e solo un attimo dopo incapaci e un pò stupidi. Cos'è che fa guardare la luna, sorridere ai cani, cos'è che fa inciampare per strada e pestare le gomme, cos'è che fa l'erba bagnata, e scuotere i dadi e mischiare le carte, e comprare le fragole e giocar con le bambole. Cos'è che fa iniziare una storia, e che c'era una volta, e muovere i rami e ascoltare la musica. Cos'è che ci fa cambiar strada, che ci fa scegliere un disco, e sbagliare il casello, e trovare un centesimo, e staccare il telefono. Cos'è che ci fa dire sto male, cos'è che fa niente, che è passato già un secolo, e ti chiamo tra un attimo. Cos'è che non prendo sul serio, che ancora un momento, che ripasso domani, che non so se ci sono e che ci vuole del tempo. E le scale di corsa e una torta nel forno e il mio cuore, che bravo, ha saltato un ostacolo. Non so che cos'è. So che sto bene, ma certo, lo so, e che il risciacquo di ieri è già superato, e che il sole e l'autunno e le foglie che cadono. So che è un bel pomeriggio, che i miei figli di sopra, con il gatto che dorme e una tazza sul tavolo, e che tutto quest'oggi mi sembra perfetto, e le ultime rose e qualcosa da scrivere. Non importa che cosa. Allora, cos'è.

11 settembre, 2006

Risciacquata.


Non ce la si fa. Non ce la si può fare. Non così, almeno, non ancora. Forse è troppo presto, o troppo tardi, magari. La mente non risponde ancora o non risponde più. E’ come se le informazioni date e ricevute galleggiassero e vagassero senza meta all’interno della scatola cranica. La mia, nella fattispecie. Non sono collegata. Dimentico le cose, confondo, non capisco. E giuro che in condizioni normali sono un tantino meglio di così. Faccio fatica ad organizzarmi, a riprendere, persino a segnarmi le cose da non scordare, tutto mi sembra di una fatica ciclopica anche se di una banalità disarmante. Devo aver letto da qualche parte che si chiama Sindrome da Ripresa, e come succede sempre, una volta identificati i sintomi me li sono ritrovati tutti, stile ginocchio della lavandaia, per capirci. Arranco, balbetto anche, non mi vengono le parole, ostento una sicurezza che non ho, sono come appena sveglia, peccato che lo sono dalle 7 di stamattina e sono quasi le 23. E’ come se qualcuno avesse preso il mio cervello, lo avesse lavato per bene, come quando le magliette si macchiano di ciliegia, o di gelato, lo avesse candeggiato per toglierne ogni residuo di pensiero intelligente, di voglia di qualcosa, di entusiasmo e di qualsivoglia attività. Passerà? E chi può dirlo? Le cose da fare sono molte e qualcuna parecchio importante, per giunta. Devo solo abbandonare questa aria da Alice nel Paese delle Meraviglie, sforzarmi di stare attenta, concentrarmi. Devo solo ritrovare i miei pensieri, la mia strada, il sentiero del faro, che mi sa che è mancata la luce e mi son persa per davvero. Ma l’immagine della testa risciacquata rimane lì, perché è l’unica definizione calzante che mi viene, al momento. E per una mente risciacquata direi che è già più che sufficiente. Speriamo però che a nessuno venga in mente di premere il tasto Centrifuga. Sarebbero guai seri.

Undici settembre.


Si è visto tutto e si è scritto tutto e letto, anche. Sono passati cinque anni da quella fine estate e tutti, proprio tutti si ricordano esattamente dove erano e con chi. Quando. Quando è successo, quando hanno interrotto le trasmissioni e dato il via ad edizioni speciali di telegiornali e notiziari e aggiornamenti. Quando ci si è accorti che non era un film, non era un montaggio, ma che era tutto vero. la memoria storica dei bambini di allora si è arricchita di qualcosa che noi, per esempio, quelli della mia generazione, quarant'anni o giù di lì, non avevamo registrato ancora. Noi abbiamo Milena Sutter, il terremoto del Friuli, Piazza Fontana, Vermicino. Poche tremende cose. Oggi, cinque anni fa, i miei figli guardavano i cartoni con gli amici in piscina, io avevo un ghiacciolo alla menta, una maglia a fiorellini e stavo consolando mia figlia che era scivolata sui sassolini. Chiacchieravo con un'amica. Mio marito stava tornando dal golf e avremmo dovuto uscire a cena. Undici settembre duemilauno. Nessuno più è stato quello di prima, e forse un pò si è dimenticato, ma a rivederla e rivederla, quella immagine da viedogioco che videogioco non è, ci si ricorda all'stante dove si era e con chi. E chi si è chiamato al telefono per primo. Undici settembre duemilauno. Oggi, cinque anni fa.

10 settembre, 2006

Il regalo.


