30 marzo, 2008

Fiocco Rosso.





Alla fine, è nato. E' nata. O come si dice. Non saprei bene dire se sia maschio o se sia femmina, se progetto o iniziativa, quello che so è che mi scalda il cuore, mi rende fiera, proud, molto proud, mi rende felice e un pò gasata, e infularmata, anche, che solo dalle parti mie si capisce. Ho inventato Cuore di Maglia. Che di per sè non è che dica moltissimo, ma per me che è un pò che mi frulla e che ho coinvolto anche un fior fiore di pubblicitario per farlo, beh, dice proprio tanto. Allora, la dicitura bella distesa, tutta intera, recita così.

Cuore di Maglia


Mani di Mamma


per i Bimbi di Alessandria



E vado testè a eseguire lo spiegòmetro.




Dacchè ci si trova , circa da due anni in qua, a scialarsi con ferri e gomitoli, a inventare bikini e borse e parei traforati da perderci gli occhi, durante, e la testa, alla fine, a fare maglioncini e scialli, calze e sciarpe di ogni foggia e colore, beh, ho pensato, rendiamola utile, questa giornata di scialo.







Così, le fanciulle del Knit Cafè, che ancora qualcuno di loro non lo sa, ma lo saprà ora, o al prossimo Knit Cafè del 3 Aprile, confezioneranno con le loro Santissime Manine delle copertine da culla. E non culle qualsiasi, si badi bene, e nemmeno copertine qualsiasi, ma da regalare, la prima settimana di maggio, nientemeno che all'Ospedale Infantile Cesare Arrigo di Alessandria, al Reparto di Neonatologia. Queste copertine, confezionate dalle mamme vanesie che passano un pomeriggio al mese a tricottare e a chiacchierare, accoglieranno con affetto e calore i piccoli nati prematuri, li abbracceranno e coccoleranno, li scalderanno e difenderanno. Le mani delle mamme sanno fare grandi cose, carezzano e consolano, sorreggono e infondono coraggio. E fra un diritto e un rovescio, in queste copertine minuscole, si potrà trovare un pò dell'affetto che serve a un piccino per diventare grande. Beh, a pensarci bene, tanto vanesie queste donnine del Knit Cafè non lo sono affatto.

I bambini dell'Ospedaletto di Alessandria, quelli presenti e quelli che arriveranno, ringraziano fin da ora:
.....la Filatura di Crosa, che ha offerto tutta la lana per questo ambizioso progetto.
.....lo Studio Pubblicitario masgas di Alessandria che ha inventato per loro il Cuore di Maglia più bello e più caldo che c'è.





A mother's hands for the newborns of Alessandria

Finally, it's born. whether male or female, project or idea, I don't know. I only know that this project melts my heart, it warms it up, and it makes me proud, very proud of myself. I've created "Cuore di maglia" or "knitted heart." I had the idea in my mind for long time, mulling it over and over until I finally decided "it's THAT time" and did it, with the help of a friend who works in advertising. The aim of the project is to knit and donate afghans to the premature babies born in the Ospedale Infantile Cesare Arrigo in Alessandria.



E vai di brunch!

Noi si festeggia. A modo nostro, è per dare il benvenuto all'ora legale, che lo sanno tutti che è una specie di anticipo dell'estate, del sole e del mare, e del fuori e del giardino e dei fiori e delle passeggiate e dei pantaloni sottili e delle borse colorate e delle cose più belle e che ci piacciono di più. Noi, si fa il brunch. Che è un modo elegante per dire che sì, mescoliamo allegramente colazione e pranzo, ma non per vezzo, lo ben s'intenda, solo che i figlioli hanno fatto tardi, in realtà sono rientrati presto ma poi sono stati svegli fino all'ora beata e compariranno arruffati soltanto verso l'ora di pranzo e da sempre, la domenica, noi mescoliamo con grazie lasagne e nesquik, insalatina e pavesini. Oggi, abbiamo amici in visita pastorale, ben perciò la scrivente si è alzata all'albissima e giù di torte salate e plumcake e poi un'insalata di basmati che potete vedere qui, insomma, tutto e ancora di più. Ed è bello pensare che la domenica scorrerà via, pigra e tiepidina, che forse qualche amico passerà, inatteso, per un caffè estemporaneo e una fetta di torta, non si sparecchierà che stasera, le briciole ai pettirossi scuotendo la tovaglia nel pratino, ma senza correre dentro, che si sta già bene, senti un pò che frescolino che c'è.

27 marzo, 2008

Ode all'Amica delle Perle (caduta da cavallo).


