28 novembre, 2007

Una carezza.

...per buongiorno o buonanotte, a piacer vostro.

Nel blu.


Ben presto arriverà. Tra dicembre e gennaio, dicono. Uno smalto blu, blu, bluissimo come il cielo, come la notte, come il mare quando è quasi nero, insomma blu. Certo, ci vorrà coraggio, ma sarà solo questione di abitudine, non ci siamo forse in men che non si dica abituate in tutta scioltezza al ciliegioso Rouge Noir? Bene, faremo lo stesso col blu. Leggo qui, mica me lo sono inventato. Sarà bellissimo, e anche se non lo sarà, pazienza, sarà bello andarlo a provare in profumeria, in un solo dito, com'è ovvio, mica si sta lì a spennellarsi tutta la mano. Così, un pò Maga Maghella, un pò fata Turchina, la mano bluissima incontrerà eccome, un pò di mare e di cielo sulla punta delle dita. Si vedrà. E lei, signora cara, la smetta con quel rosa perlato accecante, lo vuol capire sì o no che non è più cool? Va beh, fa lo stesso, come dare Golia a un asino. Continuiamo così, facciamoci ancora del male.

Basta già.


E' come un pizzicore, una specie di prurito, gradevole, per carità, mica quello delle zanzare. Ci si è fermati un momento, il ritmo è calato, e con lui anche l'ansia, quella frenesia cattiva, quella sorta di malumore progressivo. Ora, di progressivo c'è soltanto la calma, la serenità, da ascoltare piano ad occhi sbarrati, per paura che se ne vada di nuovo, da raccogliere, tutto quello che c'è, tutto quello che serve, come quando sparecchi le briciole dal tavolo e le raccogli con la mano, si prende tutto, vale tutto, anche e soprattutto le più piccole cose, come le perline quando le perdi dal barattolo, come la sabbia, infinita e sterminata eppure così piccola. Rastrelli, piccolissimi momenti, una telefonata con un'Amica e un giro al negozio dell'Amica Risanata, andiamo un pò a vedere che faccia che c'ha e come sta, adesso, un fiore, G., un fiore di campo. Proprio lei, quest'oggi, un altro piccolo granello per farmi stare bene, non ci vogliono mica le grandi manovre sa?, basterebbe anche un mazzolino di quel suo basilico che ha sul balcone, cara signora, lo sa, vero? Così, si colleziona un album di cose belle, finalmente, semplicissime, si sgrana, un piccolo rosario di sorrisi, e ci si scopre, ma guarda, all'improvviso contenti, come dirlo , tranquilli, non so, in pace, ecco, e senza più guardare in quel cestino, che bene non fa. Una bella sera, da qui, da questa aiuola colorata. Aiuola, e perchè mai? Son Viola Del Pensiero, così mi chiama la mia Amica, fiore semplice e colorato, vellutato e da guardare, da non cogliere che si sciupa, molto viola, anzichenò.

26 novembre, 2007

Tre cose.



Mi rifiuto di guardare Ghost per la duecentesima volta, l'ho visto in inglese, in francese e forse anche in kazako. E' una sera silenziosa, il mio Sposo altrove, il Maturando al cinema con la Biondina, i figlioli sparsi. Rifletto. A cosa diavolo servono le udienze, folle oceaniche assembrate in ordine sparso nei corridoi, per sentirsi dire, da tempo immemore, potrebbe fare di più solo che non si impegna, a farsi comunicare voti che sai già, comportamenti che sai già, ma che cosa, ti vengono a dire com'è tuo figlio, non lo sai già da sola le facce che fa, gli occhi che fa? E tu sei lì, a niente fare, se non osservare e guardar fuori dalla finestra, ove presente, e spostare il peso dalla gamba sinistra alla gamba destra, le braccia conserte con in mano il cappotto, la borsa che pesa e voglia di essere dal panettiere, alla posta, in cantina, ovunque tranne che qua, qualche chiacchiera distratta con qualche mamma che incontri dai tempi dall'asilo, chiacchiere più serie con la tua Amica, ma attenzione a non distrarsi, qui se passi davanti a qualcuno rischi grosso. Non mi vedranno più, questo è sicuro. Rifletto, poi, in questa sera che galleggia, che si fa vivere senza scosse, la quiete dopo la tempesta, una specie di convalescenza da una malattia invisibile, sulle cose che vorrei, qui e adesso, è un gioco che faccio da sempre, privatissimo, solo mio, che non ho mai neppure scritto, su tutti quei fogli che riempio ogni tanto, sui taccuini, i quaderni a quadretti, i blocchi, i retri dei biglietti da visita, i giorni delle agende, quelli rimasti bianchi e senza appuntamenti. Un gioco da pensare soltanto, e che per questo è così magico e segreto. Vorrei, tre cose per volta. Vorrei avere tempo e voglia e concentrazione per leggere un libro, questa sera prima di dormire, qualche pagina basterebbe, per poi passare dalle parole al sonno, è così bello addormentarsi leggendo, non è raro che si sognino le cose appena lette, e ci si sveglia, dopo, gli occhiali sul naso e la mano che ancora tiene il segno tra le pagine. Vorrei, una coperta a quadrotti, di quelle fatte con gli avanzi, magari ricordo di qualche bisnonna, che mi abbracci e mi scaldi, coi colori un pò sballati, qualche punto che viene via, ma che ha dentro tutte le coccole del mondo. E poi, chissà perchè,vorrei che stasera nevicasse e nevicasse, 3 metri o pressappoco, e che domattina si capisse già dal letto che fuori c'è la neve, e che tutto fosse intatto e candido, bianco nel bianco, silenzio nel silenzio, un pò lunare un pò di zucchero.

Il violino.


