31 maggio, 2006

Prima di cena.

Un bel momento. Un pò prima delle 20, tanto c'e ancora luce fino a tardi, l'inverno è cosa lontanissima oramai. Certo, bello non fa, ma per tutt'oggi c'è stata una luce strana di lampo non visto, come un raggio di sole che da un nascondiglio non trovato diceva, sono quì. Fuori, nel prato si gioca a pallone, si và in monopattino, sì, anche sull'erba, che male c'è?, si gioca col cane, si aspetta la cena, in quella serenità intatta che scandisce gli ultimi giorni di scuola. Il liceale tanto sereno non è. Ancora non è chiaro se i suoi pensieri sono turbati da greco e filosofia o piuttosto dalla fanciulla con gli occhiali che sorride nella foto di classe. Non indagherò. Ho cucinato un coniglio alla salvia, oggi và così. Forse arriveranno degli amici più tardi, le notizie di SkyTg24, la partita dell'Italia, magari qualche verbo di francese da ripassare, una comunicazione da firmare, un ricamo nel cestino, qualche pagina di libro. La serata sarà tranquilla, normale, semplice. Da manuale. Meglio, direi.

Variazione in corso d'opera.


Allora, per prima cosa: Kjaretta, Sigrid, Piperita e tutto il Simposio della cucina d'autore, cortesemente, non inorridite. Sono per le cose semplici e non mi vengono neppure tanto bene. Ho già prenotato una serie di lezioni presso ciascuna di voi, abbiate pietà. Si era detto Pollo al Curry. Egli, il Pollo, è diventato Pollo al Curry ai Peperoni, oppure Pollo ai Peperoni con Curry. Insomma, una miscellanea, ecco. L'aspetto è carino, invitante, il profumo anche. Vedremo se sarà gradito. Volete la ricetta? Ecco qua. Ci vuole il pollo, prima di tutto, una cipolla, uno scalogno, un pò di curry, un pò di peperoni gialli e rossi, sale e pepe. Beh, non è chiarissimo, ma visto che non faccio Olivier di cognome, fatevela bastare. Ho altre qualità, riconoscetelo in coro unanime.

Di rose e caprifoglio.

Bello, no? Anche se non è la festa di nessuno, anche se non è domenica, apparecchiare per bene fa bene al cuore. Poi, il pane fresco, un fiore del giardino dentro alla bottiglia della nonna, le tovagliette tricot style trovate ieri all'Oviesse, i piatti con l'anemone...Stamattina mi sono portata avanti. Ho dedicato un pò del mio tempo alla casa, ai miei cassetti con la rivoluzione francese al loro interno, al mio armadio simil saccheggiato. Lavori manuali e inusuali per sgombrare mente e cuore. Sul fuoco sfrigola tranquillo del pollo al curry, farò una pizza e una macedonia per i fanciulli che riedono da scuola fra non molto. Desperate Housewife? A piccole dosi, una volta ogni tanto, ha anche il suo fascino, come dire.

30 maggio, 2006

W il wafer.



Nel 1970 avevo 7 anni. Ero una graziosa bimbetta coi capelli lunghi, la Graziella e sono cresciuta con serie turbe psichiche per non avere mai avuto in dono il Dolce Forno. Son cose che segnano, c'è poco da fare. La merenda, all'epoca, non si sceglieva negli scaffali del supermercato, ma era la mamma a comprarla dal droghiere della piazza. Il wafer ha fatto così il suo prepotente ingresso nella vita dei bambini di allora. Il tempo dei Loacker era ancora lontano, c'erano soltanto due gusti, alla vaniglia e al cioccolato, ovvio, ed erano venduti in pacchettini rettangolari e sottili. Li ho ritrovati, in un discount. All'esorbitante prezzo di 64 centesimi di euro. Son soddisfazioni. Il wafer è beffardo. Gioca d'astuzia. E' un vero protagonista, un battitore libero, una primadonna. Non si può intingere, non si può spalmare, fa tutto da solo. Amministratore unico, il wafer trova il suo vero e assoluto tripudio in una semplicissima operazione che forse ho inventato io e che scuoterà le anime dei più. I puristi grideranno allo scandalo, ma son qui a confessarvi, in questa serata di fine maggio, che la scrivente conserva il wafer in frigorifero. E lo consuma a multipli di due, ben sposando il friabile con la frescura sottile, la morbidezza del ripieno con il rigore del ghiacciatino. Concetto difficile ma non difficilissimo. E di sicuro effetto. Consigliato per tacitare lievi arrabbiature con qualche z, riprendersi da una giornatina niente male, premiarsi un pochino. Male non fa. Alla sola condizione di non leggere le calorie. Il wafer, accidenti, ne ha una cifra vergognosa. Come farebbe ad essere così buono, se no?

29 maggio, 2006

Di mandorla.

Forse è un pò stucchevole. Forse troppo dolce. Forse un tantino appiccicoso. Ma buono, buono, buono. E' il profumo che ho comprato quest'oggi, e che ho eletto Profumo Della Stagione Duemilasei. Mandorlo di Sicilia, Acqua di Parma. Tutto sommato un bel pomeriggio, alla ricerca di un degno regalo per un architetto stiloso, qualche vetrina con l'Amica, incedere ozioso e borse di paglia introvabili ma va bene uguale. Il Mandorlo se l'è cavata bene, ha il grande potere di farti sentire una fettina di torta, una granita, un dolcetto da assaggiare. Sei lì che ti annusi i polsi e l'avambraccio e dice mmmmmh, che buono. Costo dell'intera operazione poco più di 30 euro, e il solito tripudio di campioni e regalie. Un bel programma per la serata, le cose brutte sembrano lontane e, forse, un pò meno brutte, dai. Sospiro, sorriso allo specchio, dopo una mano santa sotto forma di doccia. Gusto mandorla, per forza di cose.

Se telefonando.


Fate cognome e nome di chi ha detto Le Sorprese Sono il Sale della Vita: gli mando un mazzo di fiori. O un vassoio di paste. Lo stesso, figurato, certo, che ho ricevuto io questa mattina, intorno alle 10. Una caramellina dopo un trito di aglio. Una perla fra i sassi. Una pesca vellutata in un cesto di patate. Inaspettata, senza fronzoli, senza richieste specifiche, solo a dire, ho capito, sono qui, qualora.
Da adorare, lì per lì.

Must have.


E' vero, fa un pò spiaggia. Ma è il vero messaggio che serve, questa mattina. La sporta di paglia è da sempre il simbolo della bella stagione. Da ragazzina era un vero e proprio rito: ogni anno, si sceglieva il primo mercoledì di vacanza per un giro al mercato, a scegliere il cestino che avrebbe accompagnato la nostra estate quindicenne o giù di lì, lungo un fitto calendario di pomeriggi in piscina, a prendere il sole in campagna, sui greti del fiume, alla feste in collina. Da esibire, appeso al gancio del Ciao. Non è cambiato molto, nel contenuto. La borsa di una donna la dice lunghissima sulla donna medesima. Soldi e documenti, beh, ovvio. E poi, via alle scelleratezze. Fazzoletti di carta colorati,magari in un bella bustina tricot. Burrocacao dal gusto esotico, una scatola di Nivea, tonda e piatta, non il flacone, per carità. Aggiungerei un pareo colorato, l'Olio di Carita, abbronzante, protettivo, brillantinoso e profumatissimo, l'iPod e un libro nuovo. Può bastare. E vale per tutto. Per la spiaggia e per la panchina in città, sorvegliando un figliolo ai giardini o aspettando l'autobus. Stamattina, lunedì, giorno di mercato. Un cestino sciccoso è quello che ci vuole.

Reset.


