28 giugno, 2008

Se.


Se il vostro esame di maturità porta la data dell'11 luglio 1982.
Se ancora vi ricordate quella sete spropositata, quella emozione, quel tremolio delle gambe e quell'ansia che quasi si vedeva.
Se mai più nella vita vi è capitato di rivivere la stessa ansia per un esame.
Be quiet.
La riproverete uguale uguale, bella bella, alla prima maturità orale del vostro primo figliolo.
E io che non ci credevo.



Che sono sveglia dalle cinque, che inizio mille lavori e non ne finisco nessuno, che ho già fatto un giro fuori alle 6 e 20 col cane, che ho portato il vetro alla campana, che ho una cucina che è uno specchio e che aspetto di svegliarlo e scrivoscrivoscrivo per stare calma. Ma calma, proprio calma non sono.
E no.

Regali.

Càpita, qualche volta, che la mia Amica delle Stoffe mi regali preziosi avanzi di preziosissime stoffe per tendaggi. Càpita che le suddette siano anche di metraggi consistenti, inservibili per fare tende ma che làscino spazio alla creativa e all'inventiva. Non di certo la mia. Io non sono capace di cucire. Nonostante ricami splendidamente (!) riesco a malapena ad attaccare un bottone, con un quantità di giri del filo intorno al bottone medesimo, che, nel giro di quattro/cinque ore, si stacca, e siamo daccapo. Ma mi è venuta in soccorso la mia Amica Teutonica del Knit. Ella, infatti non solo è un mito da queste parti per l'uso magistrale che fa dei famigerati ferri circolari, non solo è una vestale del vetro in tutte le sue forme, ma ha anche una straordinaria capacità nell'uso della macchina da cucire. Detto, fatto. Affidati a lei i preziosi avanzi, ecco che li ha trasformati in bellissime borse dall' uso poliedrico. Versione spiaggia, magari, oppure per trasportare con classe un lavoro a maglia, o versione città, lucide e setose, assolutamente uniche nel loro genere. Mi ha fatto felice. E non me sola. La Princess ha già posato i suoi occhioni su quella di destra, con l'elefantino. Vedremo. Per il momento, mille e mille grazie all'Amica Artista. E che abbia il ceruleo occhio ben attento alla casella postale.

Senza titolo.


E ascolta gli altri,
anche i noiosi e gli ignoranti.
Anche loro
hanno una storia da raccontare.

.....e t'ho detto tutto.

27 giugno, 2008

Caos.Tutt'altro che calmo.


Io non sono brava coi puzzle. Mai stata. Mi viene sempre voglia, ad un certo punto, di prendere la scatola e scrollarla giù dalla finestra, che è da venti minuti che sono lì con un pezzo in mano che non so dove diavolo mettere. Ma i miei giorni, questi qui, sono stati ben più complicati di un puzzle da ventimilamiliardi di pezzi. Il mio Sposo, che il Cielo lo sostenga, è ad altre faccende uso. Noi qui, si corre. In questo delirante avantieindietro, pur di rendermi il tutto più divertente mi sono fatta prestare una macchinina che mi piace tanto, ma che non potrò mai ahimè possedere, chè condannata son a guidare monolocali su quattre ruote, data la mia poderosa e sterminata famigliola. La mole delle ultime questione da sistemare prima dell'imbarco, previsto per i prossimi giorni, è di una tale sconvolgente entità, che mi ha fatto seriamente dubitare di poterla evadere senza riportare conseguenze e/o danni cerebrali permanenti. Insomma, ce l'ho quasi fatta. Con l'aiuto dell'Amico delle Lampadine, che con scioltezza ha sistemato l'impianto di irrigazione del giardino, che per un misterioso sortilegio aveva allagato le ortensie e seccato il pratino. Giorni roventi, in ogni senso. Non che non mi sia tolta le mie belle soddisfazioni, c'è da dirlo. Una cena improvvisata con le Amiche, per esempio, che era dal lontano 2003 che non uscivo da sola, cosa che quasi mi vergogno a confessare. O invitarne altre da me, un cous cous da primato e qualche figliolo. E poi acquisti, acquisti, che belli sono gli acquisti prima delle vacanze. Rilassati e gasati insieme, una manciata di costumini sberluccicanti, uno da trota fucsia, ma era l'ultimo, disdetta e proprio della mia taglia, potevo, potevo, potevo lascairlo lì, solingo, ramingo e guardingo? Ma no che non potevo. E poi brilli, brilli, brilli nell'olio, brilli nel gloss, brilli ovunque. Che sarò pure nel caos, avrò pure un figliolo che parla a latrati che domani, il Cielo volesse, Ben Maturo Già Sarà, e ci metteremo una bella pietra sopra e finalmente potremo tornare a parlare con verbi, avverbi e congiunzioni e sostantivi e pure aggettivi, già che ci siamo. Che avrò pure portato a termine una quantità di incombenze per le quali in media necessiterebbero un due/ tre settimane, ma signora cara, un brillo, un glitter, un paillette, rendono imperiale anche la più difficile delle settimane, e ben perciò, non indugi oltre. Mi va il luccichio. E anche il caos, qualche volta, riesce persino ad essere divertente.