C'è bisogno di un sonaglino d'argento, un incantesimo, una pozione segreta. Un cappello magico, un mantello invisibile, una bacchetta coi lustrini. E un buffone di corte, per farti sorridere un pò. Dirai che non fa niente, che sai bene che lei davvero non pensava le cose che ha detto, che la colpa è sempre e soltanto e per sempre e da sempre la tua. La TUA, stupida e insulsa fanciulla, che credevi, di trovare una parola, un conforto, una qualunquissima cosa che ti facesse stare meglio? Che scema che sei, donna fatta eppure tanto ingenua, più vuota di una canna, oca tra le oche, spietata, malvagia, cattiva. Pedalare, non è aria da queste parti, nessuno ha niente da spartire con te, viavia, che non è proprio il caso, di queste cose meglio non parlarne, si nasconde la polvere sotto il tappeto, si fa finta che tutto vada bene, e nessuno si preoccupa di aggiustare la vicenda, di metterci una parola, di dire, sentite un pò, la smettete? E poi, una bella frase killer, di quelle che ti fanno aggrovigliare le budella, e rimanere lì, inebetita col telefono in mano. Bella storia. Sù sù, coraggio, via quella faccia da pollo, millecinquecento altre volte ci si è sentiti in questo modo vacuo, e ci si è sempre tirati fuori da tutto. Vedi? è già passato, un bel respiro, il sonaglino e la bacchetta hanno fatto per bene il lor mestiere. Allora cos'è. Questo amaro nel cuore, questo sapore di chiodi e di niente, questa porta che cigola, questa puntina che gracchia, questo violino che stona.

25 novembre, 2007

Bollicine.

E tante ce ne saranno. La settimana che inizia domani ha un che di delirante, in sè e per sè, un caos cosmico che si sente già da qui, da una domenica sera tranquillissima , una partita alla tv e quindi noi femmine siamo pregate, con licenza parlando, di toglierci di torno. Non già che ci dispiaccia, beninteso. La PrinciSmeraldo ha i suoi piccoli innocenti traffici, ripassare pianoforte, Sparta e chiacchierare fitto con le sue amiche via Msn. Non ci sono più le bambine di una volta. Da parte mia, ho una quantità di cose, quelle gradevoli, quelle che ti siedi e puoi scegliere da quale cominciare, vediamo, stilo la lista dei regali dei Natale, inizio una sciarpa nuova, leggo il mio libro, mi invento qualcosa insomma, quelle belle cose tipiche da domenica sera. Ci si gode in santissima pace le ultime fettine di questo week end, si masticano piano, per farle durare di più, la tavola è ancora ingombra, sprepareranno i ragazzi e il mio Sposo nell'intervallo, si dice. La letizia è apparente, una specie di sabato del villaggio al contrario. Diman, non già tristezza e noia, ma gira di qui e giri di là, e udienze generali del Piccolo Liceale (Ma ci Devi Proprio Andare, Mamma?) e cose, cose e cose, per la settimana tutta. Una settimana frizzante mi aspetta domani, non appena il bip bip della sveglia puntata sulle 06.30 mi farà testè dimenticare l'assoluta pace, il semplice benessere, il tranquillo, beato nulla di queste ore, che niente e nessuno riesce a turbare. Nemmeno Fabio Caressa.

22 novembre, 2007

Il camino.

Non riesco tanto bene a capire che razza di odore sia. Certo non è uno soltanto. E' legno bruciato, acre e forte, è odore di mandarino sbucciato, di arance spremute, ne faccio tonnellate in questi giorni. E poi, il profumo del pane, in sottofondo, si sente appena ma c'è. E l'olio essenziale dell'umidificatore, quello che profuma l'aria e fa dire ai ragazzi che sa di inverno. E' l'odore di casa mia, un pò cannella e un pò vaniglia, sono un pò fissata coi profumi per la casa, ho sempre voluto averne uno che la identificasse, che facesse dire ad occhi chiusi, appena varcato l'ingresso, ecco, sono a casa, appena prima di lanciare le scarpe, il cappotto, mollare la borsa e salire le scale, magari, o buttarsi sul divano a baciare il primo che c'è, forse un figlio o il mio Sposo, come, sei già a casa? Prima di andare in cucina, cucinare o scongelare, prima di sedersi al tavolo e realizzare Mi Serve Un Caffè, Un Thè, una Tisana. Mi piace l'odore di casa mia. Mi fa sentire arrivata, protetta e custode, non so come spiegare. Questi giorni lenti, di qualche figlio malato e di pioggia battente, che ti fan sedere davanti al camino, ipnotica, tirandoti la felpa fino sulle ginocchia, che mi importa, con la felpa di Topolino uno può fare quel che vuole, non è mica un abito di Gattinoni. Guardi il fuoco e pensi e pensi, rifletti sulle cose, che razza di calamita è un fuoco che scoppietta, le lumachine che salgono sù sù, proprio lì da dove scenderà Babbo Natale, ancora per pochissimo, mi sa, la Princi ha capito qualcosa e secondo me fa finta di crederci per non deludermi, per giustificare tutto quel teatrino che facciamo, noi e i suoi fratelli grandi, la tovaglia stropicciata, le lasagne mangiucchiate...forse non vuole smettere di crederci, come me. Giorni immobili e ovattati, che hanno riempito questa casa di termometri e fermenti lattici, di pensieri e di qualche scazzo, siano noiose questioni o qualcosa di più, momenti che non si vorrebbero, e dei quali sì, si vorrebbe fare un grosso mucchio, affastellandoli tutti per bene e sarebbe proprio arrivato il momento, le grane, i dispiaceri, le ansie e le questioni di bruciarle tutte quante nel camino.

21 novembre, 2007

La marachella.


