31 ottobre, 2007

Figlia.

Non voglio che ci sia nessuno con me, esattamente come nessuno ha voluto me. E' da qualche giorno che lo dico, ci vado domani, no, dopodomani, e non ho mai trovato il momento giusto, se un momento c'è, per queste cose. Così, ci vado stamattina. Vado ma non mi piace. E' qualcosa che mi schiaccia, ancora, nonostante tutto il tempo che è passato. E' un dolore che non passa, si attutisce, forse, e a volte nemmeno ci pensi, è lì, in un angolo e ogni tanto si sente. E andare al cimitero, come si deve in questi giorni, non è che farlo uscire, saltar fuori, premere la matita sul foglio fino a quando il segno che ne esce è più spesso e più nero. Piove. Piove di un dolore antico eppure così vivace, piove di magoni ingoiati, di lacrime cacciate giù, ma dove vanno davvero a finire le lacrime che non si piangono? Piove di un ricordo che strugge, di un buco nel cuore, di fiori troppo profumati, di passi su quelle scale, i gradini ad uno ad uno, fatti piano, leggeri e ogni volta è come quella volta, ogni giorno come quel giorno. Ho amato e odiato questo posto, a tempi alterni. Mi piaceva col sole, venivo qui e chiacchieravo, un pò più di un bisbiglio. Qualcuno deve avermi preso per scema. Adesso, invece, mi fa male. Che strano, però, sono grande, adesso, è passato così tanto, avrei dovuto farci l'abitudine. Si può fare l'abitudine ad un amore che và via? Così, resto qui, come mille altre volte e prego, forse, se i pensieri che mi escono possono dirsi preghiere, e ho un senso di rigidità e insofferenza e infinita nostalgia. E di abbandono, anche. Ci vengo sola, senza i miei figli, adesso. Perchè, anche se nessuno mi ci fa sentire e me lo ricorda, io, qui davanti e solo qui , sono figlia. Ancora, figlia.

30 ottobre, 2007

Son domande.

Perchè all'Esselunga vendono il filetto di tonno obeso?
Perchè quando piove la gente rincitrullisce?
Perchè sulle strisce pedonali attraversano uno per volta e tu stai lì delle mezz'ore ad aspettare che passino tutti?
Perchè i carrelli del supermercato sono sempre pieni di porcherie?
Perchè se digiti su Google "Seppie coi piselli" salta fuori la pubblicità di capsule atte ad aumentare il volume dell'attributo maschile?
Perchè se chiedi a qualcuno Come Stai? ti risponde di sicuro "Sempre di Corsa"?
Perchè il 31 di ottobre sono già lì ad allestire luminarie e qualcuno mi ha chiesto anche che cosa faccio a Capodanno?
Perchè c'è gente che quando ti chiama al telefono tu dici Pronto e lei dice Pronto e tu dici di nuovo Pronto e lei di nuovo Pronto finchè tu non la riconosci e si può finalmente iniziare la telefonata senza che nessuno chiami il 118?
Perchè nessuno ha mai beccato in castagna quelli che scrivono sui muri "Sei la mia vita e per sempre sarà" oppure "Io e te 3MSC" per dargli una passata di legnate?
Perchè nelle ricette, quando ti indicano 200 gr. di ricotta, o 500 gr. di gamberetti, aggiungono sempre "freschissimi"? E se fossero di ieri?
Forse è meglio che vada a dormire. Lo dicevo, la levataccia si farà sentire in qualche modo.

Imbambolata.


A me, questa vicenda dell'ora legale e dell'ora solare non ha mai fatto impazzire. O meglio sì, nel senso che proprio mi manda fuori dai sentimenti, come diceva mia nonna, e che nemmeno ho mai capito tanto cosa volesse dire, fuori dai sentimenti, ma mia nonna era così, aveva delle espressioni colorite e personalissime che la rendvano unica, tanto da essere citata da ma quasi quotidianamente. However, oltre che fuori dai sentimenti, si aggiunga stamattina un bello stordimento, una sorta di deficienza, nel senso più letterale del termine. Sbagliai. Errai. Omessi. Dimenticai. Mi sfuggì. Di allineare la mia sveglia all'ora solare. La mia personale, non già quella del mio sposo che suonò ieri. La mia, quella tondeggiante e trasparente che sta sul mio gnomo accanto al letto. Orbene, perciò, eccomi in una buia buiissima mattina di fine ottobre, con la collina bella avvolta nella carta velina, ad aver condiviso il risveglio con i tranvieri e gli operai e i minatori: ore 5,30. Il delirio. E me ne sono accorta solo a colazione, solinga, dato che il mio sposo è assente giustificato e non riederà che questa sera. Così, imbambolata, ecco che ho già letto tutti i quotidiani possibili, qualche pagina di un libro nuovo nuovo, consigliatomi dalla mia Amica e attendo in serenità il momento di svegliare i figlioli, tra un'ora circa. Gli effetti di questa levataccia si ripercuoteranno, lo so già, sul normale svolgimento della giornata. Sverrò, voce del verbo svenire, sul divano, questa sera poco dopo il Tg, non aspetterò neppure Carosello. In fondo, l'omino del parcheggio avrà ragione: "Il suo biglietto, Bambola", mi apostrofa ogni mattina. Ma si tranquillizzi il mio sposo: l'omino in questione è un arzillo signore sulla settantina, con qualche acciacco, fra reumatismi, prostata e cataratta. Imbambolata o meno, sveglia o addormentata, son soddisfazioni.

25 ottobre, 2007

Lesson number one.