Il minimo che potessi fare, scomodare Ugo Foscolo, e con un minimo di licenza poetica, dacchè la mia fulgida amica non è caduta da cavallo, ma ahinoi, da un più banale marciapiede. Ella soffre. Trovate nell'uovo di Pasqua due orride stampelle e un'arrabbiatura con venticinque zeta. Lei, così solare e frizzante, Lei sempre in giro a curiosare, chiacchierare, comprare, già, a quello non ci ci sottrae mai, signora cara, la vita è così breve e che cosa sarà mai un cappottino smilzo che ci sta un amore di fronte all'Eternità? Ella soffre. Sprofondata in cuscini di trine e merletti, con quel sorrisetto da ragazza impertinente trasformato in una smorfia di noia e disgusto, che impreca verso il fato avverso e la malasorte e a quel malefico marciapiede che La costringe, temporaneamente ad una immobilità forzata. Deh, mia Preziosa Amica, non si butti giù in cotale modo, non è da Lei. Le Amiche, quelle che accorrono alla bisogna, son qui per aiutarLa. E poichè Ella ancora non riceve, che ancora la servitù è lì che sbatte i tappeti ed Ella non si sente in forze per affrontare lo scalone del '600 che la separa dalla sua cittadina, beh, detto fatto, si procuri un Pc. E si porti non già la cittadina, ma il mondo intero nel Suo letto di dolore. Tanto per cominciare dia una scorsa ai quotidiani e a un pò di gossip, del quale Ella, mia Lucida Amica è Dea incontrastata e superba. Guardi un pò per bene come la Carla Bruni ha scimmiottato Jackie nel look per il suo viaggio londinese. E poi, una spolverata di politica, niente figlioli all'Alitalia, per par condicio lui che non porta la fede e poi fine. Direi che con la cultura può bastare. Da qui, si svaghi. Cerchi schemi di maglia per tenere occupate le Sue illustri, operose manine, confezioni per le sue Mirabili Figliole un gonnellino traforatissimo per le serate al mare, previa, ça va sans dire, approvazione dai rispettivi Fidanzati. E compri, compri, compri, Dama Venerabile dello Shopping Estremo, chè le fanciulle di Zara, vagano meste sul Corso in cerca del suo viso tra la folla, che son giorni tre che non si presenta alle loro casse. Per non parlare delle Sister Berry, orsù, non le faccia stare in pena, un pantalone estivo ben nasconderà l'odioso ematoma, a patto, come non pensarci, che non sia Capri. Lei ordini al telefono. Io le farò una panoranica della vetrina, gliela invio col Blackberry in tempo reale, ed Ella riemergerà dal noioso staro malaticcio e imprecante e rifiorendo a nuova, beata vita. Quando poi anche la pratica dello shopping on demand L' avrà annoiata, beh, può sempre impiegare il Suo tempo a lucidare le perle. Fino a dopodomani, stiamo a posto.

26 marzo, 2008

Senza panna.

Oh no che non è mica una casa di zucchero filato, certo che non è tutto zucchero e miele, qualche volta ci sono dei bei bicchieroni di acido alla spina, così, che si cacciano giù tutti d'un fiato. Oh, certo che non è il Mulino Bianco, con la mamma sempre bellissima e mai sbattuta, mai arrabbiata, mai un bufalo, mai fraintesa. No che non è tutta panna montata, la stessa da tuffarci le fragole, quella che si fa nel Kitchen Aid e poi si passa per bene col dito tutt'intorno e si lecca pure il cucchiaio per non sprecarne nemmeno un pò. No che non è tutta una melodia, tutto un violino e campanellini e cosine e bacini e ciccì e coccò. No che non è tutto una passeggiata fra i fiori, gli uccellini a cinguettare, le stelle e la luna. Qualche volta uno si arrabbia pure, qui dentro. Qualche volta la mamma certo che rimane bellissima, non sono tutte belle le mamme del mondo? ma qualche volta, ecco che la mamma, che è un tantino sbattuta, si arrabbia un pochino, ma solo un pochino piccino picciò, e diventa un bufalo, ma un piccolo bufalo piccino picciò, e se è fraintesa la mamma si incazza, ossì che si incazza, eccome che si incazza e va bene che non si dice, ma insomma non c'è un sinonimo a s'incazza. E allora,eccolo lì, leggiadro e dolcissimo, arriva un vaffanculo, sibilato, sussurrato ma nemmeno tanto, così che si possa sentire per bene. Non c'è modo di trattenerlo, lui esce e vola via. E nemmeno serve la panna montata.

Love Boat.



L'unica cosa davvero degna di nota era che la nave era tutta viola. Viola i divanetti, le poltroncine e la moquette. Per il resto, un vero, inimitabile, incommensurabile de-li-rio! Partiti con non ricordo quante ore di ritardo, un mare da Tempesta Perfetta, un mal di testa feroce, di quelli che ti vengono una volta ogni due anni, forse tre, io non sto mai male, fisicamente, intendo, sono, quel che si dice, un tipo tosto, non ho quasi mai il raffreddore, men che meno il mal di gola, non sono intollerante a niente e se lo fossi non lo so, sono allergica all'Aspirina, soltanto, quella con Vitamina C, che ho preso per vent'anni, credo e poi, all'improvviso, voilà. Ma, a parte questo quadro clinico improvvisato, direi che è stato un viaggio da dimenticare. Onde e onde, nausea nessuna e a nessuno, per fortuna, i miei figlioli e il mio Sposo uomini di mare, sono, pure la Princi che, in mezzo al mare ha pure trovato il tempo di guardarsi una puntata di Amici e di rifare un balletto nel corridoio con una bambina trovata lì per lì, Aspetta Che Passi l'Onda, diceva aggrappata al corrimano del corridoio, sotto lo sguardo nauseato (per forza) e un pò invidioso delle comari che si recavano caracollanti verso il bagno a...a....beh,non proprio ad incipriarsi il naso. Io lì, raggomitolata alla bell'e meglio sul viola divano, non proprio in formissima, perciò, mi dico, quasi quasi mi faccio un giro in infermeria. Sono stata una fanatica di Love Boat, e chi non lo era, all'epoca?Il Medico di Bordo, ussignur, beh non era proprio un figaccione, diciamocelo, ma assomigliava vagamente a Mago Merlino, sulla settantina, un forte accento genovese e l'aria più scocciata che porfessionale. ma come, e il Capitano Stubing? Morale: una stupida tachipirina che mi ha fatto come un bel bicchiere di latte e menta. Ho sofferto in silenzio. E adesso, bella fresca e pimpantissima, l'emicrania dimenticata per i prossimi 3 anni, il viaggio verso l'isola in diurna pure, bell'e pronta per una bella settimana che è quasi a metà. Giri in giro stamattina, e giri in giro nel pomeriggio. Un ritorno alla vita normale, insomma, dopo Il Grande Fratello con la mia famigliola sull'isola. Non che mi dispiaccia, certo. Però, questo viaggio caracollante in fondo, non è stato nemmeno male. Sarà perchè la canticchiavo fra me e me...