Chi lo ha mai detto che c'è un tempo in cui non si possano più combinare soffici, impalpabili, innocentissimi guai? Chi ha mai decretato, Ecco, da Ora Basta Stupidaggini? Una ogni tanto, diciamo semestralmente, aiuta di sicuro. Vediamo come. Esterno giorno, un mattino come tanti, in una città qualsiasi che sembra sovrastata da una grossa ostrica, tanto è il colore del cielo, cielo? ma siamo sicuri che dopo quel grigio ci sia ancora? Ci si reca dopo alcune noiose incombenze a una seduta antidepressiva, ma quale psicologo, ma quale psichiatra, si và dall'estetista per mettere in ordine di fuori prima di mettere in ordine di dentro, non so se si afferra il concetto, ma quando il Di Fuori è a posto, anche il Di Dentro diciamo che è sulla buona strada. Operazione estremità. Smalto fiammeggiante, un ciliegia elettrico, massì, trattiamoci bene questa mattina, non eravamo noi che soltanto ieri avevamo i malanni dell'umanità tutti concentrati su di noi, che masticavamo sospiri e niente voglie? Bene, vada per il ciliegia. Resta da decidere come farlo asciugare, questo smalto perfetto, questa opera d'arte, questo capolavoro di precisione che la fanciulla ha operato su di me. Nessun problema. A me un sandalo, un infradito, qualcosa che non strusci sullo smalto, che non appiccichi alle calze, che non rovini tutto, insomma. Le ballerine nella borsa, le calze a pois esse pure, il mio bel cappottino damascato con manica a tre quarti, perle a manciate e Kelly di vernice. E la gonna, ovvio, che il candido sandalo si veda benissimo, che male c'è? Le fanciulle alla finestra, non ci credevano che avrei avuto il coraggio, ma il coraggio de che? faccio forse del male a qualcuno a girare di novembre ventuno come se fosse ferragosto? E poi, non ho mica freddo. Il capolavoro è rimasto intatto e intatto rimarrà per giorni, senza sbavature e opacità così noiose e così brutte da vedere. Resta una certa qual piccolissima soddisfazione, l'aver combinato un' inoffensiva marachella, che nessuno punirà, se non con qualche occhiataccia, ho camminato sentendomi buffa e divertita, sorridendo di sottecchi, magari farò tendenza, chi lo sa, piede estivo di fine novembre. Aiuta, qualche volta, il sentirsi ancora capaci di una scena innocua, una specie di sfida, un uovo fuori dal cesto, sono scalza e allora? qualcuno vuol dire la sua? E c'è che sto bene, quest'oggi, nonostante l'ostrica lì nel cielo, nonostante 2 figlioli malaticci e febbricitanti, nonostante pioviggini brodoso da due ore in qua, e se mi verrà la febbre, e pazienza, farò un penso di quattro pagine: NON SI GIRA SCALZE A NOVEMBRE. Ma poi, chi l'ha deciso?

20 novembre, 2007

La Manu.



La telefonata è arrivata a metà mattina, quando la malinconia si era già un pò dissolta, ma non del tutto. Che grande, meravigliosa capacità hanno le persone che ti conoscono da sempre, di esserci proprio nel momento esatto in cui tu hai più bisogno di loro. Ci conosciamo da quarant'anni, forse da prima, se si pensa che appena nata mi hanno portato a vivere nella casa sotto la sua, e che lei aveva soltanto un anno. Abbiamo giocato con le bambole, ci siamo arrampicate sui cachi, preparato minestre di foglie, gerani e sabbia, giocato a rialzo e a parafulmine nel cortile, girato con la Graziella fino a consumare le ruote. Poi, a scuola con lo scuolabus giallo, che si chiamava pulmino, una specie di ibrido tra italiano e inglese. E poi, le superiori, in treno, a scrivere cose sui diari, a scappare quando arrivava il controllore, alle feste della scuola, ai capodanni. Lei c'era sempre. Anche a scrivermi lettere lunghissime quando ho cambiato città, lettere che ancora conserviamo, talmente belle che forse varrebbe la pena di pubblicare. Ha sposato il suo Amore in arancione vestita, in quel Municipio che era la nostra scuola media. E' una donna di un'intelligenza acuta e vivace, mi piace perchè usa parole desuete, come rorido e madido, per descrivere le sudate del suo figliolo, mi piace perchè si innamora ancora degli uomini degli spot come a 13 anni. Mi piace perchè parla della sua mamma con una tenerezza e una devozione e un amore così grande che fa commuovere, e io che penso che, se lo capisse, sarebbe così fiera e onorata di avere tanta figlia. Mi piace perchè mi fa morire dal ridere, quando racconta di quella casa orrenda che hanno costruito accanto alla sua, frutto, cito testualmente, "di un'indigestione di polenta e merluzzo di Alvaar Aalto". Mi piace perchè esclama Beata Vergine Del Carmelo!, perchè è buffa anche quando parla di tragedie, perchè è sensibile, sensitiva o forse mi vuole solo bene, e ha sentito che stamattina avevo bisogno di lei. E che forse, avrei avuto bisogno di arrampicarmi ancora sui cachi. Come se l'avessi fatto. Grazie, Manu.

Buon che cosa?