Avrei una serie infinita di leggi da proporre al nuovo governo. Tralascerei l'obbligo, pena multe salatissime, di ogni cittadino italiano a lavarsi i piedi prima di sfoggiare calzature estive, che sembra un'ovvietà ma basta che vi guardiate per una mezz'ora intorno e capirete che di ovvio non c'è niente. Inoltre, suggerirei uno slittamento dell'inizio della settimana lavorativa intorno alle 10 del lunedì. Le 2 ore guadagnate potranno servire a fare il punto dela situazione, a vederci chiaro, a pianificare nel dettaglio la settimana. Le prime ore del lunedì mattina sono infatti le più odiose. Le cancellerei, semplicemente. Inoltre, introdurrei un bonus per chi ha passato un week end da paura, nel senso negativo dell'espressione: oggi, dedicatevi a ciò che più vi piace, giusto per rifarvi dalle 48 ore appena passate. Sarebbe bello. Questa che va ad iniziare è una settimana anomala, in realtà, con un ponte tra poco, e per chi come la scrivente bazzica per interposta persona ogni scuola di ordine e grado, direi che le vacanze sono praticamente già qui. Resta la fatica. Di tirarsi fuori, di programmarsi un'ora di palestra, per esempio, o anche solo di uscire di casa. Si comincia dalle piccole cose. Cambiando lo sfondo del deskstop, per esempio, e confidando che, la pace perfetta di un tramonto sul mare possa rispecchiarsi nella propria anima e resettare tutto il sistema. Funzionerà?

28 maggio, 2006

...è sempre domenica.

Poco impegnativa e nemmeno tanto bella a vedersi. Questa specie di assurda crostata all'arancia è tutto quello che sono riuscita a produrre ieri pomeriggio, con la ferma intenzione di farmi andare via quel peso sul cuore, quel tremare sordo, quella sorta di strabiompo che si forma proprio lì, come un bicchiere di acqua gelata dopo una caramella di menta. Difficile da spiegare. Ad ogni buon conto, cucinare male non fa. Toast per l'Universitario in pausa studio, pane e Nutella per un piccolo esercito di calciatori affamati e questa insignificante torta con la sfoglia pronta, mi hanno un pochino aiutato. Oggi non è che sia meglio. Ripeterò l'operazione. Lasagne al forno e melanzane, vediamo se cambiando gli ingredienti funziona meglio. E alla larga dalle caramelle di menta. Che non mi sono mai piaciute, da sempre.

26 maggio, 2006

Diavolo di una scopa.

Come tutti, ho i miei feticci. I miei riti. La mie piccole manie, o grandi non so. Per esempio, ci sono giornate in cui mi rifiuto di avviare il cervello, perchè non voglio ascoltare le cose che ha da dirmi, vuoi perchè non ho soluzioni a riguardo, vuoi perchè troppe sono le questioni, vuoi che non ne ho voglia punto e basta. Giornate così non sono frequenti, fortunatamente, ma stamattina, modestia a parte, era una di quelle. Inutile cercare di combattere, sarebbe fatica sprecata. Meglio assecondare, docili e mansuete. Così, scatta l'operazione Stand By, per la quale non occorre pensare. Vado ad illustrare, nientemeno. Si deve cercare in qualche modo di avere un'ora o due assolutamente libere. Meglio se con il telefono staccato. Le più esperte possono anche lasciarlo suonare senza nemmeno guardare chi è, ma siamo già alla fase avanzata. Si scelga una strada, non troppo centrale, non troppo trafficata. SI inzia dal civico 1 e si arriva fino alla fine, o al contrario, come si gradisce. E via. Senza neppure saltare una vetrina che sia una. Macellerie, tintorie, tappezzieri, farmacie e parafarmacie non avranno più segreti. Potrete ammirare varie foggie di pane, pentole, stampelle, vernici, offerte immobiliari, calzolai, fruttivendoli, Money Transfer, tabaccherie, orologi, giornalai, cineserie, brocantage e ferramenta. Senza avere il minimo pensiero. Scollegate, semplicemente. Le vostre gambe vi guideranno, il vostro cervello avrà tempo di resettare e la vostra anima di tranquillizzarsi. Non importa COSA, importa QUANTO. Sarei quasi tentata di brevettare questa terapia della cui efficacia io sono testimonial. Dopo, si sta meglio. Soprattutto se, alla fine di questo Tour del Nulla, ci si imbatte in un oggettino di rara bellezza. Investire una piccola cifra e portarsi a casa una scopa sciccosissima sarà la dimostrazione che la terapia ha funzionato. Attenzione, però. Con Pasquale Bruni non va bene. E' l'unica lacuna. Dovrò lavorarci, mi sa.

25 maggio, 2006

Profumo di rosa.


Basta poco, qualche volta. Per vedere le cose più chiare e forse meno gravi di quelle che sono in realtà. Ci vuole coraggio, una buona dose di autocontrollo che qualche volta mi manca, un pò di ottimismo. E credo proprio che, per dirla giusta, Leopardi avrebbe potuto fidanzarsi con me. Pessimista? Mannò, che vuoi che sia. Vedo solo tragedie immani, interpreto come segni del destino le cose quotidiane, percepisco come terrificanti episodi che sono di una banalità disgustosa. La cosa bella è che non sembra. Come dire, camuffo bene. Ma rendersene conto è già, un bel passo avanti. Così, oggi, in quell'ora di ozio puro che sta fra il pranzo e l'inizio del rutilante pomeriggio, ecco che mi sono fatta un regalo. Un bel mazzo di rose. Non già rose qualunque, e come se no. Ma le MIE rose, quelle inglesi, che stanno proprio lì davanti alla mia porta e che fanno salire il loro profumo fino alle finestre della mia camera, nei mattini di maggio. Hanno nomi sognanti: Diamond Jubilee, Blue Moon, Glamis Castle, Ametista. Mi piacciono perchè sembrano sempre un pò sfiorite, stropicciate, ecco. Non hanno affatto quell'aria aristocratica delle rose vere e proprie, quelle del fioraio, troppo stirate, così perfette da sembrare un pò finte. Le mie sembrano dire, eccoci qui, siamo qui per caso, ma nessuno può fare a meno di guardarci, passando di qua. Hanno invaso la cucina coi loro colori tenui di caramella. Nessuno farà a meno di guardarle. E di stare meglio, mi sa. Profumo di rosa, aroma semplice per anime semplici. Non male.

24 maggio, 2006

Regia salvia.

Bella è bella. Credo che sia l'unico esemplare di erba aromatica che amo, incondizionatamente, insieme al basilico. E' bella agli occhi, con i suoi fiori lillini, bella al tatto, vellutata e morbidissima. Bella al naso, col suo profumo delicato e persistente. Non si fa dimenticare facilmente. Rimane sulle dita per mezz'ora e più e se ne può beneficiare sulla strada di casa, dopo la personale sagra della ciliegia. La salvia rende regale anche i tortellini surgelati, i fusilli tristanzuoli al burro e basta, un pesciolino al forno che ha bisogno di un piccolo optional. Ne ho colto un rametto. Un mazzo di gladioli in un vaso di cristallo non farebbe lo stesso, incredibile effetto di questo semplice rametto in un bicchiere della Nutella col mio nome. Un passo avanti, verso il meglio.

Elisir alla ciliegia.