Però e nonostante, sob, del Capitano Stubing nemmeno l'ombra.

24 marzo, 2008

Baci da qui.



Che io, così, a memoria, non è che proprio mi ricordassi un tempaccio del genere. Beh, sì, forse a pensarci quella volta che avevo soltanto due bambini, due deliziosi maschietti di tre anni e uno, che venivamo già qui ma eravamo in un'altra casa e un freddo ma un freddo, e mi ricordo che i due avevano le tute uguali rosse e blù e le Superga verdoline ed erano così carini, ma così carini. Ecco, sì, ora mi ricordo bene, che dal freddo che faceva avevamo acceso il forno tutto il giorno, ma che bella vacanza è stata, anche quella, anche se i grandi non c'erano e la princi nemmeno, non ancora, ma insomma, che bello che è stato. Non ci samo fatti mancare proprio niente, vento e pioggia, e nemmeno una manciatina di grandine, dai, già che c'eravamo. Ma bello lo stesso, questo si sa. Abbiamo avuto tempo per tante cose, di studiare, persino, di leggere e di fare altri progetti, spostare un muro, una lampada, sta meglio così, no, meglio cosà. E persino adesso, che Maddalena è illuminata come un presepe, che le nuvole questo vento le sta portando via, e il mare è ancora rabbioso e leggermente alterato, adesso abbiamo avuto anche il tempo di cercare nella scatola delle fotografie e trovare, ma guarda un pò, quei due bambini là.

22 marzo, 2008

Alta gioieilleria.

Una delle meraviglie del mondo è costituita dall'avere un sacco di tempo a disposizione e nessun impegno, di nessun genere, che non sia salutare qualche amico infreddolito come noi, comprare i giornali, fare niente o quasi. Piove e piove e ancora piove, un pò smette e un pò diluvia, e pensare che molti si sono preoccupati di farci sapere, con un pizzico di cattiveria, che lassù a casa c'è un sole da spaccare le pietre. Non fa niente. Noi qui si sta e bene anche. Nonostante il freddo e la pioggia, si riesce anche a realizzare delle cose semplici e carine, una collana, per la precisione, adocchiata tempo fa su Ravelry, grazie a Clarissa, che la annoverava tra i suoi preferiti. Così, un giro in ferramenta per munirsi dei famosi cerchiolini di plastica e via, la prima collana della Princi , interamente fatta dalla sua mamma, sta prendendo vita via via. Certo, la tecnica è da affinare, per esempio come assemblare nel modo più omogeneo possibile i cerchiolini debitamente rivestiti all'uncinetto. Ma il risultato è grazioso. Già pronto un progetto Total Black, da indossare con un tubino discreto o una scollatura generosa. Che piova pure, se vuole.

21 marzo, 2008

Brrrrr.....


Un gelo polare. Vento che fischia e che sbatte. Il mare un pò imbufalito, in realtà, e di un colore rabbioso e insolito. Ma che bello, però. Che verde che c'è, e che nessuno che c'è in giro, e che belli i negozi quasi deserti e i pochi turisti, intabarrati come a Natale, andiamo a comprare delle coperte, a casa geliamo. Noi si sta benissimo, invece. Certo, fa freddo eccome, ma insomma, è così bassa la Santa Pasqua quest'anno, lo dicono anche qui, e poi che bella vacanza questa, che siamo tutti tutti, che certo, ci vuole una seduta di yoga ogni volta, e incrociare le gambe e fare gli occhielli con pollice e indice e dire ooohmmmmm ooohmmmmm, e contare fino a duemila, e sentire il Buddha Bar a stra-palla, ma che bello però. Che non abbiamo un orario nè per pranzo nè per cena, che leggiamo e chiacchieriamo e siamo avvoltolati nelle coperte di pile, e nei sacchi a pelo, è attrezzata, questa casa, anche per l'invasione degli ultracorpi. Ci sono provviste, un pane che sta lì, a lievitare beato, e tu guardi fuori e pensi, ma com'è possibile che ci si possa rosolare al sole a picco, qua fuori, e che adesso faccia un freddo così. Quest'oggi, tra un pò, temerari fino alla spiaggia, ci vorrebbero le tonnellate di cuffie di lana che ho prodotto quest'inverno, ma è un attimo, signora mia, mi dia un gomitolo e due ferri, gliene faccio una dozzina, con tutto il tempo che ho, ma mi dica un pò bene, e che problema c'è?

18 marzo, 2008

Da curare.