Omioddio! Alla fine, sono andata sul serio! All'incontro da Baratti, intendo. Una meraviglia. Certo, mi sono un pò vergognata, diciamola tutta. Avevano tutte in mano lavori da restarci di stucco, quattro ferri, per cominciare, di quelli minuscoli che fino ad ora ho visto solo a Typesetter e a pochissime altre. E poi, ferri circolari, lavori jacquard, guarda che carino, l'ho fatto io, ma cosa vuoi che sia, è solo un...cappottino, una cosina semplicissima. E io lì, tra queste dee del diritto e rovescio, da queste maghe dello knitting, a fare la mia sciarpucola a maglia riso, insignificante e sciocchina. Una dilettante. Mi sono divertita, però. Primo, a guardare le facce di chi ci vedeva, in un ambientino così aristocratico, dame con guance di cartongesso, spilla e guanti di pelle color cipria. Poi, a tradurre in inglese termini come bicerin e a farne lo spelling. Grazie, grazie, grazie a tutte voi, a Cristiana, che finalmente ho conosciuto, che fa cappotti che sono e vere e proprie opere d'arte. Grazie a Kathryn che ha organizzato tutto quanto, a Brenda e al suo ormai leggendario podcast, e a Lorenza, che ha promesso di essere al prossimo Knit cafè di Alessandria. A tutte, un arrivederci a presto. Magari, alla prossima lezione di knitting in inglese. Da non perdere, assolutamente.I want to thank all the knitters I've met today and wish a wonderful journey with wool and needles in our country. Nice to meet you soon and I hope to learn the use of circular needle. Take care.

E perciò.


...dovendomi ivi recare per altre vicende, e trovandomi accidentalmente in questa splendida città che amo da morire, quasi quasi un giro qui lo faccio. Bene, ci si vede colà. Io, mi incammino.

Un'autoreggente ci salverà.


Nel senso di calza, com'è ovvio che sia. Eccheccavolo, vogliamo tirarci un pò sù, in maniera del tutto innocente e casta e pura? Chi l'ha mai detto che le autoreggenti siano sinonimo di postribolo, storie torbide e donne di malaffare? So di donnine con l'espressione di Bernadette che indossano intimo da urlo, ogni mattina, senza per questo aver annotato in agenda Dentista quando invece si recano al motel più vicino. E' una pratica del tutto consentita. In realtà non sono una grande estimatrice di siffatto articolo. La gommina degli elastici mi dà allergia, ho sempre la sensazione che mi scivolino giù, e, diciamolo, non è proprio una bella esperienza. Però piacciono, eccome. E lei, signora mia dalla faccia stupita e scandalizzata, sappia che, se si fa un giro da Calzedonia, le fantasie più belle e più cool sono proprio del genere autoreggente, con un pizzo alto e fascinoso, sexissime, coprenti il giusto e dai colori più eleganti. E quindi? E quindi si rechi. Acquisti a man bassa la fantasia a piccoli pois, oppure quelle righine lì che sotto al tailleur traslucido stanno che è un amore, le abbini unicamente a ballerine ultraflat per scongiurare l'effetto Raccordo Anulare e via. E cosa importa se così apparecchiata stile Mamma dello Sposo si spinge solo fino al mercato a comprare i mandarini di Sicilia. Sotto sotto si sentirà irresistibile, una specie di Michela Brambilla di noialtri. Come dice? teme un raffreddore? Ohibò. Ma come devo fare io, con lei?

24 ottobre, 2007

Lezioni di volo.


No, anzi, di guida. E nemmeno tanto lezione, in verità, che cosa devo insegnargli, se guida già come me o quasi? Và detto che la mia macchina è molto simile a quella degli autoscontri, schiacci e vai, non devi star lì a scalare, cambiare, grattare con la frizione, andar su di giri, partire in quarta e cose del genere. Si chiama cambio automatico, bellina. Comunque, oggi, mi è successo. E mi sono trovata lì, un pò ebete, a guardare questa sventola di figliolo, bello, bello e ancora bello, vestito come me alla sua età, il pullover a punta e la Lacoste, bello come si può essere belli a diciassette anni, bello come lo sono in pochi, fuori dal liceo per me che sono la sua mamma, è maledettamente ovvio, è figlio mio. Ma anche per la Biondina Casco d'Oro, mi sa tanto, e un'altra mezza dozzine di figliole sparse di qua e di là in varie scuole cittadine. Non vuole che parli di lui, si arrabbia sempre o fa finta, mi sbarra quegli occhi a fanale, colore della nutella, colore delle castagne selvatiche, quelle da mettersi in tasca per scacciare il raffreddore, quelle che non si mangiano, colore della palude d'estate, un pò verdastri un pò marroncini, un pò di mio e pò di suo padre, che li ha verdi come il lago. Si arrabbierà anche stavolta. Ma oggi che guidava, con quell'espressione concentrata e strafottente, e fiera anche, Lo Vedi, So Già Guidare, che abbiamo fatto il giro dl villaggio che è tranquillo e non c'è nessuno e non è da arresto immediato, oggi, anche oggi l'ho visto un pò più grande. E adesso non menerò il torrone, dicendo che sigh, quanto è già grande e che non vorrei, ma solo confessargli che ho fatto una grande sceneggiata e che non andava affatto veloce, e che l'ho visto sicuro e capace e che non ho avuto paura nemmeno per un istante, nemmeno quando facevo finta di, e che è bello, bello, bello come il sole. E che io, la sua mamma, lo amo da morire. E adesso, si arrabbi pure.

Il ferro da stiro.


Si capisce da subito. Dalla pesantezza che hanno le gambe a scendere dal letto, dai minuti in cui si indugia sulla sponda, guardando fuori, gli alberi, il cielo e poi di nuovo gli alberi e poi di nuovo il cielo, senza spinta, senza voglia, senza e basta. In realtà, qualcosa non funzionava già da questa notte, quando scalze ci si è spinte fino in cucina, a fare uscire il gatto e a bere, bere, bere tonnellate di acqua per mandarlo giù. Ma lui non si è mosso. E' rimasto lì, appeso al suo solito posto, ben accomodato, pesante e ingombrante, sul petto. Un peso sul cuore. Una nostalgia, non so di cosa. Una specie di tristezza ma no che non sono triste, allora è preoccupazione? ma nemmeno, no, non mi preoccupa niente che non sia di ordinaria amministrazione, le solite sciocche cose di una vita comune e semplice. E allora. Allora è lui, questo fardello che ho, il ferro da stiro che non stira ma sta lì, una specie di stanchezza, una specie di mille sensazioni che non si decifrano, ma nessuna gradevole, in ogni caso. CI si sente un palloncino sgonfio, un soufflè squacciato, una lattina di Coca Cola aperta da due giorni. Si cercherà. Di sciogliere questo ammasso di ferraglia, di spostarlo almeno un pochino, di sorridere, magari e non di stare lì a pensarci sù, e a dire, ecco, lo sapevo, eccolo di nuovo, e adesso? Ci si attrezzerà, in qualche modo, che cosa si fa per spostare i ferri da stiro, si spruzzano quintali di appretto sul collo della camicia, così da farlo scorrere meglio, no? E tu spruzza, coraggio, che il ferro scivolerà. Spruzza, muoviti e sospira, vuota fanciulla che ancora non sai che il cuore, bellezza, no che non si stira.