Niente di meglio dopo una giornata sulle montagne russe. Non quelle vere, ma quelle più sottili e striscianti, quelle che ti fanno lo stomaco a pezzettini e poi lo ricompongono e via così. Un verso sera sotto un albero di ciliegie stracolmo ha i suoi bei vantaggi. Prima di tutto devono piacere le ciliegie. E fin qui ci siamo. Dopodichè ci si avvicinerà con circospezione all'albero suddetto. Per ottenere il massimo dalla terapia le ciliegie andrebbero rubate, sissignori, sottratte mentre il contadino non vede, ma pazienza. Abbiamo libero accesso a questo prato dietro casa e siamo assolutamente nella legge. Ma tant'è. Esistono due scuole di pensiero. La ciliegia và colta con o senza picciòlo? Io appartengo alla corrente del con: adoro infatti il sordo impercettibile rumore che fà il picciolo quando si separa dal frutto. Stac! Sublime. Un capitolo a parte merita il nocciolino. I più lo sputano, usiamo i verbi giusti, con grazia all'interno del pugno chiuso nei pressi del mento. A chi, come me, ha avuto una giornata di penitenza, viene concesso, d'ufficio, il lancio con la bocca. Si possono eventualmente organizzare tornei di Sputo di Nocciolino, avendo cura di non includere dei veri fuoriclasse come la scrivente. Assolutamente outsider. Dopo aver consumato una congrua quantità che farà come minimo saltare la cena, ci si potrà accoccolare sotto l'albero, ascoltando i ronzii, i cinguettii e altre amenità. Gli occhi chiusi, il profumo della salvia che sta proprio lì, allontanerà per un pò i pensieri ingombranti che hanno fatto di oggi una giornata da cancellare. La ciliegia aiuta, lo sanno tutti. Si organizzano tour guidati con degustazione gratuita.

L'affitto del sole.




Si paga in anticipo.
Le cose belle si scontano, è una regola aurea, credo. Quando ad un certo punto hai davanti a te una strada in salita e all'improvviso le cose perdono forma, e se guardi dietro te tutto era lucido e sapeva di nuovo e di bello e di pace e di perfetto. E poi, d'un tratto, tutto sbiadisce e diventa pesante e difficile e dici ma no, non può essere che di colpo sia cambiato tutto così, e cerchi in te la forza di trovare una soluzione e uscire da una strada che sapevi difficile ma che così proprio no. Non sai cosa fare, non sai da che parte cominciare e dove si finirà. Hai un peso sullo stomaco e se ti guardi persino la tua faccia ha cambiato espressione e ti senti come se avessi un carico di mattoni sulle spalle che ti fanno sprofondare giù e ancora e ancora e dici ma no per favore, non così, non tutto insieme, sono io, sono la stessa di ieri, per piacere, non potete semplicemente farmi questo, ero lì, ero via e tutto sembrava andare nel modo migliore in assoluto, che cosa ho fatto, che cosa è cambiato, che cosa devo pagare...Troverò una strada, come sempre, troverò il modo, lo so, lo sento, ma adesso, per piacere, basta così. Non è molto, mi pare.


23 maggio, 2006

Sob!


Finito l'incantesimo. Rientrati. A Genova ci aspettava un cielo di pentola e un'aria bassa e pesante. Niente vento, niente profumo di fiori e di macchia, mare, certo, ma insomma, vogliamo paragonarlo? Comunque, la ripresa da una vacanza seppur breve. ha sempre un che di traumatico, in un certo qual senso. I ragazzi sono stati accuditi da un esercito, anche se esercito erano loro stessi medesimi, vieppiù. Hanno infatti invitato amici e amici degli amici, con l'allettante promessa di tornei diurni di calcetto, serali di Playstation, cibo buono e abbondante. Direi che è andata bene. Adesso, si riprende, per qualche settimana, o meglio, si inizia la fine d'anno scolastico, le recite, le feste di arrivederci. Malinconiche, appena appena. Con un accenno di pensiero alla sabbia, alla vela, ai surf, al sole, quello vero, caldissimo, reso frizzante da qualche nodo di maestrale. C'è di meglio? ci si chiede. Forse no.

21 maggio, 2006

Cadeaux.

Così, in francese. E' proprio il caso di dirlo. Sono oggettini di rara bellezza, a parer mio, e di squisita fattura. Francesi, appunto. Sono, nell'ordine: un pelapatate ( potrei lanciare un'altra idea, simile all'affaire del rigalimoni). E' a forma di giapponesino e ha una scopettina sulla testa. Delizioso. La grattugia invece, è una damina. Vero pezzo forte della questione tutta, la scopa e la paletta. Riduttivo chiamarle col loro nome, in realtà sono talmente belle che sarà difficile usarle per la loro vera funzione, e , qualora accadesse, sarebbe davvero un monumento alla sciccheria, all'eleganza, alla perfezione massima. Sono di Pylones, ovviamente, made in France. Regalati a me dalle mie Amiche, che condividono questa breve e splendida vacanza di tarda primavera o inizio estate, che dir si voglia. Le Amiche del cuore, quelle delle confessioni, dello scialo e del quotidiano, delle cene, dei viaggi e dei magoni, della spesa e del cinema, dei figli e della vita. Loro. Le ho ringraziate coi lucciconi, ci vuole poco, in realtà, mi commuovo sempre quando qualcuno ha un pensiero gentile e inaspettato per me. Mi conoscono come i loro cassetti. E come i loro cassetti, sanno che ogni tanto, anche io ho bisogno di una ripulita, una riassettata, una spolverata e via. Sanno, insomma. Tutto o quasi. E sanno che, alla prossima pastasciutta insieme, alla fatidica domanda Come Posso Aiutarti?, indicherò loro, con finta indifferenza, gli oggettini menzionati. La classe, ribadirlo non fa male, si vede anche sbucciando una patata. Sacrosanto.

19 maggio, 2006

Villa con piscina.

Non già come quella del Cavaliere. Ma una piscina vera e propria. Per pennuti, però. Il delizioso uccellino male si distingue in quella minuscola pozza d'acqua, ma comprendetemi, ho dovuto fare tutto pianissimo e da lontano, altrimenti volava via. Si è impossessato di questa pozzangherina sul prato appena spuntato, e si è fatto un bel bagno. Tenerissimo. Unico esempio in quest'isola dove non occorre licenza edilizia, dove tutt'intorno non si possono piantare ulivi secolari e dove non ci sarà una parata di belle scosciate, portaborse e sconfitti in bermuda e bandana. E soprattutto, dove non entrerà mai la Forestale per un'indagine. Gran bella soddisfazione.

Semplice.


Sono spuntate sulle rocce del giardino. Non si sa da dove e non si sa come. Sono bottoncini vellutati, un pò viola un pò rosa. Semplici e bellissimi. Non c'è il sole quest'oggi, ma una brezza leggera che scuote appena gli ulivi e i corbezzoli e porta un profumo di muschio e di mare, di mirto e di erba che si sente solo qua. Un pò fuori dal mondo, senza televisione e quotidiani, una sbirciata controvoglia alle notizie, ma velocemente, per paura di scoprire qualcosa che rovini un incanto così. Niente di speciale. Ma lo speciale, qualche volta, è il normale, il tranquillo, il più semplice che c'è.

18 maggio, 2006

Work in progress.

Colazione da Tiffany?


Non esattamente. Non ho un abito nero e i guanti lunghi, occhiali Chanel e caffè Starbucks in mano. E non sono a New York. La meraviglia, però, quella c'è. C'è un cielo di seta sopra di me, e mirto e gerani e salvia e verbena. E un mare di pastello proprio lì, non lontano. C'è silenzio, e sole, e una specie di pace quieta che mi fa stare bene. Tiffany è lontano. La felicità, quella semplice del cuore, forse no.

16 maggio, 2006

Let's take a cake.


Abito in un villaggio. Non una città, non un paese, neppure una frazione. Un villaggio vero e proprio. Di quelli lontani il giusto dalla città, ma che se anche ti sei dimenticata qualcosa facendo la spesa, non è il caso di farne un dramma: hai un esercito di vicini pronti ad esaudire ogni tua richiesta, a patto che sia legittima, non sporchi e non faccia rumore. Ho un'amica che sta dall'altra parte del villaggio. Detto così sembra un pò Quella casa nella prateria. In effetti, un pò lo è. Sapeva che avevo avuto una mattinata avventurosa e così, mi ha fatto dono di questa torta. Sbranata dai figli a colazione, mi accingo a riportare fedelmente la ricetta. So che da qualche parte stanno rifacendo il remake di questo telefilm, pietra miliare delle programmazioni telesivise ancora lontane da veline, tronisti e trenini di Buona Domenica. Proporrò lei, nella parte di Laura Ingalls. Moglie esemplare, perfetta padrona di casa e ineguagliabile preparatrice di torte, da donare ad amiche stordite e smemorate, una sera di metà maggio. Anche se non siamo a Walnut Grow, Minnesota.
La torta di Natalia.
250 gr di farina
100 gr di zucchero
125 gr di burro
mezza bustina di lievito
1 uovo intero
1 cucchiaino di miele

Impastare velocemente gli ingredienti, il burro va fuso a fuoco lento. Preparare due dischi e stenderli sovrapposti su un foglio di carta da forno, dopo aver farcito con marmellata o Nutella, oppure, marmellata e mele. Infornare a 180 gradi per mezz'ora , spolverizzare di zucchero a velo e servire, voilà.