Non è Gucci e non è Prada. Nemmeno Chanel. E nemmeno lui della foto, purtroppo. Un libro, signora mia, comprato venerdì pomeriggio e bevuto d'un fiato,così, come un bicchiere d'acqua dopo una corsa, scivolato via. Il libro più bello degli ultimi sei mesi, ma non è vero, il libro più bello è sempre l'ultimo letto, si sa. In questi due giorni confusi e scioccanti, che il ritorno è stato un trauma vero, due giorni in cui non si è avuto tempo nè voglia di niente, intente a preparare, organizzare, controllare, libri, quaderni e astucci e zaini e matite e cose,e la spesa, accidenti, ma quanto ci vuole per riempire un frigorifero vuoto da mesi. Voglia zero, entusiasmo meno 2, come Bolzano. Lo so, la capiscono in pochi, ma non importa. E allora, via, con la spesa alle Regie Truppe si fa scivolare nel carrello l'ultimo romanzo di Andrea De Carlo, una specie di scialuppa di salvataggio in questa frenesia che mescola la fine delle vacanze e l'inizio della scuola, ancorchè. Lo si terrà per non perdersi, si leggerà sul divano, tra il frastuono della casa e le voci dei figli, o appena si hanno 5 minuti di pace, o prima di dormire. Ci si estranierà per proteggersi, ci si coccolerà per non schiattare, per sopravvivere, forse. Per scappare. Letto in due giorni scarsi, la bellezza vera, la violazione delle regole di grammatica, mai due "e" nello stesso periodo, e Lui ne mette una manciata, ma che importa. La storia è bellissima, ed è banale dirlo, ma prende, sinuosa, e non ti staccheresti mai e fa stare attenti e sospesi, come tutte le sue, perchè lo sa, cara la mia signora, io li ho letti tutti, ma proprio tutti, non lo sapeva, non me ne sono persa neppure uno. Bello, consigliato, 5 stelle lusso. "Mare delle Verità", Andrea de Carlo. Da acquistare domani stesso, domani stesso iniziare e dopodomani finire. Nonostante scuola, ufficio, frizzi e lazzi. Niente male.

08 settembre, 2006

A casa.

Un pò storditi. Ma contenti, in fondo. Moooooolto in fondo. Bene, si riprende, alla fine. Si cerca di concentrarsi sulle cose da fare, magari un progetto importante, forse il Salone Nautico, chi lo sa, oppure, più semplicemente, il riordinare il garage, o comprare dei bicchieri nuovi. Non funziona, eh? Comunque, bello. C'è qualcosa di splendido in ogni cosa, se ci si fa bene caso. Le valigie disfatte in pochissimo, come a volersi un pò liberare da tutta la sabbia, il sale, gli scontrini, gli abbronzanti a metà, i balsami per i capelli, le mollettine per la spiaggia, le conchiglie raccolte, i bastoncini dei gelati conservati, gli elastici colorati, i sassi fatti a cuore, i braccialetti comprati dagli ambulanti, il pettine a denti larghi, la carta da gioco trovata sulla spiaggia...vado avanti? Meglio di no. Oggi giro di Ricognizione & Rifornimento per quaderni e affini e Punto della Situazione per compiti delle vacanze. Lo splendido in ogni cosa? Beh, in quasi.

04 settembre, 2006

Calma piatta.


E un pò di freddo. E un'aria di fine estate, di poca gente in giro, di dismissione generale. L'estate è finita sul serio, stavolta. Si torna a casa fra 3 giorni. Si finiscono gli ultimi compiti, ci si dedica ai due più piccoli, non si hanno grandi programmi. La mente, inutile star lì a girarci intorno, è già a casa, al lavoro da riprendere, ai libri da ritirare, alle cose da fare, ai progetti perlopiù scellerati che nascono solo dai momenti di calma perfetta come questa. Si lavano i parei, le tende, i cuscini. In spiaggia, alle 7 fa troppo freddo per restare a vedere il sole che và giù, ci vuole un golfino. Ma è bello uguale. Si ha come la sensazione di dover collezionare, raccogliere una quantità di immagini e sensazioni da tenere lì, da ascoltare quando sarà inverno pieno, quando ci sarà la nebbia e la pioggia a scrosci, la neve, magari. Per il momento siamo ancora qui. E c'è qualche nuvola e il sole non si vede se non a tratti e ci si deve sforzare per mandare via quell'ansia, sottile e insolente, quella che si fa sentire solo prima dei cambiamenti, che ti fa visita di tanto in tanto, come una zia, come mia madre, che passa domani in visita pastorale, i 20 minuti canonici che mi dedica ogni sei mesi. Non ci si arrenderà. E anche se il cuore batte forte, a tratti, e a volte devi fermarti un secondo per sentirlo perchè ti sembra di non sentirlo più, non importa, non è grave. Respira forte. Passerà.

01 settembre, 2006

Ode al savoiardo.


Gli ingredienti sono semplicissimi. E’ lui ad essere complicato. Un incapace, ecco. Il savoiardo è uno strano biscotto, un bell’elemento, non c’è che dire. Una specie di Wanda Osiris della biscottiera. Se la tira. E’, innanzitutto, il più grosso di tutti. E su questo non ci piove. Soprattutto quello sardo, che è grosso il doppio. In più, ha quell’aspetto segaligno, dinoccolato, tristanzuolo anche; fa pensare a un maggiordomo, peccato che da solo, povero illuso, non serve proprio a niente. Nel senso che a morderlo è ottuso, un po’ gnucco, vagamente insipido e ti dona in men che non si dica la classica “secchezza delle fauci”. Se non fosse per i suoi amici, caffè, crema al mascarpone e cacao, passerebbe la sua vita negli scaffali del supermercato. O tutt’al più verrebbe acquistato da qualche fanciulla che decida, dopo un’estate di scialo calorico, di mettersi un po’ in riga. E poi, con lui si sbaglia sempre. Si inzuppa sempre o troppo o troppo poco. Se lo lasci un attimo di più a sguazzare nel latte, spaf! Ti si rituffa dentro, o meglio, mezzo dentro la tazza e il resto sulla tovaglia immacolata. Una tragedia. Lui, il savoiardo, non fa una piega. Non gli importa della sua scarsa personalità, della sua inettitudine, della sua totale incapacità di combinare, da solo, qualcosa di buono. Ma intanto cova in cuor suo la più atroce delle vendette, il modo più cruento di fargliela pagare. Ma come , a chi? Al suo acerrimo nemico, il mite Pavesino. Riuscirà il Pavesino ad avere la meglio? E’ quanto sapremo alla prossima puntata.