Belli da morire. Così, a manciate, tutti insieme, assolutamente inutili perchè troppo grossi o troppo piccini, ma lucidi, nuovi, mescolati, spaiati, trasparenti e viola, viola, viola. Li ho comprati per pochi euro e adesso eccoli qui, arrivati puntuali dentro una busta con le bolle, ben divisi nei loro sacchettini un pò polverosi, forse arrivano da un cassetto che sa di stantio, di una merceria che sa di stantio anche quella, ne abbiamo una in città, ancora con il metro di legno, la proprietaria che ha l'età degli scaffali, lenta come la Quaresima, che vende le calze alle dame che a nominar loro Calzedonia fanno una smorfia di disgusto. La merceria che vende la qualunque cosa.Le scatole degli spilli. E i giochi di ferri per fare le calze. E l'elastico per le mutande, c'è ancora qualcuno che cambia gli elastici, o meglio, che usa mutande cui si cambiano gli elastici, non è mica da tutti, sa? I miei bottoni sono qui, dentro al vasone della marmellata debitamente ripulita, faranno compagnia a quegli altri che ho comprato tempo fa. Bottoni, che grandissima magia infilarci la mano, fanno un rumore che non si descrive, non sai se sia come di monete, o di sassi o di tutti e due insieme. Una gioia per gli occhi. So già che qualcuno lo userò, inventerò delle cose carine, impreziosirò i miei famosi portafazzoletti che vanno a ruba fra le mie amiche, uno per colore, regalati, per forza, mica venduti, non si vendono le cose alle amiche, si regalano eccome. Anzi no, mi faccio dare 50 centesimi, i fazzoletti, si sa, portano sgarro, anche quelli di carta a quadrettini, con le farfalle, le caramelle o i disegni di Klimt. Adesso, resi più cool da con questi bottoncini meravigliosi, saranno ancora più preziosi. Benebenebene, meditò ella lisciandosi il mento e socchiudendo furbescamente gli occhi, posso aumentare l'importo dell'offerta. Idea geniale. Perciò, spiacentissima, Amiche Carissime Vicine e Lontane. La prossima volta che avrete in regalo dalla Medesima un simile oggetto confezionato con raria maestria, ricercatezza e mestiere, bene, allungate a piacer vostro una bella banconota. Meglio se viola. Sapete bene, è il mio colore preferito!

17 marzo, 2008

L'insalata era nell'orto.


Certamente non nel mio, dacchè io non ho mai posseduto un orticello, per i motivi che sappiamo. Però, ieri, ho ricevuto in dono una gerla di insalatina freschissima, di quella che ha un'aria di salute soltanto a guardarla, non già come quella tristissima delle buste al supermercato, che in effetti sto cominciando a patire un pochino. Solo, che scoperta, questa qui buonissima ci vuole tempo a pulirla, e qualche volta, una busta raminga di cicoria nel frigorifero costituisce una salvezza se arrivo trafelata e mi risolve con brillantitudine la vicenda alla voce Contorno. Semprechè, nella suddetta busta raminga, non si siano nel frattempo insediate colonie di bacilli, microbi, batteri e scolopendre, grillitalpa e vermiciattoli, che le foglioline non abbiano subito una misteriosa metamorfosi e appaiano come mollicci composti nero verdastri, o giallognoli, nel migliore dei casi. Così, stamattina, nel silenzio della mia linda cucina, mi apprestavo con solerzia a pulire la tonnellata di insalatina, armata dei miei bei guantini violacei a proteggere le manine laboriose. Pulire l'insalata è terapeutico. Mi sa che la mia Amica del Gossip, donde proviene questa fornitura di vegetali, e, adesso che ci penso, pure i guanti violacei, lo ben sa che tale pratica rilassa e distende, e perciò l'omaggio aveva ben il suo preciso scopo. Ma, riflettendo un istante, proprio io che ricamo e lavoro a maglia, e questo, rilassa. Proprio io che trovo rigenerante una passeggiata in collina, innaffiare le violette, cucinare per plotoni, inventare cose e cose, e di queste pratiche non me ne faccio mancare nessuna....Proprio io che faccio ognuna di queste cose rilassanti, possibile che sia sempre schizzata uguale?

16 marzo, 2008

La festa.

E' stato divertente. Gradevole. Da quelle parti, quando si organizza una festa, è tutto un dispiego di forze culinarie mica da ridere. Siamo in 40? E che problema c'è. Mi piacciono le feste dove si arriva coi vassoi, la carta stagnola, i contenitori di casa, dove ognuno porta qualcosa. Mi piacciono le feste dove si chiacchiera, un pò di qua e un pò di là, e anche se non sei proprio così in forma, così ciarliera e così brillante, dai, che non fa niente. Io sto bene lì, anche quando non sto bene da nessun'altra parte del globo terracqueo. Così, a chiacchierare delle feste fatte in quello stesso posto ma una trentina di anni prima, che il mio Sposo sorride e mi dice, sembrate reduci dalle Crociate, ma ancora, non fa niente. Sono strani legami che mi legano a questi posti e a queste persone, così leggere, così belle da vedere, così lucide, non so come dire. La Festeggiata, strepitosa col suo defilè di biancheria intima avuta in regalo, da sopra i vestiti, per carità! la Doc, che secondo me, non vista, ha preso nota di tutto, la musica, le chiacchiere, le cose semplici che mi fanno così bene quando sono qui. E prima di venire via Qualcuno mi ha detto Sei Stanca, Vero? Il brutto di questi qui, è che proprio non puoi nascondere niente. Ed è per questo che li adoro.

Heart attack.