Di estrema facilità, ottima per una chiacchiera in giardino, per una merenda estemporanea e per far felice un'amica storneggiata. Grazie, Natalia.


15 maggio, 2006

Fragole stordite.


Certo, non è grave. Ma fa pensare, quello sì. Stamattina ho provato una sensazione difficile da spiegare, così complicata che anche a ripensarci mi ritorna. Ho dimenticato. Ho resettato. Ho riavviato il sistema, non so come dire. Per quei 3 minuti, o erano 10 o pochissimi secondi, non ho ricordato. Non ho saputo. Il mio cervello è stato come risciacquato, spolverato, scollegato. Non mi sono ricordata del codice del bancomat nè di dove avessi messo la macchina. E più mi ripetevo 3,2,5 no, aspetta, 3,5,2, no anzi 2,3,5 , mi assaliva una strana sensazione di paura, ecco, vedi, non ricordi più nulla, la cassiera mi guardava e io piangevo, come una perfetta cretina, Non Lo Ricordo, Mi Dispiace, e piangevo, si può essere più scemi? e mi dicevo ma come diavolo fai a non ricordarlo, lo componi, ahimè, tutti i giorni. Il terrore, quello vero. Che mi succede, che mi succede, che mi succede, e più digitavo e più arrivava, bastarda, la scrittina sul display, Errore Di Sistema. Una brutta mezzora. Subito a pensare a gravissime disfunzioni del mio sistema neuro vegetativo, della corteccia cerebrale, l'inizio della fine e altre amenità. Un classico. Servirà una cura. La stessa che mi ha salvato questa mattina: la Magna Carta di Credito di mio marito. Da usare a sfondo, arandola, in almeno 3 luoghi diversi. Lo so che con lo shopping sfrenato non si risolve nulla o quasi, ma almeno quella, beata fra le beate, il codice non ce l'ha. Mi sacrificherò. In nome della Scienza, lo ben si intenda.

Quello che ci vuole.


Per cominciare un'altra settimana, forse un cappuccino ben fatto può aiutare. Magari con un disegnino, o senza schiuma, o tiepido e d'orzo. La colazione del lunedì, in effetti ha un che di sacro, se si considera che da quella dipenderà probabilmente, non solo l'esito della mattinata ma di tutti i giorni a venire. Accompagnata da croissant o da biscotti, sia essa fatta a casa o al bar, concediamo alla nostra primissima colazione un'importanza speciale. Mescoliamo con religiosa precisione, sforzandoci di non cominciare, qui e adesso, a stilare la lista delle cose che avremo da fare, divertenti o noiosissime, la grane che avremo da risolvere, gli appuntamenti, le spese, le cose, insomma. Se però proprio non se può fare a meno, avremo una lieta sorpresa se, sempre mescolando o soffiando, alla scheda Mercoledì, il nostro cervello ci riporterà, scritto in rosso, un bel SI PARTE. Non importa per dove, qualche giorno di vacanza sono da sempre un regalo inaspettato, ambito, desiderato. Un lunedì mattina in fondo non male, si visualizza velocemente che cosa portare, che cosa comprare e il nostro cappuccino diventa, d'improvviso, incredibilmente più dolce. E noi con lui.

14 maggio, 2006

Oh, mamma.


Alle mamme che scrivono, a quelle che leggono, a quelle di uno solo e a quelle di cinque, oggi, comunque, buona festa della mamma.

13 maggio, 2006

I bambini non muoiono.


Sono di zucchero. E di pane, anche. Un pò di burro. Sono latte e biscotti, sono pappa spiaccicata e sparsa. Sono gengive lucide e occhioni, sono respiro di notte, sono la luce accesa per non avere paura. Sono il triciclo e la bici a rotelle, il bavaglino col nome, i sandaletti coi buchi e la sabbia che pizzica. Sono secchiello e paletta, il cappellino per il troppo sole, bikini a quadretti e tonnellate di crema. Vomitano nelle curve, camminano a gattoni, sono a puntini col morbillo. Scrivono mamma sei bellisima con una sola s, raccolgono fiori senza il gambo.Sono il ciuccio attaccato col cordino, le gocce per il naso, la citronella per le zanzare. Sono la febbre a 40, sono il primo giorno d'asilo, sono l'autoscontro, quello piccolo, al Luna Park. Sono succo di frutta e Plasmon, sono nascondersi dietro le tende, sono scivolo e altalena, sono Lego e bambole che fanno la pipì. Sono abbracci e coccole, sono carezze di borotalco, sono bagnetti e accappatoi con le papere. Sono la tenerezza, il caldo e il morbido, il dolce e l'assoluto. Sono manine appiccicose e piedi infangati, sono paura del tuono e Strega Comanda Color. Sono formaggini e camomilla, mal di pancia e sbadigli, a strofinarsi gli occhi prima di dormire. I bambini non li ammazzano. Non con le pale nei viottoli di campagna, non coi sassi o chissà che, nel lettone. I bambini non li ammazza la mamma a scrolloni, il papà perchè piangono troppo. I bambini nascono, il fiocco alla porta e le smorfie dal vetro, a scommettere a chi somiglia. Non li fanno fuori a calci e pugni quando ancora sono lì, nella mamma, e li sotterrano e poi li vestono, come vivi, ma vivi non sono e morti nemmeno, può morire una cosa che non ha visto un solo secondo del mondo che c'è? I bambini non li rubano, non li vendono, non li trattano da grandi per far loro del male, i bambini non li uccidono, i bambini non muoiono, vero mamma?
Invece sì, amore mio.

Il sabato del massaggio.


Non è una cattiva idea. Anzi, non la è proprio per niente. Dedicare questo fine settimana a una piccola remise en forme, visti i precedenti e i successivi, ivi compresa l'imminente vacanza, è una cosa che fa bene al cuore, allo spirito, e perchè no, al giro coscia. Tornita dalle massacranti ore che abbiamo passato in piscina a sguazzare, in palestra a pestare, sollevare pesi e macinare chilometri sul tapiro, sotto lo sguardo assatanato del nostro Personal Trainer, la coscia non avrà che da ringraziarci se la cospargeremo prima di scrub, poi di fango alle alghe o a qualche altra diavoleria, e infine della sua bella cremina rassodante. Meglio sarà, a tale proposito, fuggire dal peccato incombente e dalla vanificazione pressochè totale di tale pratica: il Week End. Esso nasconde insidie ben note: l'aperitivo in terrazza, quello classico, olive e Martini a celebrare la semplicità e la classe, un Mamma Mi Fai Pane e Nutella, una focaccia di Recco, un dejeuner sur l'erbe...Fuggire, fuggire da simili barbare tentazioni, eroicamente. E se proprio non se ne può fare a meno, ma sì, un'oliva male non fa. Avendo cura di occultare furtivamente le prove. Il nòcciolo, accidenti!!!

12 maggio, 2006

Da un'altra parte.