Buon giorno? Si prova. A guardarsi allo specchio, fisso negli occhi, dicendo che questa volta non ci cascheremo, che non ci faremo prendere, che non gliela daremo vinta, e che reagiremo, eccome, non sprofonderemo, non ci butteremo ancora più giù, non roteeremo nell'imbuto, come fa l'acqua prima di entrare nella bottiglia, non finiremo giù dal lavandino, rimarremo in superficie, schiuma dopo che hai lavato i piatti, che ti viene da soffiarla via, è così bella la schiuma quando si accumula, intatta come una nuvola. Buon giorno. Le piccole cose di sempre, un'amica, magari, due chiacchiere aiuterebbero, e nessuna forzatura. Seguendo per bene i ritmi del proprio essere, rispettandone i silenzi, i vuoti, e le sedute di peso sul divano, quando ci si lascia un pò cadere, sprofondando, che male c'è, se tempo c'è, ci si ascolta un momento, non è grave fermarsi, raccontarsi qualcosa di bello, scacciando la malinconia senza senso, il vuoto e l'indolenza. Forse ci si scoprirà un pò più grandi, un pò più serene, a Dio piacendo, un pò meno insopportabili molluschi come in questi giorni. Coraggio, fuori nuvole e nebbia, qui un bicchiere di vitamine per colorare ogni cosa, musica in sottofondo e op!, si va. Buongiorno? E sia!

19 novembre, 2007

Fuori giri.


Esistono calcoli perfetti e semplicissimi, per determinare con esattezza una simile sensazione. Si è fuori giri quando non si ha voglia di niente, quando le cose ti scivolano addosso come l'acqua sulle oche, quando fai la spesa alla rinfusa senza neanche guardare bene quello che metti nel carrello, sia fertilizzante o acqua di rose, è la stessa medesima. Si è fuori giri quando anche l'aspetto fisico non aiuta granchè, il colorito spento, opaco, color di niente, i capelli elettrici e imbizzarriti, l'occhio da triglia, spento anch'esso, nessuna voglia di apparecchiature, una maglia qualunque, un jeans qualunque, una sciarpa qualunque, tanto ne ho tonnellate. Si è fuori giri quando, nell'ora che si deve impiegare in qualche modo aspettando la PrinciPianista, si cammina ciondoloni, si guardano le vetrine distrattamente e senza alcun interesse ed entusiasmo, soffermandosi un quarto d'ora su una fila di orologi che nemmeno ti piacciono. Fa freddo e non ne hai voglia, scapperesti già ma dove, ti crogioli in questa condizione di seppia congelata, tanto, il colore è uguale e il mood lo stesso. Un totano senza direzione, un pesce rosso, ecco, con la stessa identica attività cerebrale. Se poi, l'omino sul Corso, per far atmosfera natalizia si mette a suonare l'Ave Maria di Schubert col clarinetto, beh, meglio è cambiare aria. Recuperare in fretta e furia la Princi, già che ci siamo pure la Biondina Lisciata che viene, malaticcia ella pure, al capezzale del suo bel Maturando, tossente e dolorante, e guadagnare in velocità la strada di casa. Passerà, lo so, già domani, forse, o dopodomani. Ma mi guarderò bene da passare dal Corso. Conosco un luogo dove se lo potrebbe mettere, quel clarinetto. Eh, signora mia, quando ci vuole ci vuole.

18 novembre, 2007

Black Christmas.

Oh, sì, quest'anno signora mia mi và il nero per Natale. In verità anche l'anno scorso, possiedo già palle e stelle e lucine total black. E visto che mi devo portare avanti e farmi una cura ricostituente ed invogliante, si dice?, per le prossime festività, eccomi già ad impegnare i miei sabati di relax totale o quasi con un bel film, una tazza di tisana e questo strofinaccio nerissimo. Schemi francesi e strofinaccio Graziano tutto sberluccicante. Servirà? E chi può dirlo. Non ho voglia di Natale, non ancora almeno, non ho voglia di uscire di casa nemmeno se mi prendessero a scudisciate, certo, si gela, ma c'è un bel sole, forse un giro in campagna aiuterebbe, no? Lasciatemi qui, i figlioli studiano o leggono o guardano la tv o fanno i fatti loro, il mio Sposo stila per noi itinerari da favola, viaggi, visite guidate, settimane in barca a vela, giri in aliante, mongolfiera e sommergibile. Io ho la mente sgombra e un vuoto nello stomaco, ricamo ricamo ricamo per non pensare o per pensare un pò, cucinerò, questa mattina, il pane, certo anche quello, ma non chiedetemi di più, forse il nero del filo ha tinto anche il mio umore, la mia faccia stralunata e incomprensibile, lasciatemi stare, mi passerà. Oggi riso. Al nero di seppia.

17 novembre, 2007

Knitting pleasure.


Com'è, come non è, le fotografie sono tutte sballate, mosse, polverose, tremolanti e sfocatissime. Non sono brava e poi non ho avuto tanto tempo, sa com'è, e chiacchiera di qui, e knitta di là, e traduci dal francese un bordino svolazzante che è una vera meraviglia e che la mia Amica delle Perle ha subito monopolizzato confezionando in men che non si dica un portacellulare vezzoso e frivolissimo che è un amore. Dicono che ne faccia un business. Dicono. Comunque, è stato bellissimo, come al solito, thè e pasticcini, amiche e passanti, anche di quelle che non vedi da secoli, arrivate in treno fin qua, a raccontare in una mezz'ora quel che è stato delle nostre rispettive vite, a ridere come se ancora fossimo all'ufficio fatture con le scarpe da ginnastica e un tre quattro fidanzati da gestire ( eh, signora, a vent'anni eravam gigli, tigrati ma gigli). Così, il pomeriggio del Knit Cafè vola via. E pensare che ancora qualcuno storce il naso, sogghigna spocchioso ed esclama Checcooooosa? Vi trovate A Far La Maglia? Mia nonna diceva, Raglio d'Asino Non Va in Cielo. E nemmeno al Knit Cafè.

Un grazie specialissimo alla Filatura di Crosa, Special Guest e Royal Partner, e a Josephine, magnifica location di questa giornata. Che si ripeterà il 5 dicembre.



15 novembre, 2007

Giorni appuntiti.