Succede. Ancora e ancora, più spesso, da qualche giorno in qua. Un cuore che non ne vuole sapere, un'ansia leggera, di zucchero a velo, di sabbia fine fine che si insinua tra gli ingranaggi, di cose che non so. Il cuore rimbalza, un pallone sul muro, come i giochi che fanno i bambini, DieciFratelliTuttiMonelli, chi se la ricorda, il cuore si apre e si chiude, capace di grandi balli e grandissimi niente, di lustrini e di fango, di panna e di ghiaia. Il cuore non risponde qualche volta, se ne sta lì in un angolo, come a sonnecchiare, diresti che dorme davvero, ma come, nemmeno russa, ma sta lì e non fa niente e allora ti verrebbe voglia di scuoterti un pò tu, shakerarti, per farlo reagire in qualche modo, per svegliarlo, chi lo sa. Sono giorni di pensieri obliqui, ma come sono bene questi pensieri ancora non lo so. Obliqui perchè non è che proprio li formuli, li pensi come da lontano, li prendi alla larga, e se, e se, e se, e per la massima parte sono pensieri tremendi, tristissimi, pesanti da mandare giù. Il cuore non batte, fa soltanto il suo dovere per farti camminare e respirare e far le scale e la spesa. Ma sorridere, poco. E ti dici che un cuore così non lo vuoi davvero, che non sai cosa fartene di un cuore così scemo, e che di questi alti e bassi davvero ne hai proprio abbastanza e che forse due paroline a questo diavolo di un muscolo forse andrebbero dette sul serio. Ma lui niente, continua a battere, troppo forte o troppo piano, troppo in alto o troppo in basso, un sasso nello stagno, una palla di neve sul vetro, un pallone sul muro.

14 marzo, 2008

La famiglia dei Pettirossi.

Sono tanti. Uno stuolo. Uno stormo. Un sacco, insomma. Sono almeno 6, anche se non è molto facile distinguerli fra loro. Certo, ce n'è uno più cicciardo e uno con la testolina bianca, ma insomma, sono sempre una quantità. Arrivano al mattino presto e verso il tramonto. Li ho abituati così. Nel senso che non è che mi sono data all'ammaestramento dei pettirossi, così, a tempo perso, ma diciamo che me ne prendo cura. Ho comprato per loro una casetta di legno, dove, con un marchigegno ingegneristico è stato apposto un cucchiaino di plastica che possa contenere il loro cibo. E certo, briciole e briciole, ma anche e soprattutto il mangime appositamente apposito per i pettirossi, rosso, infatti, per mantenere il loro piumaggio vivace e splendente. I pettirossi sono strani personaggi: hanno, per cominciare, un aspetto buffo. Zampettano, sono guardinghi e sospettosissimi, non danno confidenza, sono, per così dire, un pò altezzosi. Non che se la tirino, però hanno quel modo di fare, che fanno cadere le cose un pò dall'alto, insomma, un tantino snob. Questa mattina, la sveglia è suonata più che all'alba in casa mia. Il Maturando si reca in gita scolastica, olè, e quindi alzarsi alle 5 è stato un gioco da ragazzi. Ma questo cambiamento di sveglia mi ha permesso di seguire meglio i movimenti della colorata famigliola che vive da qualche tempo nel mio giardino. Arrivano uno per volta, ben attenti ad eludere la sorveglianza dei ferocissimi felini che fanno finta di sonnecchiare sul terrazzo o che li osservano attraverso il vetro. Poi, una volta ben sicuri di non correre pericoli, si avvicinano in un frullare di ali e di cip cip al cucchiaino griffato. E lì, si scialano. I pettirossi mi piacciono. Confesso che per me è anche una terapia. Non faccio birdwatching, ma osservando i loro movimenti e le loro testoline e quelle faccine un pò così e quei loro colori così belli ed insoliti, riesco anche, alla bisogna, a dimenticare ansie e magoni, batticuori e debolezze, tristerie e paure. La terapia del Pettirosso. La brevetterò.

13 marzo, 2008

L'albero di Pasqua.

Mi è venuta così. E' una giornata di tale bellezza, quest'oggi, che forse andava un pò celebrata, festeggiata, come a dire, va bene, va bene, è arrivata stavolta, la stagione che ci piace, dei colori e dei cestini, delle mezze maniche, dei pullover leggeri, dei golfini slacciati, delle camiciole, delle insalate, dei fiori sugli alberi, delle pratoline e delle violette. Dovrò svecchiare il giardino, togliere le erbacce, dire due paroline a quel rosmarino che è tutto curvo su se stesso, carezzare per bene i fiorellini azzurri che nessuno ha piantato, controllare con occhio sapiente le ortensie ancora in gemma. E fare un albero. Un albero di Pasqua, Ma Mamma, Non Esiste, e pazienza, lo facciamo esistere noi. Il fascio di giunchi è un avanzo di Natale, la base è la stessa un pò come la pizza, puoi farla margherita o stracchino e rucola, che differenza fa, la pasta è uguale. Ci ho attaccato, all'alberino, non alla pizza, delle uova di stoffa, degli uccellini di cartapesta, dei fiocchi di tulle recuperati dalle bomboniere. Voilà, il mio albero di Pasqua è bell'e pronto. Ci manca un pò di verde. Ma, adesso che ci penso... posso sempre aggiungerci della rucola.

11 marzo, 2008

La serial killer del basilico.