25 giugno, 2008

Il salvataggio.

Niente o quasi succede in questi giorni di simil vacanza cittadina. Tranne il girare come una trottola per risolvere alcune incombenze, e di fretta, sa? chè ho da chiudere casa e raggiungere l'Isola, qualche figliolo resta ma il ricongiungimento famigliare avverrà presto, in fondo. Il Quasi Maturo finirà ben questa kermesse di appunti e di crediti e di prove e di tesine e di erroracci ministeriali da segnare con la penna rossa. Io qui, in realtà, dirigo. Smisto. Il traffico della Princi, da e per case delle amichette, il viaggio da e per i lidi casteggiani, Reale Ospite di una zia nemmeno adottiva, nemmeno acquisita, ma più preziosa di una Kelly rosa pastello. E mi accingo, vieppiù, ad accantonare cose da portar via, libri che voglio leggere, stirare parei ed altre amenità. Ma ieri, nel nulla agitato di questi ultimi giorni, un flebile cip cip che assomigliava più ad una suoneria di un telefono che ad un verso animale, ha catturato la mia attenzione, dacchè mi accingevo con rara maestria ed equilibrismo ad aprire la porta di casa, con circa 6 tra borse e zaini appesi alle mie stanche braccia. Il flebile cip giungeva, già rassegnato, dal locale caldaia. Che fare? Chiamati a raccolta i figlioli, che il Quasi Maturo ben se ne è guardato di aggiungersi alla squadra di Pronto Intervento, la PrinciAnsiosa, il Liceale e la medesima ecco che aprono con cura la porticina della caldaia.E quale non fu il loro stupore nel vedere, appallottolato in un angolo, un uccellino grande come un'albicocca, pennuto e morbido, con un faccino spaventato e lo sguardo colmo di disappunto per trovarsi, non già nel confortevole patrio nido, ma in un orrido, buio luogo, tra il sacco del terriccio e l'antipidocchi pe le rose. Il LicealeCuor Di Leone ha fatto il primo passo: lo ha raccolto con la tenerezza che è sua e cercava di capire con sguardo da primario se necessitasse di qualche ingessatura, steccatura o bendaggio. La PrinciCrocerossina gli carezzava il capino, ben attenta a scansare Philadelphia che si sa, è un cacciatore provetto. Com'è, come non è, lo abbiamo adagiato, spaventato e riconoscente nella gabbietta del gatto posta ad altezza di sicurezza e questa mattina, meraviglia, se ne era volato via. Non dopo aver spazzolato tutto il mangime del pettirosso che, secondo le regole dell'ospitalità, gli avevamo offerto per rifocillarlo. Va bene, lui era un passerotto e non un pettirosso, ma i passerotti non vanno mica tanto per il sottile, sa?

21 giugno, 2008

Le cicale.



Affascinanti. Il suono del sole, del caldo, dell'estate. Misteriose. Lo sai che ci sono e non le vedi. E non si capisce mai bene quando inizia il loro canto e quando finisce, non c'è un prima e non c'è un dopo, le senti e basta. Il solo suono monotono e continuo che non ti annoia, entra con discrezione dalla finestra che dà sul giardino. A guardare fuori si potrebbe indovinare da dove arrivi, ma non è impresa facile. Forse dal pratino, o dalla siepe di sole foglie dei gladioli, dalla dalia solinga, dal rosmarino o dal lillà. E' una musica che amo. La sola cui permetto di disturbare il silenzio di queste sere, in cui si cucina poco o niente, e si sparecchia con calma, con una pigrizia già un pò vacanziera. I pensieri scivolano quieti, ci si potrà accoccolare sul divano del terrazzo, a guardare le colline laggiù o le ortensie nascoste, che si colorano ogni giorno un pò di più, le foglie verdissime, la menta nel vaso. E' una pace semplice, lenta e meravigliosa, un lusso impagabile, di profumi mescolati, di sensazioni sovrapposte e così diverse, che ti fa sentire un pò fuori dal mondo, privilegiata e tranquilla, alla fine, a stare qui a guardare il buio, a respirare un'aria estiva che porta con sè la sinfonia monotona, struggente e bellissima, di un'orchestra invisibile.

19 giugno, 2008

Ode al Chinotto.