Non il massimo e non il minimo. Giorni e basta. Solo oggi, in realtà, non si sta mica così di solito, sole e nuvole, rumore di foglie che scricchiolano, e il delirio di casa in disordine che renderebbe nevrastenico anche un monaco zen. Non mi sono lasciata afferrare, ieri, dal turbine delle orme sul pavimento, dalla polvere ovunque e dovunque, dalla confusione insomma. Oggi, ci sono finita dentro, mica è casa d'altri, è casa mia, qualcuno deve pur risistemare i libri al loro posto e senza fermarsi a leggerne nemmeno una pagina, che bello questo qui, che noia questo qui, che schifo questo qui. Qualcuno deve pur riassettare la lavanderia, ci voglio fare dei disegnini, che ne so, stencil, magari, ma il mio Sposo Imbufalito storce il naso, Stencil? Boh. Qualcuno deve fare, aiutata da un'ancella che non capisce una beata, che è sempre nel posto dove non deve essere, che fa le cose esattamente al contrario di come vanno fatte, le cose che non avrebbe voglia di fare nemmeno sotto tortura. Mi piace prendermi cura della casa, pulire sul pulito, signora, ma qui sono passati Unni, Barbari e pure gli spazzacamini, che mi aspettavo con la faccia triste, sporchi di fuliggine , il cilindro e la palandrana, ma invece no, signora, come, non lo sa? gli spazzacamini c'hanno pure il telefonino e mica la scopa di saggina e gli scarponi. O meglio, sì gli scarponi ce li hanno eccome visto che ne hanno lasciato visibilissime impronte sulla scala appena lavata. Sinceramente, ho di meglio da fare. Vedrò di non farmi contagiare dall'umore più che pessimo del mio Sposo, e cercare di non sentire quella punta di matita, appena temperata, sottilissima, appena appena, che in giorni così sento proprio lì, al centro del cervello. Qualcuno la chiamerebbe giramento di palle. Andrebbe meglio, mi sa. E si fottano pure tutti i temperini.

14 novembre, 2007

Pittura fresca.

Vero è ben, Pindemonte, la mia non si può dire una casa tranquilla.Non è adatta al riposo, al silenzio, alle convalescenze in genere. E', quanto meno, confusionaria, qualche volta disordinata, due o tre volte l'anno diabolicamente sottosopra. Come oggi. Come ora. Ed è incredibile come si esca alle 8 lasciandola, nei limiti, una casa decente e vi si faccia ritorno, dopo pochissime ore, forse nemmeno due, e la si ritrovi, signora!, in uno stato che pietoso non rende bene l'idea. L'odore della vernice mi piace. Le latte radunate in centro al salone, il pavimento ricoperto di un tappetone grigio, Così Non Roviniamo Il Legno, scale, pennelli, cappellini della ConfArtigianato, fogli di giornale, telefonini stranieri, chiavi di furgoni. E loro, gli Omini della Vernice, i Geni del Colore, in salopette che un dì era bianca ed ora ha millecinquecentotrentasette macchie e macchioline e schizzi di colori diversi, che van su è giù con rullo e pennellessa e stucco, anche. I miei libri affastellati alla bell'e meglio sul tavolo della cucina, già, e oggi dove pranziamo? teli e teloni che danno alla mia casa l'aspetto della casa del Caro Estinto, tutto sparpagliato, tutto in un luogo che non è il suo, perfino sulle scale e in ingresso e di qua e di là. Però, sono felice. Felice di aver scoperto di stare così bene, di avere i nervi così saldi, di non avere avuto il minimo momento di cedimento, di essere entrata sorridendo, scavalcando compunta un pennello messo lì, i giornali e la stampante. La pace del cuore, la perfetta salute mentale della quale ho così tanto dubitato, e della quale molti ancora dubitano, passa anche da qui. Speriamo che duri.

Oggi.


Spiego tutto daccapo. Non occorre saper fare a maglia. Non occorre avere un lavoro iniziato. Non occorre nemmeno essere bravisssssssssime. Quel che occorre è solo la curiosità, ma andiamo un pò a vedere che torbide cose fanno in questi Knit Cafè, La voglia di scoprire un ristorante nuovo, coi divani e i cuscinoni, di vedere facce che non vedi di solito e che poi, magari, incroci distrattamente la mercato, ma io ti conosco, sei venuta al Knit Cafè. Occorre avere voglia di un pomeriggio di relax pressochè totale, di frugare fra i kit di filati che ha messo a disposizione la Filatura di Crosa, di tirarsi fuori per una volta dalla routine casaspesafigli. Daniela, la padrona di casa, ha promesso thè esotici e garbati dolcetti. Qualcuna vorrà imparare a fare le trecce. Altre, fedifraghe, promettono un gossip vivace. Perchè privarsi di tanto bendiddio?
A casa di Josephine
Via Parma 10
Alessandria
dalle ore 16 alle 19.
Ok. Ivi saremo.

13 novembre, 2007

Script.


Coraggio, coraggio, non è per sfiducia, le mani nel sacco, mi serve un idraulico. Non basta sognare, nemmeno scappare, ci voglion risposte, segnali, un caffè. Passavo per caso, non è che mi piacciano, ma in fondo le cose arrivan così. Vorrei un regalo, o farlo , magari, le scuse non servono e suona il citofono, un attimo, forse, un istante svelato, mi inciampo, mi alzo, alla fine, chi è? Facciamo un riassunto, e poi com' è andata, giocava d'astuzia, sapevi perchè. E porta pazienza, c'è un ragno in cucina, un topo nell'angolo, un gatto e un bignè. Ma tu quando torni, mi faccia il piacere, son quasi le due, no, sono le tre. Montagne di carta, quaderni a quadretti, coraggio, non senti? sembrava anche a me. Cantare fa bene, si illumina il cuore, si stira per ore, sappiamo com'è. Si gioca d'azzardo, si sente l'autunno, la torta è bruciata, perchè sempre a me. Ma in fondo, bellezza, è il gesto che conta, corrida, signori, spettacolo, olè.