Potrebbe essere dovunque. A Parigi come in un cinema, a una recita scolastica, fosse anche un mercato o in fila alla posta. Ovunque, tranne il posto dove sei. E magari avevi anche voglia di uscire, in fondo è venerdì e si è già un pò in vacanza. Ma improvvisamente tutto svanisce, la tua allegria, la tua voglia di sorridere e di fare qualcosa. Rimani lì, a niente fare, a sfogliare una rivista controvoglia, a voler andare sì ma dove, a stare lì. L'entusiasmo che hai adesso potrebbe essere lo stesso che ci metti per comprare un'aspirapolvere o portare il piumone in tintoria. Meno di zero. Cosa fare in questi casi non è scritto da nessuna parte, nessun manuale, nessun libretto di istruzioni. Se esistesse, lo comprerei.

11 maggio, 2006

Nata di maggio.


Arrivata da poche ore. Aspettata da uno stuolo di fratelli e sorelle, lenzuola candide e tutine, pugnetti chiusi e smorfie buffe, borotalco e mustela. La tenerezza più grande del mondo, il solo momento in cui una donna si sente invincibile e perfetta, immortale quasi. E brava, bravissima, per avergli fatto due mani e due piedini di zucchero, e cinque dita in ciascuna mano e un cuore e un cervello e i capelli e gli occhi e il fegato, e le orecchie. Tutto quel che serve per il mondo. A Benedetta, alla sua mamma, al suo papà e a quel meraviglioso plotone di fratelli e sorelle, un pensiero speciale, stasera. Adesso che compie già cinque ore, che c'è stato il sole tutto il giorno, benvenuta a questo mondo. E che tu abbia una vita semplice e leggera, serena e dolcissima, rosa di maggio, è quello che sei.

C'era una volta un re...


"...seduto sul sofà, che disse alla sua serva, raccontami una storia, la storia incomincio'... "Non so come incomincia, in realtà, ma so come continua e ho come il presentimento di come finirà. Brutto da dire, questa Storia ha perso lucido, si è come scolorita, spenta. E' una Storia dolorosa. Una delle famiglie dorate italiane e mondiali, i Kennedy di casa nostra, in un certo senso che come i Kennedy, hanno alternato grandi fasti a grandi miserie, non in senso economico, si intenda bene, splendori a bassezze, perle a fango. Una Storia di eleganza e compostezza, di suicidi da viadotti, di divorzi, di sindacati e cassaintegrati, di felpe e di coca, di Juventus e di Ferrari, di figli veri e presunti, di orologi su polsini e cravatte fuori dal maglione. La Storia che sappiamo tutti, che abbiamo letto sui giornali di gossip, con un pò di quel morbido sadismo, bonario peraltro, che accompagna queste cose, lo si sa. Fango sui diamanti, insomma, ancora una volta, per un'altra puntata di questa Storia Infinita e Infinitamente Triste. L'affaire Juventus non mi convince tanto. Forse perchè ho il cuore troppo tenero e perchè a fondo non ci sono andata, forse perchè ho sposato un uomo che era già sposato con la Juventus, e quindi non potrei essere imparziale, ma non mi addentrerò nella questione, non è campo mio, ecco. Ma ieri sera in televisione, ho visto l'uomo distrutto che tutti dicono essere potentissimo e corrotto, che hanno vilipeso e polverizzato in una mezz'ora, come è divertente fare quando le cose non girano più...Altare e polvere di una dirigenza fortemente voluta dal Re. Cosa c'è dietro? Sono forse i figlioli discoli che litigano per un trenino? Chi è il burattinaio di questo teatrino viaggiante, chi il regista di questi ritrovamenti in letti scomodi, ad annusare illegalità, chi l'intercettatore di una richiesta in fondo legittima, Voglio il Migliore? Nessuno lo saprà mai. Quello che sconvolge è la prima pagina, la vendetta, la soddisfazione alla rovina altrui, una partita a scacchi con persone vere, io mangio la Torre, tu mangi il Cavallo. Scacco al Re.

10 maggio, 2006

Lo sguàzzaro.

La parola non compare in nessun dizionario della Lingua Italiana, lo ben so. Ma rende l'idea. E' un lombardismo, un diminutivo della parola sguàzzarone, che sta ad indicare, nel linguaggio comune della bassa Pianura Padana o, per meglio dire, dell'Oltrepò Pavese, famoso in tutto il mondo per vino, riso e fanciulle sventole, un acquazzone. Quello che c'è stato oggi verso le 16 dalle mie parti era, per l'appunto, uno sguàzzaro. Non una pioggia, non un temporale, non una grandinata, non una bufera. Lo sguàzzaro si compone in massima parte di goccioloni grossi come uova, che fanno sbat sbat sui vetri, un leggero fumo sull'asfalto, bolle nelle pozzanghere. Per godere appieno dei benefici ci si deve trovare senza ombrello: lo sguàzzaro, si sa, arriva d'improvviso. L'effetto più straordinario lo si ottiene se ci si trova sotto una bella tettoia di plexiglass o alla fermata di un autobus. In moto è veramente il top. Ma anche a piedi si riesce a fare un bel lavoro. Ci si ritirerà senza un solo millimetro quadrato asciutto, i capelli grondanti, i pantaloni incollati e un odore di pioggia. La pioggia sa di fungo, lo sanno tutti. E un pò di metano, anche. Urge quindi un bagno rigenerante o una doccia veloce, avendo cura di scegliere un fragranza fresca e profumata. Asciugarsi con cura. Spioverà.

La nespola.


Attraente, certo non è. La vedi lì, sul banco del mercato, e dici ma sì, compriamola, ma senza un vero slancio, in verità. La compri perchè le arance non ci sono più e le pesche non ci sono ancora e le ultime fragole che hai comprato erano muffosette e mollissime. Le metti con cura in una ciotolina e le porti a tavola. Poi, scopri che in effetti la nespola ha i suoi fans. I ragazzi si ricordano di quando piccini facevano a gara a piantare i noccioli lucidi e bellissimi, per vedere quale per primo avrebbe messo le foglioline. E poi, accidenti, la nespola è pure buona. Bipartisan essa pure, come la Macina, umile e senza pretese, povera di calorie, non bella ma un tipo, come dire. Qualcuno ci ha fatto pure la marmellata. Una meraviglia. Forse anche il nuovo Presidente della Repubblica sarebbe felice se, per festeggiare e complimentarmi, gliene mandassi un cestino. Ma non so l'indirizzo. Se scrivo Montecitorio e basta, arriverà?

Sospesi.


Si sta così. Indecisi, non definiti. Sospesi, appunto. Tanto per cominciare, Marini o Napolitano. E già lì. E poi, primavera o autunno inoltrato? Anche se qualcuno di folle sibila contro tutti che è già estate. Integrale o di semola. Fast food o giapponese. Fusilli o penne. Intero o bikini. A mano o tracolla. Sandalo o sneakers. Margherita o napoletana. Gucci o Chanel. Libellula o camelia. Aereo o traghetto. Lampada o lettino. Aquagym o PowerPlate. Bufala o fiordilatte. SUV o station wagon. Parigi o Londra. Modulo o tempo pieno. Classico o scientifico. Pomellato o Damiani. Fax o mail. Righe o quadretti. Jeans o tailleur. Pamplelune o Issey Miyake. Palpitant o Beige Naturel. Cavalli o Parasuco. Spremuta o succo. Caffè o marocco. Omnitel o Tim. Orzo o farro. A mano o in lavatrice. Pritt o Coccoina. Nokia o Samsung. Ordinaria o prioritaria. Biro o matita. Gomma o bianchetto. Coca o Pepsi. Ricotta o Jocca. Bianco o nero. Rai o Mediaset. Pesca o pera. Golf o tennis. Vitamine o lievito di birra. Normale o brasiliana. Tinta o hennè. Città o campagna. Diesel o benzina. Gasata o naturale. Carta o bancomat. Pinzatrice o graffetta. Mutanda o boxer. Bagno o doccia. Cinema o teatro. Normale o balsamico. Zenzero o curry. Decolletée o ballerina. Rolex o Swatch. Juve o Milan. Fotocopia o scanner. Sù o giù. Mah! Per me che non sono per le indecisioni, che il dover scegliere mi crea un'ansia sottile e un pò di batticuore, che nei negozi non provo mai, se non gli occhiali, a centinaia, per me che visto e piaciuto è una regola aurea, beh, diciamo che tutta questa sospensione un gran bene non mi fa. Proprio per niente, oserei dire.