Presente! Sono io, proprio io. Che non abbia il pollice verde non è mistero. Le piante non mi sopportano, è più forte di loro. Mi odiano, ecco. E non solo quelle da appartamento, i gerani, le ortensie e via così. Anche quelle umili e innocenti, per nulla pregiate, le piantine delle erbe aromatiche, per esempio. Io non ci riesco. Le ammazzo, nel giro di pochissimi giorni. Le annullo. A nulla servono le mie più amorevoli cure, bagnarle con attenzione, nè troppo nè troppo poco, parlarci, anche, come qualcuno mi ha suggerito. Una volta, qualcuno devi avermi beccato a raccontare qualcosa al basilico. Mi hanno guardato da lontano, chiedendomi Mamma, Stai Bene? e poi se ne sono andati scuotendo la testa. Due giorni fa ho comprato una rigogliosissima piantina di basilico. Bene, è già in terapia intensiva. Rianimazione, pare. Le foglioline appaiono smorte e magroline, floscie, inanimate. Gli steli sono pallidi, come stanchi, bianchicci, orrendi, come reduci da una feroce terapia antibiotica. Volevo una piantina perchè non voglio più la vaschetta dell'Esselunga, e già mi vedevo a distribuire piantine e piantine a tutto il vicinato, ottenute per talea dalla mia pianta diventata un cespuglio. Niente di tutto ciò, addio sogni di gloria. Continuerò mestamente a comprarlo all'Esse ma senza vaschetta, e aspetterò che arrivi il giorno della dipartita, che questa piantina, l'ennesima, tiri gli ultimi, e diventi gialliccia o nera, a seconda e spiri, in silenzio, come tutte le consorelle che l'hanno preceduta. Mi rimarrà il vasetto. Questa la so. Plastica. Nel contenitore di mezzo.

Un regalo.

...bella, bella, bella.

10 marzo, 2008

Chi vedete.



Quando si apre la porta. E al mattino, dal vostro letto, attraverso gli occhi stropicciati dal sonno, chi vedete, china su di voi, a dirvi Sveglia, Buongiorno, e a mangiarvi di baci, ancora, anche adesso che siete già grandi. Chi vedete, arrivando da scuola, che lanciate gli zaini e dal vostro camminare capisco già se dovrò sentire qualcosa che non mi piacerà, lo so, da come muovete le orecchie, dico sempre, ma come mamma, le orecchie non si muovono, appunto. Chi vedete la sera, chi vedete a cucinare, ridere, ballare e saltare, chi vedete in un angolo, qualche volta, seduta senza corrente, e mi sforzo di sembrare normale ma ci sono volte che proprio non gira, cosa vedete, quelle volte, cosa pensate, che fate. Di che colore sono i pensieri che vengono fuori da voi, quando urlo, quando sgrido, quando anche a me sembra di esagerare, ma è così che si fa, lo farete anche voi, tra un bel pò. Che madre avete, bambini miei, di cristallo e di roccia, che madre vedete le mattine col sole, le sere a darvi la buonanotte e a dirvi Spegnete Presto, e a chiudere la porta pianissimo, a custodire i vostri sogni preziosi. Sono io, bambini che bambini non siete più, sono una madre qualunque che si chiede e che si sforza, e cerca di, capire, consolare, raccontare, spiegare, medicare, rincuorare. Sono io, bambini, che canto piano la domenica mattina, sono io, che piango piano le volte che piango, che soffro adagio le volte che soffro, per non farvi sentire. Per proteggervi. Sollevarvi. Nascondermi. Sono io, bambini, che rido forte, che faccio la scema, che invento le poesie nelle merende del mattino, che vi chiedo di fidanzate e di amici e di feste, per capirvi di più, per essere più dentro alla vostra vita, che non è mia, certo, ma che forse un pochino. Mi sono chiesta chi vedete, chi pensate che io sia. Sono un pò di quel che c'è in voi, sono un pò dell'alchimia, sono un pezzo della formula magica. Sono un sasso nello stagno, un onda nel vostro mare, un pastello colorato nel vostro zaino di scuola. E voi, un pò di me. Sono un cuore fatto di cuori, di stelle comete e di venti profumati. Vi abbraccio e mi abbandono, educo e imparo, cresco insieme a voi, custodisco e mi lascio custodire, vivo, discuto, rido insieme a voi. Siete i miei giorni più belli. Siete i cuori dentro al mio cuore, che pianga o che rida, che balli o che soffra, il mio cuore è dentro al vostro. E il vostro, al mio.

La raccolta differente.