22 ottobre, 2007

Che ne sarà di voi.

Vedo viola. E compro. Senza un progetto preciso, senza dover dire, devo fare un maglioncino, una sciarpa, un copriteiera, uno scaldanaso, insomma, Così, mi capita di avere tonnellate di lana multicolore, in ogni sfumatura, con brilli e senza,acquistata di slancio, senza pensarci troppo, sprimacciandola per bene come si fa con i cuscini, per sentirne la morbidezza, annusandola, per sentirne il profumo di fabbrica che ha la lana nuova, appena tolta dal sacchetto o dalla scatola trasparente e rigida, passandomela sulla guancia per immaginare che tipo di sensazione potrà mai darmi, una volta addosso a me, o ai miei figli. Così, ecco la fornitura di queste ultime settimane, viola, viola e ancora viola. Di quella più complicata, pelosetta e morbidissima, sottile con dei minuscoli fiorellini di ciniglia attorcigliati al filo, un delirio se la disfi, ma così bella che sembra una specie di nuvola, ne sto facendo un...un... una...beh, ancora non si capisce cosa. Ho messo dei punti e vado sù. E vado in giro coi pensieri, senza muovermi da casa mia, volo, volo e volo, per di qua e per di là, mare, scuola, crucci e magoni, e risate, qualche volta. Sono giorni di strana confusione mentale, strano, inconscio disinteresse alle questioni terrene, una sorta di sonnolenza diffusa, di malavoglia malcelata, di cattivo umore cacciato giù col Supradyn del mattino, di nervoso tenuto sotto controllo riempiendo l'agenda di cose da fare, qualcuna fondamentale, altre così superflue che mi viene da chiedermi se sono scema o cosa. Intanto, un altro giorno eccolo qua, un'insegnante di greco mi attende dalle 10 alle 11, dovrò chiamare l'elettricista e sistemare lo scaffale delle tovaglie, e poi e poi e poi. Che ne sarà, quindi di me. E dei miei gomitoli, anche.


21 ottobre, 2007

Se è domenica.


C'è uno splendido, irripetibile momento, che dura un battito ma che fa stare così bene ed è quel preciso istante in cui si aprono gli occhi e si realizza con voluta sorpresa che è domenica. Così, gli occhi si richiudono e si realizza, al tatto, che forse il tuo sposo è già sveglio da ore e ha chiuso la porta per lasciarti dormire ancora, senza che gli attacchi di figli, e/o cane e/o gatti possano in qualche modo turbare il tuo risveglio. Si sta lì, a pensare a niente, a guardare fuori, o trovando un'altra posizione, rigirarsi sotto al piumone, fuori è freddissimo, speri, così questo calore è ancora più prezioso. Se è domenica ci si alza piano, senza schizzar fuori dal letto e senza fare rumore. Di sotto si preparerà una tavola vera, da colazione vera, tranquilla, senza mai guardare l'orologio del forno. Pranzeremo a mezzogiorno, alla una, alle due? E chi lo sa. Se è domenica, hai il lusso assoluto di poter decidere che cosa fare, se sistemare i vasi dei fiori, se fare maglia o leggere, se guardare un vecchio film, vedere gli amici o se fare proprio un bel niente. Se è domenica, i ragazzi si svegliano tardi e già chiacchierano, non come il giovedì, per esempio, con la loro collezione di MHN e BOH coi quali rispondono ad ogni sollecitazione esterna effettuata prima di uscire di casa. Se è domenica si può anche decidere in tutta calma il menù, lasagne, di solito, che fanno impazzire il Giovane Holden che riede nella casa paterna, dopo una settimana di studio e di pasta al burro. Si sfoglieranno senza troppa attenzione i libri di cucina per improvvisare qualcosa di mai provato, e si farà tutto con ricercata lentezza, sentendo la musica, e canticchiando piano. Il tutto, rigorosamente in camicia da notte e calzettoni,certo non il massimo della seduzione ma in fondo, mica devo fare un calendario. Il pomeriggio sarà all'insegna del casalingo, ci si godrà la propria casa e i suoi abitanti, un thè verso le 6 e una cena improvvisata, salata e dolce insieme, forse la pasta fredda del pranzo, che sa così di domenica sera, uno strascico di festa, come a non farla andare via. Ogni regola viene ribaltata e adattata a quel che più ci piace, forse non son cose che fan tutti, e qualcuno forse avrebbe da ridire per questo metodo un pò selvaggio un pò misantropo. Ma ogni cosa, ogni comportamento astruso e fuori dall'ordinario viene perdonato e testè condonato, se è domenica.

19 ottobre, 2007

Josephine.

Non me lo aspettavo. Certo, qualcuno il posto lo conosceva già, ma insomma, trovarsi lì a fare le sciure, coi figli sistemati, a sorseggiare thè in tazze vintage e disquisire di matcha e couscous, oltre che di aumenti, punti e lane pregiate. Un pomeriggio tranquillo, nemmeno un pettegolezzo, solo una specie di tranquillità antica, eravamo in un salotto meraviglioso, affacciato a una piazza del Duomo così bianca e ordinata da sembrare surreale, ma potevamo essere in un cortile qualsiasi, sulle seggioline di plastica, nel sole, in un ottobre dei primi anni 60. Abbiamo incontrato nuove amiche, scoperto affinità che non si credevano. E' stato bello. Tutto qui.




Quanto alla location, beh, le immagini parlano da sole. E' un ambiente che è anche bello da guardare, seguendo con gli occhi la moquette dorata fin sotto i mobili, i divani da sprofondarcisi sopra, le candele dentro al camino, le lampade retrò. E' un salotto, certamente, ma anche un fine ristorante, dove si possono trovare vini piemontesi e piatti del territorio semplici ed eleganti, agnolotti divini e pollo alla cacciatora, per cominciare, e golosi dolcetti, per finire. Sta diventando un cult, in una città dove ogni novità viene accolta storcendo il naso, questa isola di buon gusto e raffinatezza fa parlare molto di sè. Un grazie speciale a Daniela, attenta padrona di casa, che ha aperto le porte del suo salotto soltanto per noi. Ma, promette, lo riaprirà ogni mese. E ogni martedì, a partire dal 23 ottobre con serate di musica e arte. Eravamo qui per lavorare a maglia e quante cose abbiamo scoperto. Ma guarda un pò.