Che non piace a nessuno. Che è amaro e sa di fango, come dicono i miei figli. Che è demodé, desueto, obsoleto e un pò da sfigati. Il chinotto è la mia bevanda preferita. Insieme alla Schweppes con l'orzata. Roba più semplice? Il ginger. Comunque, mi piacciono le cose amarognole, aromatizzatine, disgustose, un pochino, a farsi piacere la Coca Cola o l'aranciata sono proprio capaci tutti. Lo adoro. E ho anche scoperto in questi giorni, che un antibiotico qui, una vitamina là, un fermento lattico sù e un Oki giù, somministrati su me medesima, vittima di una feroce quanto improvvisa malattia da raffreddamento, insperate virtù terapeutiche. Beh, forse il periodo è troppo lungo, ma con la punteggiatura giusta rende l'idea. Il chinotto risana. Guarisce. Non proprio come l'acqua santa, ma siamo lì. Disinfetta, aiutami a dire, una gola troppo provata da una tossetta stizzosa. Freddo al punto giusto, le sue bollicine miracolose saranno un vero toccasana per una laringe martoriata, un rossore che non si vede ma c'è, un solletico sciocco che non ti fa finire una frase senza tossire, e qualcuno dice pure che è una gran fortuna. Che sto zitta, intendo.Il Chinotto, proprio lui, il povero chinotto, che se ti sbagli a chiederlo al tavolino di un bar nel sole, tutti gli astanti a dire eeeeehhhhhh????Che cosa preeeeeeendi???????Maddddaaaai!!!!! Sì, Grazie, Un Chinotto e Senza Limone. Liscio. Plain. I camerieri sanno. E impallidiscono un pochino. Non lo Teniamo, azzarda qualcuno. Altri, troppo avanti, non fanno una piega. I poteri medicamentosi del chinotto saranno illustrati nel prossimo numero di Lancet, e sarà mia cura lodarne le staordinarie proprietà. Perciò, in alto i calici, stasera. Si brinda di chinotto. Che magari, mescolato all'antibiotico, ha un certo effetto corroborante, rassodante e inebriante. Di chinotto non ci si ubriaca, ma, deh, si può sempre provare.

17 giugno, 2008

Stasera di più.

Parla. Dice e non dice. Ha la straordinaria capacità di parlare senza dire niente. Ma sa che so. E' agitato, molto, ma non lo confesserebbe mai. E' un'agitazione che sento, che respiro come un'aroma, passandogli vicino, guardandolo in quegli occhi sempre un pò sbarrati. Stasera di più. Sfugge. Sa che lo scruto e non gli piace. Forse fa finta. Ha un broncio composto, di solito, una faccia che ritrovo in certi suoi coetanei, nei suoi fratelli, certe volte. Stasera di più. E' tutto pronto. Il dizionario, il documento, non ha voluto guardare la partita, erano già in mille, Vaaaado! ha urlato dalla porta, e forse il mio nonfaretardi nemmeno l'ha sentito. Non è un momento lucido, per lui. Dei fatti suoi parla a stento, ma stasera aveva voglia di raccontare, L'Ho Vista, Mamma. Ho chiesto, dove e come, ma in quel momento mi era già scivolato via, già chiuso di nuovo nei suoi pensieri, già pentito, forse, di avermi detto, anche se poco. Lo avvolgo, da lontano. Coi miei pensieri più belli, quasi a proteggerlo, quasi a dire, Passerà, Passeranno, gli esami, la confusione, il tuo non saper da che parte voltarti, non lo sanno gli uomini fatti, vuoi saperlo tu, che ancora non hai diciotto anni e hai la bellezza e il candore e la purezza e la stronzaggine e l'incoscienza e la semplicità e la trasparenza e la luminosità di questi anni bellissimi e tremendi e leggeri e complicati e meravigliosi. Sei un diamante grezzo, ancora incastonato nella roccia, sei un ciclone di contraddizioni e di pensieri e di egoismo e di dolcezza sconfinata. Sei un uomo, un ragazzino, sei il Principe della Luna, sei proprio tu, il mio unico figlio unico, lo sei stato per un pò e che bello andare in bici con te nel cestino, o nel marsupio, senza nessun'altro per mano, io e te da soli, mi hai insegnato tu a fare la mamma, a te e a tutti gli altri, gli sbagli che ho fatto li ho fatti con te. Ma non te lo dirò stasera. Stasera, che è la tua notte prima degli esami, che avrei così tante cose da dirti, che ti abbraccerei forte, se solo mi dessi il tempo e non sgusciassi via, perchè di cose da dirmi ne hai anche tu, tu, che sei bello di un bello disarmante, agitato e confuso, innamorato chissà, e che stasera entrerai piano nella stanza per dirmi Sono A Casa e avrai gli occhi più lucidi e più sbarrati, più smarriti e più spersi, e io non avrò il coraggio di dirti che ho per te un amore che strugge, che so come è fatto il tuo cuore e conosco la tua anima a memoria, da sempre. Ma stasera, stasera di più.