Diciamo che ci è acchiappata secca. Ci prende, 'sta cosa. Ci sentiamo di fare un quaccheccosa per il Pianeta e allora, anche se da anni in casa nostra la si fa, abbiamo affinato la tecnica, per così dire. Dacchè il nostro ridente villaggio ha anch'esso adottato la pratica del porta a porta, laddove Bruno Vespa non c'entra una beata, ormai la spazzatura è una questione alquanto complessa. E mi vado a spiegare. Prima si poteva dire con serenità, Di Chi è il Turno della Spazzatura? giacchè a parte carta e vetro, il sacchetto, rigorosamente viola anch'esso come la quasi totalità della mia casa, era, imprescindibilmente, uno soltanto. Ma ora no. Il volontario deputato alla barbosa questione deve portare seco ben 3 e dico 3 deliziosi contenitori Seletti, unitamente al molliccio sacchetto dell'organico o umido. E fin qui niente da dire. Siamo o non siamo un paese civile, facciamo tutti qualcosa, risparmiamo energia, e M'Illumino di Meno, ricicliamo e via così. Ma stasera, in una cena chiassosa ed allegra come ci capita spesso da qualche sera in qua, con questi figlioli adorabili e scellerati, da adorare e strangolare a giorni alterni, si disquisiva bellamente sulla banda stagnata. Dove và riposta? In quale misterioso loculo? E le bustine del thè? E le cozze? Fermo resta il fatto che non è propriamente che da noi si mangino le cozze con grande frequenza, ma insomma, così, tanto per sapere. Il mio Solerte Ingegneristico Sposo ha ben pensato di stampare un elenco e di affiggerlo accanto alla lavagna. Per non fare errori. Dal canto mio sto ricamando con lentezza un adorabile quadrettino con la scritta Recycle da apporre accanto alla fila delle pattumiere, perchè così si chiamano, sognora cara, e senza tante storie, e che razza di orrendità ci hanno mai fornito, un assurdo bidone marroncino, che non si intona ai colori della mia cucina, e nemmeno di Prada, e senza nemmeno un disegnino, una grechina, che ne so, un fiorellino. Così', cenando si parlava. A dire il vero, un Maturando troppo loquace, tristanzuolo per la partenza della Biondina in Gita Scolastica, si faceva domande di spessore. I blister delle vitamine, per esempio. Il Liceale nicchiava, se la dava da Gran Ciambellano di Corte, Noi la Facciamo dalla Materna la Differenziata, così come la Princess. E poi, sai quanto ci vuole a smaltire un pannolino da neonato? Fatti due conti, sbottò il Maturando, dobbiamo ancora smaltire i pannolini di Foscolo. Che devo fare. Presto darà la maturità classica, i suoi sogni sono già popolati da versioni di greco e autori vari, e stasera per lui è una triste sera, qualcosa gli devo pur perdonare. E pazienza se dice qualche stupidata. C'è solo da sperare che metta al posto giusto gli incarti del Duplo. E che la Biondina torni presto. Almeno quello.

09 marzo, 2008

Lingotto, anch'io.

E alla fine, ci sono andata anche io. In verità, sapevo da tempo quanto Cristiana organizzasse al Lingotto ogni secondo sabato del mese. Ben perciò, mi sono recata, con la mia Amica della Pastiera, a questo scellerato incontro di genio e creatività. Invero, obnubilata come sono in questi ultimi giorni, il fato ha voluto che sbagliassi confondessi, che travisassi le precise istruzioni di Cristiana. Ristorante del Pastificio al Lingotto. E io, la tonna, che stazionavo da Eataly. Ma ci siamo testè riprese, non prima di aver scorribandato per gli scaffali, acquistato pasta e sale e caramelline per poi recarci alla giusta meta. Lì, si è schiuso un mondo magico di filati ricercati, di riviste introvabili, di lavori a 72 fili, di giochi tricottati, di una misteriosa quanto affascinante tecnica di sfilaggio che ci ha fatto restare di gesso. Una meraviglia. Son persone speciali quelle che incontri ai knit cafè. La sanno lunga e te la insegnano. SI armano di santissima pazienza per trasformare il tuo banale dirittorovescio in qualcosa di decisamente migliore. Come il Vertigo, per esempio, che non è un gioco erotico o una giostra del Luna Park, ma un cappellino per l'inverno prossimo, fatto tutto a spirali e giravolte, che ho testè imparato e confezionato. Perchè vero che non sono brava, ma come dire, l'impegno ce lo metto eccome. Grazie a Cristiana, Ursula, Maya e a tutte le altre che hanno festeggiato con me, senza mimosa e nel miglior modo possibile, un altro Otto Marzo.

Lavori in corso.

Sì, si è lavorato. E tanto anche. Ma è stato così gradevole, sapesse, signora mia. Sono stati due giorni di niente assoluto e di tutto cosmico. Di grandi, invisibili manovre. Di riassettamenti vari, una lucidata qua, una stirata là. No, non ho iniziato le pulizie di primavera, ma di quale primavera poi, che io l'aspettavo eccome, anzi, già la credevo arrivata e invece eccomi qua col mal di gola per aver circolato una settimana senza calze col freddo che fa. Ho lavorato, ha lavorato il mio Esimio Sposo sulle Fragole, no, dico, ma ha visto che cosa mi ha fatto? Ho lavorato. In questi giorni ho cercato. Guardato meglio. Pensato, anche. Riflettuto. Mi sono trovata spesso a guardare fuori con la mente sciolta. Ho avuto pensieri distanti e vicinissimi, pensieri faticosi e altri deliziosi. Ho avuto modo. Di pensare a me. Di prendermi del tempo, e senza parrucchiere o massaggio. Ho pensato e basta. Una specie di seduta psichiatrica ma stando in piedi, non so come dire. Mi sono beata, anche. E alla fine, le cose che ho pensato le ho messe in fila. Una accanto all'altra, come quei vecchi bottoni che ho comprato giorni fa e che stanno adesso in un vaso vuoto della marmellata. Mi piacciono, le cose che ho pensato. Mi piaccio io, adesso, che non ho ansia e malinconia e quel disagio, quella specie di nausea leggera, quella scontentezza di fondo, quella stanca paura. Sto bene. Che bello quando si lavora, fuori e dentro. Si tira l'anima a lucido come una teiera d'argento, si spolvera il cuore per bene, si appendono tende fresche di bucato e si comprano vecchi bottoni, spaiati e bellissimi, luccicanti di madreperla, da conservare nel barattolo della marmellata.

06 marzo, 2008

Knitting day.