Ode alla Nutella.

Di Lei è stato detto tutto o quasi. Quarant'anni più o meno e non li dimostra, fece la sua comparsa nelle dispense delle italiche mamme, che la spalmavano sul pane per le merende dei loro adorati, italici figli . Vituperata, in qualche caso, additata come responsabile di ciccia, brufoli, acetoni e tosse asinina, forse anche del morbillo, simbolo di un pasto frugale e sbrigativo e nemmeno tanto sano, una mamma vera fa la marmellata con le sue manine d'oro, mica questa roba industriale qua. Ma Lei, Lei non si è mai scomposta. E' passata indenne attraverso le critiche e le chiacchiere radical chic, scalando con morbida e cremosa semplicità le gerarchie della famiglia. Non solo i bambini, ora, ma ogni membro della famiglia ne è dipendente. Vate. Adoratore. Idolatrata, occupa il posto d'onore nella dispensa, in pratici barattoli da mezzo chilo, con l'inconfondibile vasetto panciuto: i fedelissimi ancora conservano il barattolone da tre chilogrammi tre nella versione del 2000. Ci tengo le penne. Aprirla è un rito pagano, si annusa, prima, e poi si affonda con beatitudine il cucchiaino nel piccolo universo marroncino, un minuscolo lago di meraviglia, c'è qualcosa più inebriante di così? E' affascinante e sa di esserlo. Ma da buona piemontese, non si espone nè si scompone. Resta lì. Unico alimento che si gusta previo schiocco di lingua su palato, che vi tira sù in giorni di encefalogramma piatto o quasi, che vi testè passare un'incazzatura di quelle stellari, Lei non vi abbandonerà. Sarà lì, a portata di cucchiaino, alla bisogna. Certo, un pò invadente lo è. E si fa fatica a mandarla via, come un'ospite non più gradito, ma che vi ha fatto stare tanto bene. E allora, giù, di giri di corsa e di sedute di palestra e massaggi e finocchi al vapore e tristerrimo pollo ai ferri. Madama Nutella è fatta così. Ma buona com'è, si può fargliene una colpa?

10 novembre, 2007

Quel cuore.


Ci pensavo da giorni. Da quando ho fissato la visita con un luminare del settore, credo. Ho preso informazioni, chiesto e richiesto. Forse, nemmeno Barnard mi sarebbe sembrato abbastanza preparato. Non è mai una cosa gradevole portare i figli dal medico. In verità, pochissime volte li ho portati, a parte quando uno di loro ( già, chi era?) si ricoprì di misteriose bolle rossastre o quando hanno dovuto cucire qua e là un taglio sul mento o in fronte, o ingessare qualcosa. Ma stavolta, la richiesta era esplicita: urgeva al Liceale una visita cardiologica, un soffio al cuore che andava approfondito, sa com'è. No, non lo so. So che non è una frattura o una sbucciatura: è il cuore, il suo, per la precisione, e non è che basterebbe, nel caso, uno sciroppino o dell'acqua ossigenata. Mi sono fatta coraggio, riesco ad essere così fredda in certe situazioni, in verità era davvero solo uno scrupolo del medico sportivo, il Liceale è un vero atleta, lungo lungo e magro magro, un fuscellino che è cresciuto di undici centimetri in poco meno di tre mesi, e, giuro, non l'ho mica innaffiato. Non è divertente andare dal medico, non sono divertente io, a me stessa, quando mi immagino cose così tragiche che non ho nemmeno il coraggio di dire a voce alta. Così, andiamo. Se Vuole, Signora, Può Guardare nel Monitor Il Cuore di Suo Figlio. Come. Quel cuore, dottore, lo conosco a memoria. C'è un pò di me lì dentro e di suo padre, anche. L'ho preparato io, come una torta semplice, farina uova e zucchero. Amore, tanto, tanto, tanto che forse avrei dovuto pesarlo meglio, nella bilancia della cucina, sarà troppo? Ci ho messo tutto l'impegno e tutta la poesia del mondo, ho messo il grido di sorpresa, se chiudo gli occhi, ancora mi vedo con la camicia verde e i capelli lunghissimi, quando ho gurdato il test. Ero in cucina, appoggiata, mi sono lasciata scivolare lungo il muro, e un pò ridevo e un pò piangevo, e avevo il Maturando, anni 3, che mi guardava curioso, Arriva un Fratellino, o Una Sorellina, Lo Sai? ma lui aveva un Plasmon in mano, non che gliene fregasse granchè. L'ho conosciuto presto, quel cuore, sa? Ho sentito quel tump! tump! tump! dell'ecografo, quel cavallo al galoppo, quell'istante in cui una donna si sente scrigno prezioso, che ancora nessuno lo sa, sono poche settimane e la pancia non si vede nemmeno, ma tu, furbissima, nascondi un brillante da mille carati, e guardi di sbieco lo schermo e hai quel gel sulla pancia e ti senti improvvisamente così bella e diversa e innamorata e paurosa un pochino, ma ami già così tanto quella macchia, una specie di fagiolo, che è lì, insieme a te e hai già per lui tutti i sogni del mondo, lo aspettavi e lo aspetterai, sapevi che sarebbe arrivato, eccoti qui. Lo conosco, quel cuore. E' quello, fra quelli dei miei figli, che mi attira di più, non so come spiegare, è romantico e pratico, sognatore e preciso, e un cuore dolcissimo in una scorza di porcellana, una piuma leggera in un riccio di castagna. Quel cuore sta bene, mi dice il medico. E io tiro un respiro di sollievo, forse un pò lo sapevo già, ma sono rasserenata da questa conferma. Ma sapevo. Quel cuore, dottore, e un pezzo del mio, se guarda bene, c'è una stellina piccola proprio qui, nel ventricolo. Ce l'ho messa io. Perchè sono la sua mamma, e quel cuore è stato così vicino al mio per così tanti giorni e tante notti, ha respirato, camminato, cantato e dormito com me, e la stellina è il regalo che gli ho messo perchè se ne ricordasse sempre. Anche quando batterà lontano dal mio. Ma anche allora, lo sentirò.