Il Salotto di Josephine

Via Parma 10

Alessandria

Tel. 0131 253971

18 ottobre, 2007

Purple meme a sorpesa!

Un regalo inaspettato, e proprio per questo più gradito e apprezzato. La Signora delle Perle Vere mi ha fatto questo dono. Violette Leone, tre chili di lavanda e il famigerato cardamomo, stanato in chissà quale antica erboristeria che solo Lei conosce, mi sa. Il tutto a sorpresa, a sorpresissima. Quando i purple meme te li fanno i non-blogger sono ancora più divertenti, no? Un miliardo di grazie. Ma tanto, ci si vede quest'oggi al Knit Cafè di Josephine. Ricambierò il fantastico pensiero. No, con la collana, meglio di no.


Potevo sottrarmi?

Ma certo che no. Io ero lì, loro erano lì, splendenti, violissime e fintissime, che sono così in voga, signora cara, e poi una signora non è mica una signora se non ha un giro di perle, sì, anche per andare a far la spesa o portare a spasso il cane. Che io le adori, non v'è dubbio alcuno. Le perle hanno su di me un effetto speciale, soprattutto in autunno, che il sole c'è e non c'è, e allora sì, un bel tocco di luce sul vestito nerissimo, a occhieggiare discreto da sotto la maglia, anche dalla felpa, perchè no, quando esco di casa così come mi trovo, coi calzettoni, magari, le maglie coi fumetti, i jeans di 20 anni fa, che dovrei buttare, invero, ma come si fa. Non ho proprio resistito. Le perle in questione, di vetro che tintinnano e fanno quel bel rumore che amo, rigorosamente made in China, e dove se no, facevano la loro bella figura in un banco del famoso mercato di Corso Palestro. E' da sempre la meta obbligata delle segretarie in pausa pranzo, delle dame torinesi in controtendenza, di chi è a spasso in via Cernaia e passa di qui per comprare la frutta. L'ho frequentato piuttosto, qulcosa come , vediamo, ventiquattro? (brrrrr) anni fa, segretaria al primissimo impiego. Ieri, invece, col mio sposo, attendendo l'arrivo dalla facoltà del giovane Holden. Le perle erano lì. di ogni colore, a un prezzo ridicolo. Come non accaparrarsene una bella manciata? Serviranno per regali estemporanei alle Amiche del Cuore, pensieri carini in mattine di gelo. Scalderanno, come i guanti di lana e le magliette delle salute. E se costano solo 2 euro, in fondo, ma cosa importa. Sono finte, cinesi e viola. Non si era detto che bastava il pensiero?

17 ottobre, 2007

Ode al Cannolo.


Si fa presto a dire cannolo. Tutte le pasticcerie dello stivale producono due cose: i baci e i cannoli. Di baci so poco: due parti perfette che custodiscono un dolcissimo ripieno, baciandosi, appunto. Ma questo cannolo qua è una vera istituzione. Reperito con facilità nella pasticceria cittadina più famosa, possibilmente la domenica mattina, che entri e prendi il numero e aspetti e lanci occhiate oblique a chi ti sta davanti e preghi in cuor tuo che non si portino via tutti quelli alla nutella, che a casa aspettano soltanto quelli. La clientela della Antica Pasticceria è variegata: donnine appena uscite dalla Messa in Duomo, mamme con fanciulli, futuri generi invitati al desco della famiglia della futura sposa. E per la prima volta. Religiosamente, si porterà il pacchettino avvolto in carta candida e nastro giallino fino all'automobile, per riporlo con grande cura sul sedile anteriore, accanto ai giornali. Il cannolo si consuma come un rito, la domenica dopo pranzo. E’ l’unico dolce al mondo che non ha bisogno di tanta coreografia: anche il vassoio di cartone ondulato della pasticceria medesima andrà benissimo, tanto, nessuno osserverebbe il piatto d’argento o di design. Gli occhi, infatti sono tutti per lui. Il cannolo viene generalmente consumato in multipli di 3. Uno non basta. Coi suoi innumerevoli i gusti, dalla crema al cioccolato, dal moscato alla nocciola, il cannolo si afferra con due dita e si gusta in due bocconi: uno per dividerlo a metà, e l’altro per finirlo, masticando con grazia, per gustarlo fino in fondo, un attimo prima di servirvi del successivo. So per certo che alcuni luminari lo prescrivono ai loro pazienti come terapia antidepressiva, gusti a scelta, ma è la nutella il gusto più richiesto. Utile anche per sedare incazzature di vario genere, magoni latenti e neutralizzare giornate un po’ così. Consumatelo con serenità, esportatelo alle cene fra amici fuori dalla provincia e perchè no, dalla regione. Certo, le calorie sono notevoli, ma suvvia, domenica è sempre domenica. E poi, ve lo dico sottovoce, se farete un pò di attenzione e vi muoverete con circospezione, nessuno potrà mai cogliervi in castagna. Né trovare indizi. Un vero cannolo che si rispetti non fa briciole. Che grande invenzione.
Pasticceria Zoccola
Corso Lamarmora 61
Alessandria

Il collezionista di sciarpe.