09 maggio, 2006

Dimenticare.

"I giorni. I giorni e le notti che ho lasciato scorrere via, consumato, nel tentativo di dimenticare. Tutto per convincere me stessa che niente era successo o che, comunque, non aveva lasciato tracce visibili. La disperazione al femminile è così sottile, non si nutre di alcool, sigarette e notti assurde, è fatta di piccoli ricordi pungenti, nostalgie improvvise. Il tuo maglione azzurro, il tuo giocherellare con le chiavi, il suono della tua voce. Ho voluto dimenticare per il gusto fuori moda di sentirmi ancora una volta "donna dal cuore spezzato" al contrario di quello che sono, buffa sedicenne ferita per quanto lo posso essere e credo non molto, benchè il mio modo di soffrire sia così credibile e autentico. Quasi vero. Ma ci sono riuscita ad annullarti per quello che eri, così quando ti incontro sei sempre tu ma non così tu, e le tue mani non sono più tenere ma solo mani incerte di mezzo bambino. E ora litigo con me stessa perchè ho raggiunto il mio scopo, ho perso tanto di te e in poco tempo, sarebbe passato lo stesso ma per mesi ancora ti avrei guardato con dolcezza, magari solo per giorni, ma che bei giorni di amore finito sarebbero stati. Ancora una volta ho imparato qualcosa e soffro perchè non soffro più e forse la prossima volta sarò meno assurda e più pratica. Speriamo di no."
Beatrice Masini, Cormano, Milano.
Era il 1977. O 79, non ricordo. Le ragazze, all'epoca avevano le gonne a fiori, le camicie di Fiorucci e la cinghia per i libri, quella di elastico. Leggevano Doppiovù e l'edizione italiana di Glamour, che si chiamava Lei. L'ho comprato dal primo numero. Perchè fra le rubriche ce n'era una che raccoglieva gli scritti delle lettrici e pubblicava i più belli. Ne hanno pubblicato qualcuno anche a me. Molti però erano di questa ragazza. mia coetanea. Non la sopportavo molto, perchè un mese sì e uno no, gli scritti erano quasi sempre a firma sua. Il suo nome mi è rimasto in testa. Così come questo, il più bello, secondo me. che ho letto e riletto centinaia di volte, fatto mio e scritto sui diari delle mie compagne quando venivano mollate dal fidanzato di turno. Ma, benchè la rivista Lei sia sparita nel giro di due anni, devo riconoscere un discreto fiuto alla redazione.
Beatrice Masini, quella che come me mandava gli scritti alle riviste perchè era carino vederli pubblicati, per ritagliarli e incollarli da qualche parte, è diventata una scrittrice. Ed è lei la traduttrice di Harry Potter.
Non so se mi spiego.
E, a mille anni da quel Dimenticare, che forse neppure lei si ricorda più, complimenti. Complimenti vivissimi.
Qualcuno glieli faccia arrivare, per favore.

Aces in their places.


In fondo, è stata una mattinata avventurosa. Gli attacchi di Chinotto, il nascondersi nella stampante, la visita dal veterinario per le vaccinazioni, insomma, Philadelphia è sfinita. Quale posto migliore di una poltrona morbida e accogliente, per riprendersi?

Parlami.

Parlami.Non importa di cosa. Parlami col vento che sbatte sulle finestre, con il rumore delle foglie e il ronzio tranquillo della lavastoviglie giù in cucina. Parlami di quel che sai e che anche io, di quello che immagini, che vorresti. Dei sogni, quelli che svaniscono al mattino e quelli che invece si ritagliano e si conservano, piegati in quattro nel portafoglio, tra i soldi, la carta di credito e un biglietto del metrò di Londra. Parlami delle volte che hai paura e fai finta di no, che vorresti un pò piangere ma che non si deve, delle cose che ti fanno male e di quelle volte che invece sei così felice che non ti sembra vero che sia proprio tu, qui e adesso. Ti ascolto. Ti ascolto anche se ho sonno ed è già tardi, ti ascolto anche se piove, se devo andare, se sto facendo tre cose insieme e mi chiamano in dieci e ho la testa da mille altre parti diverse da qui, anche se non ho voglia di rispondere e forse rispondere non so, anche se devo pensare, anche se mi viene da urlarti di tutto, anche se. Tu, parlami.

Uno soltanto.


Bellissimi da vedere, tutti insieme. Le cioccolate Lindt Excellence. Un vero turbamento.La cosa che più sconvolge, in realtà, sono che te le compreresti proprio tutte. Quello al limone, all'arancia, al Grand Marnier, quello fondente e al latte insieme, mai visto, quello alla menta. E' buona norma astenersi. Guardare e non toccare, si sa, è un dogma da seguire, assolutamente. Però, a vederle così, tutte belle allineate, ordinate, educate, graziose, con il loro bel packaging sobrio e sottile, una certa voglia ti viene eccome. Ci si aggirerà per gli scaffali stracolmi di ovetti e di Lindor rossi e blù, si infileranno non viste le mani nel mucchio delle caramelle fondenti alla frutta, per poi tornare lì, davanti a loro e dirsi che sì, in fondo, un regalino per i bambini male non fa. Si comprerà quello all'arancia e mandorla, fondente al punto giusto, che piace a tutti. Quello alle menta per un Infante, quello alle nocciole per il tuo consorte. E poi, si penserà. Beh, in fondo, che male faccio? Si prenderà la tavoletta più bella, quella più cool, quella col disegno violetto e le scritte un pò inquietanti, Noir, Edition Limitée... Si penserà che lo sportello della credenza è arancione e che in fondo non ci sta nemmeno male all'interno. Viola e arancio sono da sempre una buona cosa. Si prometterà a se stesse e una mezza dozzine di santi e affini che se ne consumerà un quantitativo ragionevole, un quadrettino al giorno, così, senza pensarci tanto sù. Myrtille Intense, mai visto prima. Ci darà un piacere sottile, innocentissimo e paradisiaco.
E che il mio personal trainer non lo sappia mai.

Fulmini e saette


E anche una manciata di grandine, che male non fa. Ho idee confuse riguardo al temporale. Non so bene se amarlo: di un amore assoluto, che mi fa venir voglia di uscire in giardino e prendermi tutti quei goccioloni addosso, e sentire il profumo, perchè, lo sanno tutti, il temporale ha un suo profumo ben preciso, che sa un pò di acqua fredda e un pò di garofano, un miscuglio, ecco. Oppure se averne un pò paura, tirarmi il piumone fin sopra la testa e sbirciare fuori solo un pò, Direi che mi piace. E poi, che cosa bellissima guardare le foglie. Perchè le foglie, col temporale, cambiano colore. Diventano da verdissime ad argentate. Molto chic. Il temporale di stanotte (o era stamattina?), è stato veloce e intenso, come lo sono in genere i temporali d'estate. E questo mi fa pensare che ho avuto ragione a fare incetta di costumi e parei anche se in giro ci sono ancora stivali e piumini. Signore e signori, sono felice di annunciarvi che, ufficialmente, estate lo è per davvero. Meraviglia.

08 maggio, 2006

L'australopiteco.