09 novembre, 2007

Pronte?


  1. Carta, penna e calamaio. E ferri, mi sembra chiarissimo. Ho perso il conto, se è il quarto o il quinto Knit Cafè. ma questo, creature celesti, ha qualcosa di spettacolare. C'è una specie di sponsor, uno Special Guest, un ospite di tutto rispetto, che si chiama Filatura di Crosa, mica zucchine bollite! Perciò, annotatevi giorno e ora, cancellate ogni appuntamento e trovatevi lì, senza nessuna scusa. Se anche non siete brave, se anche non siete e basta, se non avete mai visto un gomitolo di lana da vicino, venite lo stesso. Un Knit Cafè non si può perdere, per nulla al mondo. Figuriamoci questo.
    Mercoledì 14 novembre
    dalle 16 alla 19
    A Casa di Josephine
    Via Parma 10 - Alessandria
  2. Bene. Là saremo.

08 novembre, 2007

Le biglie.



Non è bello venire a svegliarti. Apro pianissimo la porta per regalarti ancora un solo secondo di sonno e di magia. I tuoi fratelli sono svegli da un pò, fanno tutto alla moviola, loro, così mi porto avanti e passo prima da loro. Tu no. Tu sei un fringuello già da subito, hai già tutto allineato sulla sedia, magari un bigliettino per ricordarti di una cosa da fare. Già grande. Stamattina hai indugiato un pò, ti sei stiracchiata come certi gattini, e mi hai circondato il collo con le braccia, Stavo Sognando. Così, raccontami. Di quella compagna di scuola vestita di lustrini che ti regalava un cane e lo portava a scuola, questa notte. Che buffi che sono i sogni dei bambini, quelli che passano piano da sotto la porta, quelli che respiri a briciole sul loro cuscino, col calore della notte e i capelli arruffati, tra i pupazzi e i cuscinetti con le scritte. Raccontami i tuoi sogni. Ti racconterò i miei, solo i più belli, però, quelli colorati, quelli in cui vedo le cose più lucide, non quelli dove corro inseguita, magari, o quelli in cui voglio parlare o scrivere o comporre un numero e non ci riesco, capita soltanto a me? Ti racconterò dei sogni che ho io, non quelli della notte, quelli del cuore, quelli che faccio di giorno, con tuo padre, magari, o soltanto miei. Guardali. Sono biglie colorate in una retina di plastica, li ho sempre con me, a volte li accarezzo dalla tasca, per sentire il rumore che fanno e non scordarmi mai che ci sono, che ce li ho, che sono lì e finchè li sentirò tintinnare sarà una specie di magia e sarò felice di averli. Li custodirò, ne avrò di nuovi, per tutti i giorni che verranno. Fai lo stesso anche tu, figlia, tieni in tasca i sogni della vita, sérbali e difendili, con forza, se dovesse servire, tienili lì, accanto a quelli della notte, si faranno compagnia. Sono palline di cristallo, quelle coi colori dentro, sai?, quelle da giocarci sulla spiaggia, da far suonare, da avere. Nascondile, un pochino. Ci sarà qualcuno che vorrà portartele via, o rompertele o scambiarle con le sue. Non farlo mai. Soprattutto con chi chiama le tue preziose sfere di cristallo semplici e stupide biglie di vetro.

07 novembre, 2007

Ma guarda un pò.


La nebbia mi piace, mistero non è. Molti gridano allo scandalo, ma a me piace, mi avvolge, mi rassicura, mi fa mistero e magia, apparizioni e sparizioni. Mi piace perchè ha un buon odore di freddo, di foglie e di umidità. E poi perchè, è scientificamente dimostrato, se esco di casa alla 8 con la collina ben avvolta in un cumulo di bambagia che non si vede, non quando ci cammini dentro almeno, cioè ci cammini e la vedi poco in là e dici, adesso ci cado dentro, ma è come l'orizzonte e non ci arrivi mai...va bene, è confuso, ci tiro una riga. Se esco di casa con la nebbia, in città c'è il sole. Fine del teorema. E col sole tutto sembra più gradevole, più nuovo, in fondo, più bello, perchè no. Si può avere il cappotto sbottonato, allentare la sciarpa knittata (a tal proposito, si resti con le antenne benissimo alzate), farsi sorprendere dal sole, mica subito ripararsi con gli occhiali, ma fare in modo di socchiudere un pò gli occhi, ma guarda un pò tu che bel sole che c'è. Si sta bene, stamattina. Si faranno sole cose ben gradite, ci si sentirà uniche e irripetibili, ci si beerà, di questo piccolo insignificante benessere improvviso, sorridendo molto, non solo da fuori, ma dentro, che è un pò più difficile. E stamattina, che ho i tacchi e so di buono e che ho aspettato che finisse la schitarrata di Albachiara prima di scendere dalla macchina, stamattina c'è qualcosa che non so, che non codifico ma che non mi importa, stamattina respiro qualcosa che mi fa dire, ma guarda un pò tu, senza magoni , chiodi nel cuore e sospiri tirati sù da sotto le scarpe, ma dimmi un pò tu che bello che è.

06 novembre, 2007

Tu chiamale se vuoi.