Di Twiga, maturità e pensiero laterale.

La confusione regna sovrana. E lo smazzo, pure. A dire che non se ne può più non si risulterebbe troppo originali. Lo dicono in troppi. Noi, che originali siamo, dacchè il mio Sposo ha intrattenuto al Twiga una vivace discussione con un suo degno compare, sul pensiero laterale, che mai lettino del locale ascoltò tanta cultura, sopportiamo con mestizia. Le violette spappolate, per cominciare. E le rose stropicciate, per finire, maltrattate, come se qualcuno avesse preso i petali e ci avesse camminato sopra. I figlioli poi. Il Maturando, che parlaparla, come tutte le volte che è troppo teso e dice Ma Non Ho Mica Paura, ma mi viene voglia ogni tanto di cercare fra i riccioli un interruttore, o almeno il volume, che ne so. Il Liceale, tristanzuolo in verità, le sue due belle materie a settembre, come una volta, non la danza incomprensibile di debiti e crediti e prestiti e cose. Per lui, la scuola ancora non è finita, ma come diceva quel tale chiècausadelsuomal eccetera. La Princi, tranquilla, alla fine, presa dal suo piccolo mondo di braccialettini, burrocacao e High School Musical. Tempo ci sarà. La scrivente, confusa e raffreddata, troppo freddo sulla spiaggia mi sa, ma mica si và in Versilia col Monclér, eppure, come mi avrebbe fatto comodo, in luogo di quella camiciola trasparentissima, d'effetto eccome, ma garanzia assoluta di afonia e mal di gola e di chissà che altro. Si sta così, un autunno in più, che proprio non se ne aveva voglia, si guarda con malinconia malcelata i parei belli stirati, le ceste colorate, i costumi tricot, gli abbronzanti nuovi nuovi, gli occhiali da sole. Il pensiero laterale sarebbe quello di imprecare, ma poichè lo fanno tutti, noi si sta silenti, e l'imprecazione che sibiliamo appena sveglie a guardare questo catino di zinco che abbiamo proprio sopra le nostre teste, lo teniamo per noi. Un vaffan@ulo laterale . Molto chic!

13 giugno, 2008

Nulla sfugge.



Ma proprio nulla. Domani in tutto il mondo si celebra la Giornata Mondiale del Lavoro a Maglia in pubblico. Detto così fa un pò ridere, manco il lavorare a maglia fosse un'astrusa pratica segreta o un gioco sadomaso da consumarsi in segretezza fra le mura domestiche. Cionodimeno, se avete a protata di mano un gomitolo e dei ferri, e il week end non si prospetta per nulla interessante dacchè le previsioni non sono proprio una meraviglia (sì, ma non pioverà, fidatevi), sciamate festose verso i giardini degli Orti, e anche questo fa un pò ridere, i giardini degli Orti è come dire le scarpe delle calze, o le forchette dei coltelli, non so se mi spiego. Comunque, i suddetti giardini sono altresì conosciuti come Skate Park, e sono proprio quelli siti in Alessandria, in viale Teresa Michel. Colà, dalle 15,30 alle 19,30 vi accoglierà con rara grazia la boccoluta Flavia, che si è data un gran daffare per organizzare il tutto e alla quale va un grazie riconoscente e grosso come una casa. Altrimenti, se bazzicate verso Torino guardate qui, e avrete tutte ma proprio tutte le informazioni del caso. E poi ancora se non siete nè qui nè là, ma sparpagliate sù e giù per l'Italia, guardate qui e non pensateci più. Troverete in scioltezza il WWKIP day più vicino a voi. E scusate tantissimo, signore mie adorate, la scrivente domani avrà da fare e non potrà essere presente e lo dico con voce rotta dalla commozione. Domani, infatti, la Regia Famiglia si recherà ad un altrettanto Regio Matrimonio. E ditemi un pò voi, si può forse andare qui, apparecchiate da stracorsa e con i ferri nella borsa? Naaaaaaaaaaaaa.

Non ho l'età?