Cominciare la settimana ripassando in macchina l'australopiteco con l'Infanta, si può riassumere in un'unica frase: Cominciano Bene. I lunedì mattina a Villa Villacolle, di solito hanno un che di traumatico. Stamattina, affatto. Tutto era di una calma sospetta, tutto era al suo posto, nell'incastro delirante di zaini, merende, libri, e chi prende chi. Non sapevo che mi aspettava Lui. L'australopiteco. In fondo, il lunedì mattina alle 8 è cosa nota, ancora non si è del tutto collegati e anche una mezza paginetta di terza elementare può rivelarsi di una difficoltà ciclopica. Ma non è stato grave. Dopo il week end tranquillo, dopo i vari Moggi peccatori, gli Elkann col maglioncino, la trasferta all'agriturismo dal nome romantico, con le ortensie e i cavalli, direi che, concentrarsi per un quarto d'ora non è cosa da poco. Ma non è importante. L'Infanta saprà la lezione cantando, le sinapsi celebrali avranno ripreso a funzionare a dovere, e si sarà capito che in fondo, a voler ben guardare, forse loro del tutto estinti non sono affatto. Gli australopitechi, intendo.

06 maggio, 2006

Il perchè.

Ci sono pomeriggi strani. Che ti vengono le domande più assurde, le risposte, qualche volta, i non so molto più spesso. Pomeriggi di sabato, la giornata mondiale Dell'Ognuno Fa Quel Che Vuole, SIA leggere sul divano, con un occhio alla tv, un altro alle mail, un altro agli altri abitanti della casa, che sono tanti, e fanno sembrare questa, più che una casa, appunto, un ostello della gioventù, con telefoni, telefonini, satellitari e computer e msn e segnali di fumo e piccioni viaggiatori e missive con ceralacca e bigliettini sotto alla porta e urla dalla finestra Vengo Giùùùùùùù, Ma Ce L'Hai Il Palloneeee?e cose del genere, SIA (un bel respiro) che so, guardare fuori dalla finestra e pensare e basta. Il giorno dei grandi perchè, delle domande bizzarre, sul senso cosmico della vita in sè medesima. Il delirio.
  1. Perchè si devono leggere i quotidiani al supermercato, che poi lo leggi e stropicci e hai voglia a cercare di piegare ma lo lasci lì tutto molliccio e schifoso e sembra vecchio di settimane e invece è il giornale di oggi, non ce l'hai 1 euro per comprarti il giornale?
  2. Perchè ad un certo punto dell'anno certe donne decidono che si devono mettere le calze a rete, perchè "con" fa caldo e "senza" non si deve, ma li abbinano in maniera improba e dire che è di gusto barbaro è insignire Teodorico re Dei Goti del Titolo di Grand'Ufficiale della Repubblica Italiana?
  3. Perchè la gente saluta con SALVE, che tradotto vuol dire, non ti ho riconosciuto, non mi ricordo chi sei e non mi interessa e non so se ti dico buongiorno o ciao e allora mi salvo con salve che faccio sempre la mia bella figura e poi magari chiederò spiegazioni?
  4. Perchè certi uomini vanno in giro con l'auricolare nell'orecchio che sembrano appena usciti da Star Trek e fateci caso, più sono brutti e più ce l'hanno?
  5. Perchè i maschi italiani di razza bianca, età variabile dai trentacinque ai quaranta che guidano i SUV hanno sempre quel ghigno beffardo stampato sulla faccia, parcheggiano come Holer Togni e al semaforo se ti affiancano ti guardano come dire, Guarda Bambina Quanto Sono Fico?
  6. Perchè le impiegate della posta del centro sono truccate come Marylin Manson e più sgarbate di Valeria Marini e ti dicono altezzose, Deve Mettere La Data, anche se loro hanno la penna in mano e ci impiegherebbero un pico secondo a farlo loro?
  7. Perchè ci sono commesse che vendono Prada e se la danno come se facessero Prada di cognome e Paris Hilton di secondo nome, e che c'è da giurarci farebbero errori di grammatica anche a scrivere il loro nome, quello vero?
  8. Perchè il pollo arrosto dell'Esselunga è così buono?
  9. Perchè quando fai benzina in autostrada e sei da sola ti chiedono se l'olio e le gomme sono a posto e ti lavano il vetro o fanno finta, mentre quando sei con tutta la Regia Famiglia, incluso l'Imperatore Maximo, non ti si filano per niente e nemmeno ti dicono buongiorno?
  10. Infine, perchè, perchè, perchè non sono in grado di far vivere per più di due settimane scarse una modestissima piantina di primule?

Pensavo a questo, in un sabato ozioso, quando i figli sono tutti destinati e tu puoi finalmente dedicarti alle cose che ti piacciono di più, senza orario, senza impegni, senza niente, che potresti anche immergerti nella vasca da bagno con l'essenza di rosmarino di Hafa Cafè e la musica pianissimo, che potresti decidere anche di andare al mare, quello vicino, o di dormire, o di scrivere o fare una torta, senza che nessuno ti interrompa a metà, ti bussi, ti chiami, ti suoni il telefono, arrivi l'omino dei surgelati, il postino o la vicina che ti chiede un uovo. E la mente può andare scioltissima dove vuole, a ieri, a domani, a fra 3 anni e fra 10 minuti, e niente, in assoluto può turbare questa estasi semplicissima. Nemmeno 10 perchè, cacciati alla rinfusa, così, senza rancore.

Il mio nome è Adelphia. Phil Adelphia.


Sono arrivata solo ieri. E' una casa piena di scale, di cuscini morbidissimi, con un cane enorme, e un sacco di bambini, di varie misure. Ho visto transitare altri miei simili, un pò più grandi, ma innocui, fino ad ora. Speriamo bene. Tutto sommato questa casa già mi piace. C'è sempre la musica, qualche volta urlano ma si sta piuttosto bene. Hanno riservato per me un cestino dove riposare, due ciotoline di porcellana e ho libero accesso al divano. Mi hanno chiamato Philadelphia, per il mio colore candido. Erano indecisi tra Osella e Panna, ma poi la bambina dolcissima che mi porta con sè sempre e mi fa la tana coi cuscini, ha deciso. Direi che mi è andata bene. Quando sarò più grandicella, desidero un collarino di un bel lilla chiaro, che ben si intona ai miei colori. Ma senza campanellino. E' così volgare.

05 maggio, 2006

Siccome immobile.

Che il 5 maggio, quest'anno sia di venerdì, è una gran bella cosa. Personalmente non ho mai stimato tanto il povero Bonaparte, nonostante abbia avuto un ruolo piuttosto importante in quella che da dieci anni è diventata la mia città. Va meglio con Manzoni, che ho letto con gusto a scuola, raro, lo so, ma mi sono appassionata alla saga Mondella Tramaglino e so a memoria alcuni Inni Sacri, è davvero tanto disdicevole? Ma oggi, anniversario della dipartita del buon Napoleone, in qualche modo va commemorato. Resta da decidere in che modo. Io, un'idea ce l'avrei. Decisamente, è estate, più o meno. Non foss'altro per le allergie da pòllini incombenti e per le vetrine, e anche per il sole, velato o meno, a seconda dei giorni, ma dai, siamo ottimisti, è estate, punto e basta e finiamola lì. So che Napoleone sarà felice, a modo suo, amante com'era del lusso e delle cose belle, se lo ricorderemo in un modo, come dire, inusuale. Costumi!!!!! Da spiaggia e da piscina, interi o bikini, tutti tempestati di pietre preziose, o rigorosissimi in tinta unita, sexissimi o castigati, da bosco e da riviera, da diavolo e acqua santa, da yacht e barca a vela, da isola o spiaggiona. Merita un attento esame, come sempre, la collezione Fisico,per rimanere sul sempiterno. O Miss Bikini, se si vuole puntare su cuori un pò dovunque e fogge anni 60. Oppure, contagiate dalla febbre dell'oro, se proprio insistete Pin Up Stars. Napoleone ne sarebbe felice. In fondo, alla sua epoca Sant'Elena era proprio deserta e la Corsica, dove è nato, vanta spiagge incantevoli e rocce bianchissime. Resterebbe di stucco, di sicuro. Non già percosso. Attonito, ecco.