Non l’avessero mai fatto. I miei figli hanno scoperto le sciarpe fatte a mano. Che mi piaccia dilettarmi con lane, aghi, ferri da maglia, tele da ricamo e uncinettame vario, è cosa ben nota, oramai. Trovo l’intera vicenda molto rilassante, creativa, e anche terapeutica. I pensieri che saltano fuori da una mezz’ora di diritto e rovescio, signora, lei proprio non se li immagina. Ad ogni buon conto i miei figlioli avevano, anni addietro, issato la bandiera della protesta: non vogliamo più le maglie fatte da te, chè a scuola ce le abbiamo soltanto noi, perciò giuriamo e spergiuriamo di indossarle soltanto per sciare e/o per le visite al ghiacciaio. Fine del comunicato. Così, avevo temporaneamente sospeso le mie produzioni. Ho detto temporaneamente. Già perché adesso ho ripreso alla grande. E’ stata la Princi Gomitolo a dare il via. Vedendo la sciarpina violacea che mi stavo confezionando da me sola e per me sola, ha arricciato il naso: carina! Ne fai una anche a me? Beh, dico, una sciarpa per una bimba mi porterà via non più di un paio d’ore, considerando il numero dei ferri, diciamo un bel 6,5. Confezionata che l’ebbi anche per la princi, ecco il medio e poi il grande e poi il grande grande, anche a me, anche a me, manco fosse l’assalto al forno di Milano. Devo dire che brava son brava, e che chi si loda s’imbroda e che tanto và la gatta al lardo e ccetera eccetera. In fondo, la sciarpa è decisamente l’articolo che dà più soddisfazione: si và veloce, ci vuole poca lana, e, per me che voglio tutto e subito, è finita in fretta. Ma ne vogliono davvero una per colore, tanto che sospetto fortemente che abbiano impiantato una sorta di mercato parallelo nel cortile del liceo. Ma che importa, in fondo. Io sferruzzo, penso e mi rilasso. E loro, belli come il sole, si portano a spasso un costante abbraccio della mamma. Forse, lo sanno anche loro.

15 ottobre, 2007

Knitting Club.


Certamente. Giovedì che viene, il 18, per la precisione. Facendo la maglia si possono fare una quantità di cose mai immaginate nè immaginabili. Si può stilare la lista della spesa, mettere a prova la propria memoria recitando una poesia imparata alle elementari, guardare finalmente un film in santissima pace, magari con le cuffie alle orecchie per non sentire neppure il telefono. Si sa, da sempre il lavorare a maglia è considerato un passatempo da casa di riposo, ma ahimè, quelli che oggi lo pensano ancora sono rimasti davvero troppo, troppo indietro. Se la mattina vi è scivolata via come una medusa, se avete nel pomeriggio un appuntamento al quale preferireste una bella indigestione, se avete una serie di grattacapi cui trovare urgentemente una soluzione, altro non v'è, da fare. Un gomitolo, due ferri, un uncinetto, magari. Recatevi leste al prossimo Knit Cafè, uguale a questo e pure a questo.
Giovedì 18 ottobre
dalle 16 alle 19
Sala da thè
A Casa di Josephine
Via Parma 10
Alessandria
Chi non viene dovrà, la prossima volta, portare una giustificazione. Non vale INDISPOSIZIONE, nè MOTIVI DI FAMIGLIA. E, a pensarci bene, nemmeno INDIGESTIONE.

13 ottobre, 2007

Attenta, mamma.

Non so se chiamarlo strano meccanismo. O intercambiabilità dei ruoli. O eccesso di zelo. E di amore, anche. Ma il saluto che mi ha fatto il Piccolo Liceale l'altro giorno e per due volte di fila, mi ha fatto pensare. In una delle mie dozzine di uscite dalla porta di ingresso, per prendere questo/a, riportare quello/a, al mio urlo dal basso IO VADO!!! ho sentito rispondermi dal loggione, OK MAMMA, STAI ATTENTA. Attenta. Attenta. Me lo sono ripetuto per un pò lungo la strada. Che suono speciale, che significato celeste, in senso di del cielo, che strano, infinito calore ho sentito tutto addosso e dentro. Attenta. Lo dici sempre a noi, a me in particolare, che la scuola nuova e i compagni e le mille insidie che, è noto, ha un liceo nei primi quindici giorni. Lo dici anche se non c'è motivo, lo dici come un mantra, forse più a te che a me, a noi, e lo declini, stai attento, non fare cretinate, mi raccomando. Stavolta, mamma, mi raccomando io a te. Attenta a cosa. Alla strada, per esempio. Anche se la sai a memoria. E attenta agli altri. Attenta a non scivolare se piove, non inciampare nel marciapiede, attenta ai buchi delle strade, ai colpi di freddo, alla tosse e ai gerani che cascano dai balconi. Attenta, ai ragni, a non pungerti con l'ago, a non bruciarti col forno, attenta e basta. Ci starò, piccolo principe, ci starò eccome. Anche ai furbi e agli ignoranti e ai merdosi, a quelli che non sorridono mai, che non cantano mai, che non fanno mai un regalo. Come questo che hai fatto a me. Mi hai ricordato che sono io sulla porta, con la merenda in mano e tu con la felpa di traverso e i libri e il diario e lo zaino e di corsa, e tuo padre che aspetta. Mi hai ricordato che sono io la sera, noiosa fino alla nausea che vi vengo a dire, spegnete che è tardi e voi, ancora un secondo il film non è ancora finito e poi domani entro alla seconda ora. Io, che raccolgo le confessioni appena prima di dormire, seduta al bordo del vostro letto, e vi guardo, e mi dico ma che belli questi due. Mi hai ricordato chi sono, custode di questo impero, a capo di questo esercito di soldatini che troppo presto diventeranno ufficiali, regina incontrastata di questo regno. Sono io. E se qualche volta mi viene da pensare a cosa succederebbe se, e come ve la cavereste se, e mi viene un magone che mi fa male e che mi sforzo di mandare via, tu abbracciami stretta, se sei vicino, e se non ci sei e mi rispondi dal loggione, urlami ancora una volta ATTENTA MAMMA. Ci starò, principe. Ci starò eccome.

11 ottobre, 2007

Welcome back.


E' tornato! Con le foglie che cadono, i vetri appannati al mattino, le solite robe noiose, le calze, i cappotti, le maglie pesanti, i piumini nei letti, il riscaldamento, le sciarpe (hand made, è ovvio), il golfino la sera, le minestre in brodo, l'erica nei vasi. E' tornato Santa Polenta ! Il che non significa necessariamente che io abbia nutrito la mia famigliola e l'esercito dei miei amici con risi delle buste e scatolette e che non abbia cucinato più. Nossignori. Solo, con la stagione frescolina si ha più voglia e decisamente più tempo e ispirazione per tenere lì a portata di mano la macchina fotografica ( e che macchina, signora cara, che macchina!), e rendere noto al globo terracqueo le ricette che si consumano tra le mura di Villa Villacolle. Son ricette semplicissime, certo non è un blog di cucina, ma dice la sua. Vi si trova la ricetta del minestrone e delle uova sode. Inutile? Forse. Ma così carino.