Seratona! Ieri sera, grandissima emozione per la Princi al suo primo concerto. In verità era al secondo, avendo già assistito a quello di Giovanni Allevi, ma il paragone, con tutto il rispetto, mi sembra un pochino azzardato. Tali Finley, quattro ragazzini con la faccia da buoni scolari, hanno infatti intrattenuto sulla pubblica piazza , quasi tutta la meglio gioventù cittadina. Essendo la Princi in tenera età, mi sono offerta volontaria di accompagnarla a tale evento. Che di concerti ne ho visti una tonnellata, e insomma, la maggior parte degli astanti poteva essere figlio mio, ma chiaro, so molto bene i meccanismi dei concerti, non si deve stare nè troppo lontani nè troppo sotto al palco, non ci si deve far sovrastare, nè spingere, nè tirare bottigliette, insomma, le regole della buona creanza. Quattro ore quattro, all'impiedi, per difendere strenuamente la posizione, non lasciando passare davanti un bel nessuno, eccheccavolo, volevi star davanti?, arrivavi prima. Una logica disarmante. Luci e fumi, musica assordante come da copione, espolosione di stelle filanti. Emozionante per la Princi? Emozionante anche per me. A vedermela lì, a saltare, rossa in viso, un pò invasata, felice e meravigliata da tutto quel caos, a cantare a memoria queste canzoni, ma dove le impara? non studiava Bach, ieri l'altro?, insomma, mi ha fatto un certo effetto. Il paragone con i miei concerti, era fin troppo facile. Solo, io andavo a vedere DeGregori, Zucchero, Eurythmics, e poi, quei Rolling Stones che ancora ne parlo. Giurassica? Pronta per Villa Serena? Non proprio, a Dio piacendo. Giusto per assistere a una sera del genere e dire che sì, tutto è cambiato ma niente è cambiato. I ragazzi sono gli stessi, in fondo, hanno le stesse facce, le stesse risate di niente, gli stessi Levi's, le stesse Superga, persino gli stessi occhiali. Soltanto, il concerto non lo guardano. O meglio, sì, ma attraverso macchine digitali e telefonini. Tutto il resto è rimasto uguale. Assistere a un concerto con la propria figliola undicenne è un regalo che ci si deve fare, prima o poi. Dire che mi sono divertita è una parola grossa, ad un certo punto proprio non ne potevo più, ma mi è piaciuto guardare lei che guardava loro e vedere me che mi guardavo in lei. E senza nemmeno il telefonino.


12 giugno, 2008

Un pò più piano.

Quale mai sarà il misterioso meccanismo per cui ci si riesca a svegliare più o meno alla stessa ora della sveglia, seppur quest'ultima giaccia silenziosa, con l'allarme disinserito, seminascosta dietro una pila di libri, il bicchiere con l'acqua, e una montagna di chincaglieria, un pò preziosa un pò farlocca, proprio lì sul comodino. Quale sarà mai, l'intatta atmosfera di un mattino presto, che ancora tutti dormono eppure non è domenica, che ancora non è chiaro se c'è il sole o se non c'è, ma che questo, in fondo non ha la minima importanza. Che raro lusso è, la colazione pigra e silenziosa, quando si sente solo il cucchiaino che sbatte piano sulle pareti della tazza, e una specie di ronzio che non è il frigo, ma un piccolo esercito di insetti che banchetta sulla siepe del finto gelsomino. Le prime mattine di vacanza serbano un fascino tutto nuovo, da scoprire, da assaporare piano, come le caramelle di liquirizia che ti fanno nera la lingua. Da scoprire, in un certo senso, le cose da fare in fondo sono le stesse, ma le puoi incastrare come vuoi, non sono dettate da alcuna legge e da nessun orario, lo voglia il Cielo, da portare questo e riprendere quello, da zaini e permessi, da giustifiche e firme, dalla delirante sarabanda di
poesieregionicapitalifreudpolinomidenominatoritogo went gone, e poi recite, compleanni, regalini e saggi. Le mattine come questa si vivono così, i cartoni alla tv e un foglio bianco dove scrivere con calma la to do list. Un puzzle buttato in aria, dove nessuno ti sgrida se metti il cielo sul prato, il becco di Nonna Papera nel cestino, tutto un pò alla rinfusa. Si vivrà con lentezza e compiaciuta tranquillità, un pò lusso un pò vacanza, che di confusione ne abbiamo avuta abbastanza e che per ora, aiutatemi a dire, un pò di ozio male non fa.

11 giugno, 2008

Violet dahlia.