C'è da ricordarlo? C'è da dire che ogni primo giovedì di ogni mese noi ci si trova a knittare-chiacchierare-sorseggiare-ricamare-scambiare-imparare-insegnare, anche, perchè no ? E oggi, stessa spiaggia stesso mare, nel pomeriggio, passate quando volete, dalle alle non mi va, saremo lì. Ma oggi, una novità, un gioco a sorpresa, una cosa carina, un'idea che mi è frullata. Knit & Fun, allora. Portate con voi oltre al vostro knit, il vostro ricamo o il vostro bel niente, una penna. Le chiacchiere, l'entusiasmo e la voglia di fare, beh, quelle ci sono già.
A Casa di Josephine
Via Parma 10
Alessandria
dalle 15 in poi...

05 marzo, 2008

La Fata Smemorina.

Così non va. Sicuro, va tutto bene, è un periodo relativamente tranquillo, il Liceale ha persino riportato un discreto voto di matematica e, se non proprio la fanfara, almeno il picchetto d'onore ci stava bene. E allora? Allora sono io. Io che non funziono. Io che sono inceppata, come dire, mi manca la pila, quella tonda degli Swatch che si compra dai cinesi in comodi blister da 12 alla ridicola cifra di euro 1. Sono io che devo fare il tagliando. Sono io che non freno. Mi è andata giù la catena, lo dice anche Zucchero in quella assurda canzone che, se avessi scritto io mi avrebbero internato. Ma forse, da internare lo sono davvero. Ho la spia dell'olio accesa. Il simbolo del brillantante nella lavastoviglie. Senza benzina, ma con l'indicatore sotto allo zero, che ti dici, ecco, adesso mi fermo. Low battery. Recharge. Non ho la linea. Scollegata. E' andata via la corrente e adesso devo fare reset. Bene, esponga il suo problema. Il mio problema sono io. Dimentico. Non mi concentro. Non ricordo. Ma dove avrò messo, eppure era qua. Per poi scoprire che ce l'ho davanti al naso. Come si chiama? Chi era quello? Ho messo il sale? Come si dice? Ecco, questa sono io. Il mio Sposo mi studia. Ci fai o ci sei? Ti metteremo in una bella stanza luminosa, con la coperta sulle ginocchia, ti piazzeremo davanti alla tv con Alda d'Eusanio e ogni tanto verremo a vederti. Mi provoca. Ma io davvero sono fusa. Storneggiata, sembro un pò fatta, un pò ubriaca, un pò scema. L'inizio della fine? Mi starò fidanzando con Helmut Halzheimer? Mi era successo un'altra volta. E anche lì, forse venivo da un periodino di quelli non proprio rosei, di quelli che non sai più bene a che santo votarti, di quelli che, se avessi a portata di mano un bel precipizio non esiteresti nemmeno un secondo a farci un bel salto dentro. In senso metaforico, lo ben si intenda! Così, questa Fragola storneggiata si appresta ad iniziare un'altra giornata, ancora più confusa di ieri e di ieri l'altro, per colpa di quel vento polare di ieri sera che ha buttato tutto all'aria e le povere viole del pensiero che sbatacchiavano di qua e di là, un pò come la mia testa, o meglio, come i pensieri ivi riposti. Ma ieri, la mia Amica delle Provette, delle Perle, quella della Pastiera e anche Biancaneve mi hanno rincuorato un pochino. Mi bombarderò di vitamine, magari qualche goccia omeopatica farò al caso mio e mi aiuterà ad uscire dal tunnel dell'oblio. Perchè è vero che scordo di comprare i limoni, di pagare le cose alla posta, di ritirare le cose in tintoria, ma delle persone che adoro, di quelle che mi scaldano e mettono un cerotto sul mio cuore sbucciato, quelle che danno lo sciroppo alla mia anima con la tosse, beh, di quelle non mi scordo di sicuro.

04 marzo, 2008

La PrinciFesta.

Stanchi ma felici, si dice così? Un delirio di fanciullini non proprio tranquilli e rilassanti ha fatto festa ieri alla PrinciUndici. In realtà il D-Day è oggi: lo si capisce dalla siepe di forsizie che fiorisce sempre, ogni anno come quell'anno, tra il 3 e il 4 di marzo, ma si sa, i bambini hanno segnato in agenda tanti appuntamenti quanto la Marcegaglia, tennis, catechismo, calcio e musica e inglese e decoupage e origami e dama cinese. Ma è andata bene. A parte un atterraggio sulla ghiaia durante un'agguerrita gara di rubabandiera, a parte chi ha scambiato un delizioso sgabello viola con le ruote è per un'automobilina dell'autoscontro, beh, è stata una bella festa. Semplice, nel suo insieme, nel suo pane e nutella on demand, nella sua focaccia salata e nei dolcetti con i cereali, che quelli funzionano sempre, e niente prosciutto, per favore, c'è una splendida bimba che viene dal Marocco fra gli invitati, Lo Sai Mamma, Non La Invita Mai Nessuno. L'integrazione, ma dov'è. E poi, basket al parco, e High School Musical, e poi, già che ci siamo, facciamoci una cantata e una suonatina, mescolando Ligabue e Beethoven. Bellobello. Io e il mio sposo un pò sfatti, la Princi felice. Felice di avere qui i suoi compagni per merenda, felice dei regali e della torta gigante col suo nome e basta. Per questo cuore di undici anni, per questa piccola donna che non è mica più tanto PrinciPiccolina, voglio un mondo speciale, e una vita tranquilla, semplice ma saporita, colorata, delicata, come la siepe di forsizie che fiorisce ogni anno, solo per lei.