Quiero volar.


Non è importante la meta. La stessa che dice la signorina chiusa dentro il navigatore, svoltare a sinistra, è la meta. Chi l'ha detto che ce n'è una, in verità. Si vola con poco, se solo si vuole, senza annusare niente, senza fare grandi sforzi. In giorni come questo, si volerebbe dovunque. Quando ci si vede una faccia che non ci piace neanche un pò, i capelli spenti e gli occhi pure, si è cucinato come ossessi per due ore, sono così contenti i figlioli quando cucino, si sentono più coccolati, più al sicuro, non lo so. Volerei. Sopra i tetti delle case a guardare giù, a sputare sulle finestre di quelli che assaggiano l'uva al supermercato, di quelli che fanno pisciare il cane per la strada, di quelli che non ti fanno passare sulle striscie, di quelli in bici contromano. Volerei. In momenti in cui non si sopporta nessuno, non si vuole nessuno, che già il look extra dark del mattino la diceva lunghissima, eppure Halloween è tra un bel pò, nessuno se non gli abitanti di questa confusionata casa, animali compresi. Così, volo qui. Volo lo stesso, c'è spazio abbastanza per non pensare a quella delusione sottile, a quella macchiolina stupida che certo non è importante ma c'è, come qundo ti macchi di olio al ristorante, non sai come e non sai dove, eppure c'eri stata attenta ed eccola lì, una macchiolina invisibile ma visibilissima, tondissima e perfetta sulla camicia immacolata. Volo qui dentro, a scegliere una tavola impeccabile per la cena di ieri sera, tovaglia a ricami e tovaglioli veri, mica i pacconi dell'Ikea, e con il loro bravo portatovagliolo tricot, a roselline, che ho comprato dalla mia Amica Silvia, una delle 6, quella dei fiori, accidenti, proprio lei, così un pò mi perdona. La Biondina Presto col Carrè era qui ieri sera, che bello vedere il Liceale Maturando che le versava l'acqua, ma come, LUI, che versa l'acqua? Volo, nei miei pensieri più belli, in un autunno che sembra non arrivare mai, volo e me ne frego, con licenza parlando, di tutto quello che c'è fuori. Volo fra i miei fogli, i miei scritti, i miei articoli, già, il meme delle 8 cose, Iaia, mica me ne sono dimenticata, sai? C'è anche del bello, in realtà, ma oggi non mi sembra tanto e allora sto qui, rintanata, un pò in letargo, a mettere ordine nell'armadio dell'ingresso e un pò dentro di me, a cantare a squarciagola: e ogni volta che non sono coerente e ogni volta che non è importante, ogni volta che qualcuno si preoccupa per meeeeeeeee. Così, quiero volar. Mi sa che ci riesco.

10 ottobre, 2007

Riedo.


Verso casa. Anzi, a casa, oramai. La brevissima parentesi romana ahimè conclusa, affascinata come sempre da questa città, che ti dici non è possibile, che sembra fatta di cartone, un set cinematografico, un pezzo di storia recente o lontanissima ad ogni passo che fai. Ma si abituano i romani a spalancare le finestre e a dire, beh, c'è il sole oggi e vedersi lì sotto le rovine romane, così, per caso? Chi lo sa. Roma è caos, è sampietrini che ti squassano i tacchi, è il mercato sotto casa, sono le moto, gli eserciti di turisti, le chiese silenziose. Riedo, al superlativo assoluto da ripassare con la PrinciProfumoDiCocco davanti alla scuola, riedo alle cose da fare segnate su un bigliettino, riedo, colma di reali e leccornie: la confettura di visciole per fare quella torta kosher che mi ha regalato la mia Amica, la stessa che ci ha accompagnato in visita al Ghetto di Roma, che volevo vedere da molto, e dove c'è un'aria di eterno e di malinconico e di fermo, anche, perchè tutto è rimasto com'era, e la gente si saluta sorridendo e le botteghe hanno le porte piccole e gli scaffali strapieni, e pochissime insegne, e c'è profumo di pane e di malinconia, un pochino. Sono rimasta folgorata. Mi piacciono le cose che parlano da sole, la storia di tutti, mi piacciono i romani che ti guardano negli occhi, mi piacciono le drogherie dove ti senti Anna Magnani, mi piacciono le case con le persiane aperte per metà, i portoni, le scale dei palazzi, le cassette della posta e quelle per le offerte agli orfani. E fantastico di storie impossibili, avrei voluto sedermi in una panchina e scrivere e scrivere. Riedo, con biscotti comprati al forno, avvolti in sacchetti bianchi senza scritte, riedo con le matite dell'albergo, con un regalo di mio marito, la cena ai Fori Imperiali, Ricucci che andava a giocare a tennis. Oggi giornatina niente male, giusto per non perdere il vizio. Incasinatissima. Confusionatissima. Impegnatissima. Superlativo assoluto. Assolutissimo.

06 ottobre, 2007

...nun fà la stupida.

Le previsioni parlavano di caldo africano. Trenta gradi o giù di lì. Ma domani, a Roma, dove mi recherò in mini viaggio, per lavoro e per diletto, sono previsti temporali e nubi sparse. Solo in Via Condotti splenderà un sole accecante. Perchè non approfittarne?

Il tesoretto.