Non so bene che cosa mi prese, settimane fa, quando comprai queste bustine. In realtà non erano proprio bustine, ma specie di sacchetti trasparenti, coi buchini, con all'interno qualcosa simile ad una patata. Bulbi, certamente. Ma mi sono fatta attirare dalla bella foto dell'etichetta, una rigogliosa pianta di dalie violette. Che strani fiori, le dalie. Tanto per cominciare nessuno le pianta più, sono fiori obsoleti, troppo semplici, forse, volgarotti nel loro insieme di foglie a punta e di steli troppo spessi. Non hanno l'eleganza delle rose, nemmeno la raffinata semplicità delle margherite. E poi, diciamola tutta per intero, non è che proprio siano di gran moda. Nessuno ti regalerà un bel mazzo di dalie. Le dalie si portavano alla maestra, anno scolastico 1968- 1969, insieme alle prime rose del giardino, per non farle troppo sfigurare. O si mettevano alla cappelletta della Madonna, quella all'incrocio con la strada per i colli, poco prima di andare al rosario del mese mariano. Fatto sta ed è che ho comprato queste dalie. E stamattina, il sole, che si è fatto desiderare come il fidanzato giusto, ha illuminato con discrezione quell'angolo di giardino. Un bottoncino violetto in una foresta di foglie verdissimo scurissimo, i petali ancora tutti abbracciati a formare una pallottola graziosa, ma che si vede che tra poco esploderà in tutto il suo violetto fulgore. Un regalo per me. Il primo di una serie, un ventisette giusto ieri, che il Giovane Innamorato Holden non tralascia affatto le carte per le Trecce Brune. Un Maturando sorridente e che non me la conta giusta, fin troppo studioso e con una media di tutto rispetto. Il Liceale, rassegnato oramai ad avere latino a settembre, ma più pentito di un camorrista, e speriamo che a qualcosa serva, in fondo. La Princi festosa e dolcissima, che si appresta a vivere un'estate spensierata e leggera. Che forse è già qui. Si può capire dal cielo, si può capire dall'odore del mare che arriva fin qui, da questa lentezza, accesa ed incredula dei primi giorni di vacanza, e da quel bottoncino, ancora inesploso, che se ne sta buono buono nel cespuglio laggiù. Chiedere di più sarebbe un peccato.

09 giugno, 2008

Integral Version.

Alla fine, eccola qui. L'Intervista, intendo, la Unica e Sola, proprio qui a destra, e tutta per intero, mica a spizzichi e bocconi come l'altra volta, che la connessione era saltata tra le maledizioni del mio Sposo Illustrissimo, che aveva messo sù un marchingegno che nemmeno Bill Gates. Ed è perciò che ieri, sempre il mio Sposo Illustrerrimo ha voluto farmi un dono: una specie di filmato, una roba da curiosare, a fare da cornice alle bizzarre domande del mio Famoso Intervistatore. Una meraviglia. Mi sembra carino. E voglio altresì tranquillizzare che molto presto un altro filmatino aggiungerò. Quello dove piango, discuto e litigo con mio marito, e grido così forte che tremano i vetri o quello dove magari sono a qualche funerale, oppure quella volta che uno dei miei figli era in ospedale, oppure quell'altra volta che qualcuno di loro era così grave che non si sapeva bene. Così, contenti saranno quelli che un pò mi gufano, che un pò me la tirano, che un pò mi commentano con le loro cazzate, e scusate tanto la parolaccia, ma come si dice, quando ci vuole ci vuole. E modestia a parte, qui ci volle.

07 giugno, 2008

La festa.


No che non si festeggiava niente. O forse sì, ma era tutto magico e misterioso, qualcuno sapeva, qualcuno no, eppure nessun compleanno, nessuna ricorrenza, nessun niente di niente. E i garbati e perfetti padroni di casa, ben si son guardati dallo svelare arcani e magheggi. Fatt'è che la festa c'è stata. E bellissima, perdipiù. Nonostante la pioggia battente che rendeva improponibile il patio sotto le stelle, bellissima vera. Come ne càpitano una ogni qualche anno, di solito si và alle cene, placé o non placè, di solito ci si trova in ambienti silenziosi e un pò ovattati, noiosini, aiutami a dire. Ennò. Come nello stile effervescente della mia Amica delle Perle, esplosiva padrona di casa, la festa di ieri era un delirio. Di musica, di colori, di mises variegate, le più diverse. Qualcuna in lungo e stola, qualcuna in palloncino, qualcun'altra VengoCosìComeMiTrovo. Ma il tacco, signora mia, ce l'avevano proprio tutte. Al giorno d'oggi (!), ma mi vuole un pò dire lei che serata sarebbe senza tacco? Già la festa era cominciata al mattino in Corso, l'AdP, l'Amica dell'Arma e la scrivente che si sono trovate bellamente a misurarsi improbabili scollature per la serata imminente. Più per ridere, in verità, l'AdP è più furba di una faina, sapeva bene lo scazzo (si può dire?) che mi portavo in giro, e voleva tirarmi un pò sù. Com'è, come non è, ci siam trovate bell'e apparecchiate, nero fatale per l'AdP, nero mistero per l'AdA, look candido-dorato-guru-indiano-con-sandalo-da-viale per la scrivente. Bella sera. Certo, la vera festa si concluderà alla prima riunione, che di intrecci signora mia carissima, ce n'erano così tanti, ma così tanti che mi aspettavo di vedere Alfonso Signorini spuntar fuori da un divanetto: l' ex moglie di questo con l'ex marito di quella, il marito di quella con la ex-ex fidanzata di quell'altro che però non disdegna l'altra che a sua volta, insomma, le feste sono un pò come dei censimenti, ci si aggiorna sulla composizione delle nuove coppie, è tutto lì il divertimento, in questo mondo di brutture, non lo pensa anche lei? Comunque, gossip o non gossip, facente parte delle CN, Coppie Noiose, nei secoli fedeli allo stesso marito, mi sono goduta lo spettacolo, la serata e la bella gente che ivi ho incontrato, ho riso e ballato, persin bevuto un intruglio rosa che andava giù così bene, ma così bene che ad un certo punto, mi sono trovata ridanciana e ballerina e un pò malferma sulle gambe. Colpa del tacco 12, mi sa.