Ero scesa per cercare un'altra cosa, uno stampo da plum cake piccolino, che non uso da tanto. Così ho aperto lo stanzino delle cose, quale casa non ne ha uno, dove si stipano le tazze sbeccate che non hai cuore di buttare, qualche quaderno finito, un frullatore antiquato, una specie di sgabuzzino, dove tutto viene stipato dapprima con ordine scientifico e poi cacciato lì alla rinfusa. C'è di tutto, vecchi giochi, una coperta, gli album dei Pokemon e le scatole delle fotografie. E gli album, anche. Così, mi sono fermata, seduta a gambe incrociate, tra una fila di bicchieri di plastica e un cestino da picnic. Sì, forse avrei fatto lo stesso vestito. E lo stesso cappellino coi fiori freschi e i rametti di felce. Trovo. Persone che non vedo da secoli e dei quali nulla so più, persone che non vedo ma delle quali conservo ancora il numero sul telefono e qualche volta ci facciamo gli auguri a Natale. Rivedo. Persone volate via, tante, in verità, che strano vedere le foto di chi non c'è più, un ritratto che sorride, e ti piace pensare che adesso che lo vedi, sorrida anche da Lassù. Ci sono. Le zie coi cappelli e i mezzi guanti, lo zio col papillon, le amiche d'infanzia, i figli, che strano, avere i figli in situazioni come questa. E poi ci siamo noi. Belli, c'è da dire. Emozionati, c'è da scommettere. Uguali, c'è da sperare. Così, in un primo pomeriggio di un autunno cigolante, che non piace e non soddisfa e ci fa sentire scricchiolanti e un pò stanchi di niente, ci si ritrova a pensare, in uno stanzino pieno di carabattole e di disegni stropicciati, quanto amore c'è, quanta bellezza, quanta ineguagliabile perfezione, quanta sottilissima nostalgia, quanto struggente calore, quanta lucidissima felicità ci possa essere a sfogliare, per caso, le fotografie di un matrimonio. Del mio, nella fattispecie.

05 novembre, 2007

Spazzolato.

E no che non ho preso lucciole per lanterne, non che mi sono sbagliata, ho scritto qui invece che su Santa Polenta, certo che no. Solo che questa, bellezza, non è farina del mio sacco. E' un regalo, sissignora, anche se forse si dovrebbe usare l'imperfetto. Un regalo inaspettato, in realtà era stato annunciato giorni fa, tra una chiacchiera e un rovescio, Faccio un Salame di Cioccolato da Primato, e infatti, così è. Assaggiato prima con educazione, un angolino, sai com'è, questi week end di vacanza sono un vero attentato alla dieta, ma chisseneimporta, in fondo. E poi, assaltato e sbranato con voracità dai figlioli tutti, dal Giovane Holden in giù, ivi riuniti per consumare il rito della partita di calcio, la domenica sera, con il loro Patriarca. Tutti in fila, gatto e cane compresi, la Princi e la scrivente che della partita proprio non si curava, ma potevo forse occultarmi in un altro angolo della casa e fare la solitaria? Sarà stata l'ansia della sfida calcistica, sarà che non hanno fatto grande festa alla mia crema di zucca (Ti piace? Beh, Piacere è Un'Altra Cosa) ma il dolcetto della mia Amica dalle Perle Luccicanti ha fatto la parte della star. E poi, il packaging, che grande esempio di semplicità e classe. Colpita e affondata. Ben lo si sa, da mela nasce mela. Chiederci al Maturando per dettagli.

04 novembre, 2007

Merito suo.


La pace, credo. La bellezza, anche. La tranquillità, quella fatta di niente, non che devi andare a cercare di qua e di là, monasteri, ritiri spirituali e cose così. Il niente, insomma. Partita non proprio in forma, senza nemmeno tanta voglia, in realtà. Ma di voglia non se ne ha per niente, sarà la stagione, si dice, per alcunchè. Poi, il sole che sembrava di maggio, l'aria caldina, un vento discreto ed educato, nessun programma, se non giri e giri, una pizza, forse, un film, amici da vedere, ma con calma. Così, ci si porta fuori. Dalle tristezze, dalla malinconia diffusa, dal non voler essere da nessuna parte. Che noiose sono le persone quando sono così, che noiosa sono io quando mi sento così, un pò persa e un pò sospesa, una bolla che và, una mina vagante, un missile terra-aria, un pò brodino un pò nitroglicerina, un pò budino un pò marmo di Carrara. Che noia è starmi vicino, quando non ho il minimo slancio, quando potrei andare a Parigi o a Rozzano con la stessa espressione, quella da antibiotico, quella da Sto Andando dal Dentista, quella che mi fa stare arrotolata come un serpente nel cestino, e non c'è suonatore di piffero che riesce a farmi saltar fuori. Che donna sgradevole divento, quando non ho voglia di cucinare nemmeno un caffelatte, quando il mondo che mi gira intorno e dietro e di fianco potrebbe anche andare a farsi fottere, e che m'importammè. Sarà che c'è il mare. Sarà che luccica e che ho qui il mio Sposo e i miei figlioli più piccoli, ho un bel libro da finire e due maniche da attaccare alla maglia della Princi, che ha imparato ad andare sui pattini. Ho bisogno di tempo e di aria, di vento, anche come quello di ieri a Bergeggi, un vento salato, improvviso e affascinante. Così, piano piano, con piccole cose e piccole carezze, piccoli sciocchi miscugli che sgarbuglino i pensieri più intricati che ho, come il balsamo dopo lo shampoo, così, tutto tornerà come deve. C'è una musica lontana e non sono le sirene, questo mare di seta mi ha fatto un regalo, e laggiù, proprio là dietro, un suonatore di piffero farà uscire dal cestino uno sciocco, noioso serpente.