Non c'è proprio niente di male. Ad avere voglia di nuovo, voglia di sentirsi a posto, in ordine, quasi perfette. Perciò, in questi giorni, m'è punta vaghezza di cominciare dalle mani. Non sono una fanatica dello smalto o almeno, non fisso appuntamenti settimanali per limare o accorciare o lucidare. D'altra parte, non è che conduca una vita tutta fotoromanzi e telenovelas, e mi viene difficile mantenere uno smalto immacolato per più di giorni due, quando va bene. Così, ho ripreso una tattica prettamente autunnale. Sulle mie povere mani, provatissime da un'estate tutta cazzate e lascate ( e che bisogna stare attenti con questi termini, un'estate piena di cazzate può avere più d'una interpretazione letterale), ho deciso di regalarmi una manicure piuccheperfetta e che piuccheperfetta resterà per settimane tre. Niente di fuori dal normale, nessun uovo fuori dal cesto, è vero, nasco barocca, ma su di me sono in genere molto rigorosa, nessun fronzolo, nessuna french manicure, nessuna decalcomania, niente o quasi. Mi aveva un pò stufata, ma in realtà è l'unico modo per avere mani da regina. Mani perfette, luciderrime, lunghezza giusta che non mi impedisca di scrivere, ricamare, dare carezze e arruffare riccioli, fare a maglia e lavare i piatti. Già, i piatti. L'ancella autrice dell'opera che porto alle mani mi ha assolutamente sconsigliato di usare detersivi senza guanti. Santissima donna. Non sa che, nel silenzio della mia umile cucina, spesso la lavastoviglie è ingombra, il tavolo pure e l'acquaio anch'esso. Così, mi tocca andare di Svelto. Lo farò con assoluta eleganza, indossando non già i volgarissimi guanti usa e getta, ma quelli di gomma, lilla e rosa, così cool al momento. La mia manicure piuccheperfetta lo resterà per molto. In effetti, và salvaguardata. Assicurata. Protetta. Dichiarata patrimonio dell'umanità. Come dire, un piccolo capitale sulla punta della dita. Massì, signora mia, la vita è così breve!

05 ottobre, 2007

Cercasi Silvia disperatamente.


Quasi certamente ho ben fatto la figura della maleducata, sciagurata, cafona, machimicredodiessere. Non ho ringraziato. E questo non si fa. Si riceve un bel mazzo di fiori, colorato, con gigli e rose color crema, si cerca il bigliettino nella carta crepitante, trasparente che ci mettono i fiorai e che io abolirei, dà un'aria così triste e imprigiona l'allegria che con sè porta un' esplosione di colori e di profumi di siffatta beltade. Si legge la frase e si memorizza la firma. SILVIA. Bene, ne conosco 6. A nulla serve l'accanimento mentale, il pensare e ripensare per non far brutte figure, grazie per i Fiori, Ma quale Fiori, Non Sono Mica Stata Io! E tutto ciò per 6 volte. Non la mia Amica fin dai tempi delle medie, non la moglie di Serpico, non l'Avvocata, non quella che aspetta Alice, non la moglie di Eugenio, non la Milanese. Nessuna Silvia mi ha mandato dei fiori. E allora? La questione si fa spinosa. I miei figli sostengono che il fioraio stordito abbia scritto il nome sbagliato e io ho un bel lambiccarmi le meningi, non la troverò mai. Unico indizio, è che il mazzo è stato inviato con l'Interflora, quindi da un'altra città. Il Fioraio Stordito, che in realtà è fioraia e non mi sembra affatto stordita, dice che nemmeno lei può risalire al mittente, in quanto sconosciuto. E quinci e quindi? Mi tengo il mio dubbio. Salvo ringraziare, mestamente e sommessamente dalle pagine delle Fragole, caso mai, la Silvia in questione si riconoscesse, giustamente offesa dal fatto che io, scellerata e sciagurata, non la abbia inserita nella rosa delle 6. Chiedo perdono. Impensierita anche dal fatto che il mio Capitano è convinto che sia tutta una sceneggiata e che il mazzo incriminato sia stato inviato da uno spasimante segreto che si è firmato con un nome di fantasia. Gia. A questo non avevo pensato....Beh, niente male, no?

04 ottobre, 2007

La legge.

Va bene. Va bene così. Va bene che dormirei sempre. Avrei bisogno di vitamine. per capirci qualcosa. Ho un miraggio di vita semplice. Amish style. Vorrei poche, semplici cose. Vorrei imparare. Che le persone riservano sorprese e conigli nei cilindri e mantelli che rendono invisibili. O meglio, che li fanno sparire, puff! sparire da dentro, che è il posto più difficile da raggiungere e il più semplice da lasciare. Dura lex. Vorrei giorni scorrevoli, e pieni di quiete accesa e fantasia. Di campanelli, di violini, di rock e di gazzosa. E' l'autunno che mi fa essere così, sdolcinata e un pò melassa, e un pò mou sciolta dentro una tasca, o appiccicata ai denti, o un boero a luglio, quelli con la carta rossa da strappare dalla bacchetta nei bar. E un pò BigBubble sotto le scarpe, meglio se coi gommini, così ti fa un disastro nelle Car Shoes doratine, molto milanesi, molto cool, molto un cavolo, con la BigBubble sotto sono solo molto da buttare. Sono queste goccine che trovi di sorpresa sul terrazzo, lentiggini, quasi, ma come, sono uscita un attimo fa e c'era il sole, ho guardato per bene le foglie rosse della collina e mi sembrava che facesse così caldo, mi sono detta, che bello, ancora senza calze e anche un pò mi dispiace per quel cappottino bon ton che ho comprato e che ancora non metterò, ma insomma, va bene. Sono da odore di naftalina, sono da coperta, sono da divano e cioccolata, in questi giorni, sono di libro e thè zuccherato, con uno zucchero speciale, che lo Zefiro non basta più, ci vuole l'eccellenza anche nelle cose più semplici. Voglio gomitoli e confidenze, voglio nuovi pensieri con gli amici di sempre, e anche amici nuovi nuovi,ancora da scartare. Voglio sentirmi in pace, raccontarmi una storia, pensare che tutto quello che desidero è qui. E ho la smodata, assoluta presunzione di volere essere felice, felice, felice ad ogni costo, felice nonostante, felice e basta. Scomoda, troppo sorridente, troppo entusiasta, troppo atteggiata, troppo agghindata, troppo di tutto. Ma che m'importa, in fondo. La mia legge non permette scivoloni. Molto dò e molto pretendo. E a chi molto sorride, molti sorridono, ci avete mai fatto caso? Lo so, non sono di facile interpretazione. Sed lex.

03 ottobre, 2007

CIN-QUE-CEN-TO!!!!!!