05 giugno, 2008

Accontentatevi.

Delle foto un pò mosse, intendo. oggi, gran giornata per Cuore di Maglia. Nessuna pubblicità all'evento è stata data da queste pagine, per il semplicissimo motivo che mi sembrava troppo. l'obiettivo è stato raggiunto, 35 copertine (trentacinque) e un'infinità di cappellini e scarpottine (infinità) che hanno fatto brillare gli occhi non solo al Primario Nuovo di Zecca, ma anche e soprattutto alle caposala, alle volontarie dell'Avoi e, non ultime, alle dottoresse, convenute alla cineteca dell'ospedale per assistere all'evento. Che è durato pochissimo, eravamo in un ospedale, mica in una sala da ballo, tanto che dopo poco, anche il Primario Nuovo di Zecca ha dovuto correre in reparto, che era arrivato testè un bimbino piccino picciò da accudire, da trattare come dicono loro. Ma c'è stato il tempo. Di tirar fuori dalle scatole le nostre, le vostre meraviglie, ma quante erano, accidenti, da non sapere dire in scioltezza quale fosse la più bella. Di raccontare di Cuore di Maglia, e di tutte le cose che questo delirio ha comportato, di tutte le persone che hanno fatto in modo che tutto questo diventasse vero e realizzabile. L'elenco è piuttosto lungo, ma è ben chiaro. E siete tutte qui, custodite come si fa con i tesori preziosi.
Eravamo tutte emozionate e un pò stordite da tutti quei colori, e quella morbidezza e così felici di aver fatto qualcosa di così bello e importante. Perciò, grazie. A tutte, tutte, proprio tutte di Cuore di Maglia, da Cuore di Maglia. E da tutti i bambini che avvolgeranno nelle nostre coperte e avranno le nostre scarpine. E se la foto è mossa, ma ditemi un pò che importanza ha.

L'antivirus.

Se ancora non si è riusciti ad individuare per bene l'origine di codesta malattia, se proprio così la dobbiamo chiamare, risulta alquanto difficile, azzarderei impossibile, oserei improbo, trovarne la cura. Riassunto delle puntate precedenti: il nulla. La mia Amica delle Parole e del Tiro Con l'Arco, tirerebbe fuori uno di quei suoi paroloni che mi piacciono tanto. Che so, ossessivo-compulsiva, per esempio. Cosa che non sono affatto stata in questi giorni, piuttosto, tutto il contrario, encefalogramma più che piatto e visione catastrofica dell'intero globo terracqueo. Cionondimeno, se ne sono resi ben conto in questa casa sulla collina, che qualcosa non funzionava in me. In realtà, il mio Sposo sostiene di essersene accorto già da molto tempo, ma che risulta questo, a parer suo, il motivo per cui mi ha sposata. Ma tutti, qui dentro, si accorgono con tempestiva e intelligente prontezza quando qualche programma, nel mio complicato sistema operativo, si pianta e non ne vuol sapere di girare. Entra perciò in azione l'antivirus. E tutti, proprio tutti, umani, flora e fauna, abitanti nel mio piccolo microcosmo, ci mettono la loro. Baci ispidi, quando sono già a dormire e lui è rimasto sveglio per studiare. O abbracci strettissimi, di quelli senza parole che vogliono dire miliardi e miliardi di cose, esprimere concetti così cosmici che ancora di parole adatte non ne hanno inventate. Piccole cose. Fuori piove e piove, io ancora non so questa mattina come la girerò, se ancora sentirò ronzii e malinconie, se ancora avrò le spalle curve sotto una gerla di pensieri che non focalizzo ma che mi schiacciano e mi rimpiccioliscono, tanto da aver voglia di sparire sul serio. Quello che so per certo è che qui mi curano per bene, mi osservano e mi accudiscono, sanno di me e dei programmi che non girano, di quando sono scollegata dall'universo intero, di quando prenderei la navicella spaziale che nascondo in garage ben coperta da un telo, e me ne volerei via sfondando il tetto della casa in collina. Loro, lo sanno. Ben perciò mi scrutano attenti, sapendo alla perfezione che momenti così, passano, prima o poi, Nel frattempo, fan girare l'antivirus. E questo antivirus di baci e carezze, carinerie e sorrisi, mi sa proprio che funziona.