04 maggio, 2006

Dove.

Dove vanno, nessuno lo sa. Si può provare ad immaginare, farsene un'idea, supporre e azzardare, ma il luogo esatto, nessuno lo sa. Nessuno può arrivare a dire con certezza, ecco, sono qui. Qui a sinistra quelli della scuola, da ragazzini, a destra per i maschi, a sinistra per le femmine. In questa scatola quelli velocissimi, durati una settimana, in quest'altra quelli durati mesi. Per gli anni, invece, bisogna guardare un pò più in basso. Tutti ne abbiamo almeno uno e lo teniamo lì. E non ci fa nè caldo nè freddo, non ci rallegra e non ci dispera, semplicemente, è lì. E non ci pensiamo mai o quasi, e qualche volta ne ridiamo con mariti e figlie, forse ci ha fatto così male che lo abbiamo cancellato o stropicciato e buttato via, come si fa con gli scontrini e le vecchie liste di cosa comprare. Totalmente inutile. Ma nessuno di loro lo è per davvero. Ciascuno ci ha insegnato qualcosa e lasciato qualcosa, tutti ci hanno fatto molto ridere o molto piangere o tutto insieme, ma nessuno è passato così, veloce, come acqua fresca. Ciascuno ha insegnato, a modo suo. A chiudere il dentifricio, a non essere troppo presenti nè troppo assenti, a conservare uno spazio segreto e a non chiedere mai, sì, ma quanto. Sono lì, quelli di un mese e di mille anni, quelli veri, grandi da non dormirci la notte, quelli noiosi, quelli da film, quelli politically incorrect, quelli per la vita o per il week end. Ognuno di noi ne potrebbe parlare per ore, raccontarli e un pò riaverli, per un secondo, ma nessuno al mondo mai saprebbe dire dove sono andati, gli amori finiti. Perchè nessuno, in fondo, lo sa.

03 maggio, 2006

Serata trash.


Inutile andare tanto per il sottile. Quando si deve confessare una cosa, meglio farlo e togliersi il pensiero. Stasera ho guardato La Fattoria. Ecco, l'ho detto. Se guardare significa complessivamente 34 minuti di trasmissione, ebbene sì, l'ho guardata. Giusto in tempo per vedere l'eliminazione di Selvaggia Lucarelli, personaggio interessante, direi, l'unica dei presenti che sa infilare una bella frase soggetto predicato complemento, che ritengo piuttosto intelligente anche con uno suocero che fa Pappalardo di cognome. In 34 minuti ne ho viste abbastanza. Serpenti a sonagli e lavandaie, il nulla cosmico e la fiera del silicone, il mercato del tacco 12 e della coscia scolpita e troppo fintamente per caso esibita. Ne ho avuto abbastanza. Ogni tanto un pò di trash male non può fare, anche se mio figlio grande era piuttosto preoccupato, Come, Guardi La Fattoria????Sì, l'ho guardata per poco più di mezzora, adesso vado a dormire, mi sa, e senza leggere. Prima, però, mi faccio una camomilla. Non vorrei che in sogno mi apparisse il marito della Cavagna. Tre bustine, basteranno?

Grazie, ma no.

Una rielezione mal si confà. Ha detto proprio così, no grazie, carissimi, troppo gentili, ma non farò più il Presidente della Repubblica. Mi dispiace. A me, Carlo Azeglio ispirava. Il suo accento strascinato e mai celato, tanto che, nei discorsi ufficiali, mi aspettavo da un momento all'altro una saetta, un'esclamazione tipica toscana, irripetibile, perlopiù. La sua grisaglia impeccabile, quel suo piglio un pò da nonno un pò da maestro elementare. Uscito da Cuore, ecco. E poi, la first lady, ma ne vogliamo parlare? I tailleurini di lana bouclè, il mezzotacco e la calza riposante, la spilla importante e 4 giri di perle. Impagabile, quando a Giovanni Paolo II, appena uscito dal Gemelli, la sciura Franca se n'è uscita con quel Santità, Si Riguardi, come si direbbe al bidello, all'amministratore del condominio, al commercialista. Che donna di semplice classe, di bonario umilissimo rigore, mai fuori posto, sempre due passi dietro l'Illustre Marito, ma sempre lì. La signora Franca che guarda la Tv e la commenta. E passa il dito, me la vedo, sui quadri preziosi del Quirinale, per vedere se son spolverati bene, con questo smog, cara la mia signora, non si finisce mai. Il capello cotonato di fresco, l'occhiale fumè, il rossetto rosa corallo. E ora, che farà? Si occuperà della casa, andrà in vacanza alla Maddalena, come sempre, preparerà ribollita e cantuccini col vin santo, nel dopocena. E ricorderà, senza ombra di rimpianto i suoi giorni ai Passi Perduti. Dove transitava con le pattine, per non lasciare quei segnacci sul pavimento. Illustre, ancorchè.

Il bianco incontra.


Lo si sa, il bianco è il colore dell'estate. Evanescente quanto basta, sia esso una t-shirt banale o un semplice pantalone di cotone, il bianco da tempo immemore c'ha il suo bel perchè e mi si passi la sgrammaticata mattutina, in fondo di licenza poetica potrebbe ben trattarsi. Il bianco è usato dai più verso la fine dell'estate, per risaltare i residui di un'abbronzatura che è stata e non è quasi più, per sentirsi elegantissimi e virginali anche in pizzeria e il Cielo voglia che non si debba imboccare la creaturina inappetente, pena il veder stampato sulla manica o sulla coscia, a piacere, un triangolino di margherita doppia bufala o una bella impronta di spaghetti pomodoro e basilico. Di bianco ci si veste ovunque, forse non ai matrimoni, ma si ovvierà all'imbarazzo evitando chilometri e chilometri di taffetas, tulle e affini. Se bianco deve essere, che sia lino. E con accessori colorati. Sconsigliato per scampagnate e grigliate all'aperto, assolutamente deprecabile per accompagnare i bambini dal gelataio all'angolo. Nutro forti dubbi per le merende a pane e nutella. Ciò detto, un must have della stagione appena iniziata è una bella maglietta, un golfino romantico, una canottiera. Bianca, assoluta e purissima. E, già che ci siamo, una confezione di Viavà. Non si sa mai.

02 maggio, 2006

Due Maggio ??!!


Proprio maggio non pare. Già liberati dall'armadio deliziosi sandalini capresi e pantaloncini leggeri leggeri, magliette impalpabili e canottiere tutte tempestate di pietre preziose, già rovistato nella scatola dei costumi per fare il punto della situazione, ecco, si guarda fuori, si guarda in sù e la voglia scappa da tutte le parti. Voglia di fare qualunque cosa, dall'uscire dal letto all' andare in ufficio, dall'azionare il microonde a firmare un diario, a versare il latte al gatto.. Il nulla cosmico. Una vera ricetta non credo esista, per scrollarsi un pò di dosso questa polverina di indolenza e di latente incazzatura, che non è proprio che si è arrabbiati, no di certo, però, si accettano proposte per esserlo, ecco. Che fare? A nulla servirà l'organizzarsi, pianificare, ritagliarsi un paio d'ore di scialo totale in palestra, che poi tanto scialo non è ma fatica da miniera e che non mi sentano gli operai del Sulcis, per i quali nutro grande ammirazione. Ma questo è. Recuperare in men che non si dica una lampada munita di Genio, quella delle favole. Strofinare con grazia e chiedere, con umiltà, una mezza dozzina di desideri esauditi ( lo so, erano tre, ma signora mia, con l'euro, tutto è aumentato). Comincio io. Dunque, una Prada in canvas, una gonnina di voile e un sole lucidissimo, di quelli da mal di testa, di quelli che ti fan dire, che caldo che fa, quel sole discreto ed educato di maggio, che ti porta il profumo dei tigli, quello lì. Forse non funzionerà, ma provare, in fondo, non costa nulla.