Le belle statuine
d'oro e d'argento
che valgon.....CINQUECENTO!!!
Al mio cinquecentesimo post, un augurio speciale. Certo non bello come quelli di ieri, una macchina fotografica color ciliegia, che a guardarla bene sembra color fragola, nuova di zecca, signora cara, così magari, sarà la volta buona che imparerò a fare fotografie decenti, sa? E poi un cuscino magnifico, da un Bell'Acquisto, o una Bella Scoperta, e questo, lo si badi benissimo, indipendentissimamente da tutto il contorno di zuccheri e panna e bignè e boccoli e caschi. E fiori, fiori a fascine, rose e gigli e gerbere, le mie preferite. Beh, fascine forse è esagerato, vale anche il mazzo di tulipani che mi sono comprata da sola all'Esselunga? E poi, signora, lo so benissimo che è più curiosa di una gazza ladra e allora le dico che no, il mio regalo cioè il Suo, non è stato affatto uno scatolino piccolo e di velluto, e nemmeno una scatolona di media grandezza con nastro di stoffa bianco e blù. Un tavolo, signora, un tavolo di vetro bellissimo, sì, un tavolo è fatto come un tavolo, non è che ci voglia tanta fantasia, ma quello che c'è scritto sopra, in tutte le lingue, è la parola più bella che si possa pronunciare mai nei secoli dei secoli. La stessa che mi ha fatto piagnucolare come da copione leggendo il Suo sms del mattino alle 7, e leggere il Loro biglietto scritto a tre mani, un pezzettino per uno, con le grafie diversissime ma così uguali a dirmi quanto bene volevano a questa mamma che vola, che gioca e che canta e che scrive e che sgrida e si arrabbia, ma che ieri ha compiuto 44 anni e che impressione fa scriverlo se ti senti ferma a 25. Come dice? Cosa c'e scritto sul tavolo? Amore, signora mia, A-MO-RE!!! Glielo devo ripetere cinquecento volte?

02 ottobre, 2007

E buon.



Buoni giorni d'autunno e di inverno, con la fronte appiccicata ai vetri a veder fuori che freddo che fa, perchè il freddo si vede, anche. E buone notti, di stelle lontane e di lune, rosse o bianche, che giocano con la luce dei lampioni sulla piazza. buone colazioni, di pigiami scompagnati o di camicie da notte morbidissime e sottovesti sottili e trasparenti. E buone torte bruciacchiate e pani insipidi e paste scotte e buone spese, buone file alla Posta, buone camminate lungo il corso, in equilibrio quasi, che i tacchi nel selciato fanno una brutta fine. Buone chiacchiere tranquille, di quelle con le amiche, senza fretta, appena appena, che ancora i figli non escono da scuola e di tempo ancora ce n'è. E buoni sorrisi e buone risate, di quelle che scaldano e ti fanno d'argento, e buoni magoni e buone lacrime, già che ci siamo, per non farci mancare niente, che le lacrime meglio di no, ma poi all'improvviso arrivano lì, e salgono, salgono e ti pungono gli occhi e tu mandi giù, ancora e ancora, ma niente da fare, perciò, meglio essere preparate. E buoni, sabati e domeniche, e anche venerdì, che nessuno mai ne parla, ma che è il più bello di tutti. E buone stagioni e buon vento e buon mare e buona neve e buon sole, di quello a picco, verticale, bianco e salato, ecco, quello lì. Buoni figli, da guardare diventare quello che sono e pensare a come saranno, che non so se li vorrei uguali a me o no, ma forse già lo sono e allora non vale, buone urla sulle scale, buone firme da fare, buone vitamine e citrosodine e tachipirine, e spremute e creme per le storte e shampoo alla vaniglia, buoni messaggi sulla lavagna. Buone mele sbucciate e arance a metà per la spremuta, buoni toast per la merenda, buoni pane e nutella, buoni castighi senza convinzione, buoni baci di sfuggita, buoni sguardi d'intesa, e di perdono e di Ti Voglio Bene Novantanove Universi Staccati. Buon amore, buon risveglio e lui e lì, buone risate, buone litigate furibonde e buone complicità, ogni volta più forti, ogni volta più sorprendenti, che ti sposo ancora domani, se me lo chiedi. Buoni fiori. Buoni sogni. Buoni progetti. Buoni biscotti. Buone amiche. Buone sorprese. Buone lavatrici. Buoni baci. Buon viaggio. Buon... buon...buon...beh, mi sa che ho scordato qualcosa.

01 ottobre, 2007

Ottobre.

Ho da sempre la mania del primo del mese. Non so, è come se iniziasse qualcosa di nuovo ogni volta, che settembre ci aveva già così stufato, se non altro per le chiacchiere del niente, Non so Più Come Vestirmi, con la Maglia Ho Caldo e Senza Ho Freddo, alla gente, bisognerebbe avere il coraggio di dire, Ok, Ma Chi Te Lo Ha Chiesto? Il primo del mese, di qualsiasi, schiude per me un pacchettino di cose nuove, buoni propositi, magari, tornare in palestra, bleah, riordinare i cassetti, doppio bleah, finire finalmente il maglioncino celeste della Princi, che già ho una lista di richieste di sciarpe e golfini che nemmeno Missoni. Già, a Villa Villacolle, sono iniziate in questi giorni le Grandi Manovre, facciamo così, qui mettiamo un divano, lì un tavolino, qui spostiamo. Io mi limito al software: acquisto poltroncine ai mercati e magari qualche vaso. L'Ingegneristico Consorte, invece, passa all'hardware. Sì, ma se sfondiamo questa parete qua, e poi cartongessiamo di là, e poi buttiamo giù questa e la facciamo più bassa....Forse abbiamo voglia di cambiamenti, un pochino, mica tanto, e magari basta una passata di colore alle pareti, delle fodere nuove per le centinaia di cuscini, un candelabro di design, una vecchia foto color seppia sul camino. Ottobre porta grandi novità, questo non è mistero per nessuno. Porta funghi e cstagne e maglioni che pizzicano. E odore di naftalina, un pò. Non è triste come novembre e non è caotico e ingordo come dicembre. Ottobre è il mese mio. Sì, perchè insieme alla polenta e alle foglie che scricchiolano e alla nebbia e alla pioggerellina e ai piumoni, porta in dono una candelina sulla mia torta. Domani, però. Oggi mi godo in santa pace questa vigilia, che è il giorno di San Remigio, che una volta era il primo di scuola. E mi guardo, un pò soddisfatta e un pò preoccupata, questa casa che un pò si trasforma. Chi è che diceva La felicità è fatta di piccole cose ? Ecco, uguale.