03 giugno, 2008

Kryptonite.

La presa.

Staccata, per la precisione. Espressione che non sopporto, staccare la spina, che diavolo vuol dire, e poi, se io mi stacco, proprio non vado avanti. Non giro. Non funziono. Non frullo, aspiro, asciugo, scaldo, congelo. E non sono nemmeno uno stupido elettrodomestico. Non faccio niente, in verità. Giorni come questo andrebbero banditi dal mio calendario personale, perchè, hai pure un calendario personale? eccerto, tutti ne abbiamo uno, anche se non lo sappiamo. Questi giorni di black out mi succedono ogni tanto, raramente, da qualche tempo in qua, ma succedono sempre e sono così brutti da vedere e da vivere, e orsù, bambina, che non è proprio il momento di lasciarsi andare, non adesso, non lo vedi che fuori è giugno? Giugno, già. Che vuol dire i ragazzi a casa da scuola e chi gli esami e chi i saggi e chi le feste di fine d'anno e chi i cartelloni alle porte del liceo e chi le pagelle coi lucciconi, chi lo studio forsennato e gli occhi più persi di sempre, chi invece gli esami li fa con gli occhi che brillano di una dolcezza felice. Giugno. Giugno che quest'anno la partenza non sarà subito, giugno che il grano è verdolino e non giallino e ti sorpendera, una sera verso le 7 e all'improvviso esploderà nell'ultima curva verso casa. Giugno inquieto, giugno che sarà troppo lento o troppo veloce, che ci sarà maltempo, dicono, e ancora pioggia, per favore no. Tante cose da fare e organizzare, le solite, e tu, orsù, sciama festosa verso questo giugno appena cominciato e che passerà in un attimo e cerca, cerca una spina, una doppia, una tripla, cerca un riduttore per collegarti alla corrente, che così, insignificante creatura, non è che vai molto lontano. E non hai neppure il posto per le pile.

01 giugno, 2008

Ma che bel castello.


Ma bello, sa? Non proprio vicinissimo, ma si sa, per trovare le cose belle si ha da fare un pochino di strada, fosse anche solo una mezz'oretta. Un castello vero, ristrutturato con rara maestria, ne sarebbero così felici i miei amici Architetti, piacerebbe, come dire. Siamo usciti a pranzo di domenica, non ci capita quasi mai, e ancora mai che ci inviti qualcuno, siamo sempre così tanti, e siamo sempre noi ad invitare, nel genere. E questi amici, che chiacchierano fitto e ci somigliano così tanto, che ci assaggiavamo le cose dal piatto, come si fa con chi proprio hai confidenza, mica con le persone che non sai. Bella domenica. Sarà l'aria del castello, e mi sa che qui ci torniamo, il gelsomino della siepe e le grate alle finestre e poi ha un nome così bello, ed è proprio un bel castello, marcondirondirondello. E pensare che non ho nemmeno bevuto.

La quiete.

Non che ci sia stata una tempesta, prima. O meglio sì, temporale e pioggerellina, ventaccio e venticello, sole rabbioso e sole a picco. Ma la quiete, quella ancora non c'era stata. Tempo stabile fisso sul brutto, ma a noi, che ce ne importa. Si rimane, quieti quieti, a scorrazzar figlioli di qui e di là, ora pure la Princi ci si mette a partecipare a feste dall'altra parte della valle, ma si può dire di no a due occhioni così? Si rimane, a preparare arrosti da primato, speziati e piccanti il giusto, per fare bella figura, signora mia, chè una fidanzata viene in visita pastorale, grande, stavolta, universitaria essa pure medesima e non biondina, stavolta. Con la Biondina Boccolissima, si dice, pare, si vocifera, ma notizie certe non se ne hanno, non dal Maturando, intendo e non faccia confusione, che è del Giovane Beato Holden che si parla, adesso. Insomma, un traffico, da cui non mi salvo. E quindi si rimane, nei pochi spazi di tempo quieto e tranquillo, a provare, con strabiliante successo, quello schema di scarpine che non mi riusciva neanche a piangerci. Ebbene, modestia a parte mi riuscì. Così, sforno e sforno scarpine, cucino, sorrido e sto quieta. Che, con il va e vieni di questi giorni, è un lusso, signora mia. Un lusso quieto, mi aiuti a dire.